Home / Attualità / Dolore cronico: ricercatrice italiana sperimenta nuova molecola a base di botulino

Dolore cronico: ricercatrice italiana sperimenta nuova molecola a base di botulino

La ricercatrice Maria Maiarù

Una molecola modificata di botulino produce un effetto antidolorifico di lunga durata in modelli sperimentali di dolore cronico nei topi, senza effetti collaterali e, nel tempo, potrebbe diventare un’alternativa più sicura ed efficace rispetto agli oppioidi per il trattamento del dolore cronico. È quanto è stato dimostrato da una ricerca condotta tra la University College London di Londra,  l’Università di Sheffield e l’ospedale per bambini di Toronto. I risultati di questo studio, pubblicati oggi su Science Translational Medicine, dimostrano come modificando la molecola di Botulino e coniugandola con una molecola di Dermorfina (Derm-BOT) si ottiene un composto capace di silenziare nel midollo spinale neuroni che hanno un ruolo chiave nella trasmissione del dolore. “La somministrazione a livello spinale di Derm-BOT produce sollievo dal dolore e non produce i tipici effetti collaterali come la tolleranza e la dipendenza, spesso associati all’utilizzo di farmaci a base di oppioidi” ha spiegato il professore Steve Hunt dell’University College London.

IL DOLORE CRONICO COLPISCE 12 MILIONI DI ITALIANI

Il dolore cronico colpisce circa il 19% della popolazione europea, circa 12 milioni di persone in Italia, con elevati costi socio-sanitari e influenzando negativamente la qualità della vita delle persone colpite. Gli oppioidi, come la morfina e il Fentanyl, sono considerati il gold standard per il trattamento del dolore cronico, ma esistono evidenze scientifiche che mettono in dubbio la loro efficacia a lungo termine. Questo perché il corpo sviluppa tolleranza quando esposto per periodi prolungati allo stesso farmaco. E’ stato inoltre dimostrato che l’uso prolungato di oppioidi sia responsabile di un aumento della sensibilità del corpo al dolore. Inoltre, gli oppioidi attivano aree del cervello coinvolte nei meccanismi di “ricompensa”, causandone la dipendenza. È quello che accade a circa 2 milioni di persone in America, dove la morte per overdose da morfina è la seconda causa di morte.

DOLORE CRONICO: DERM-BOT E’ SICURO, NON E’ TOSSICO E UCCIDE I NEURONI

In passato alcuni studi hanno dimostrato che la somministrazione di una tossina (chiamata SP-Sap) a livello spinale, uccide i neuroni e produce sollievo dal dolore, sia nei ratti che nei cani da compagnia affetti da artrite. I clinici tuttavia sono riluttanti all’utilizzo di sostanze che uccidano i neuroni. Al contrario Derm-BOT è sicuro da produrre, non è tossico e soprattutto non uccide i neuroni. “Abbiamo sviluppato una molecola che funziona come un Lego: abbiamo unito insieme la porzione della molecola di botulino a un’altra molecola, in questo caso la Dermorfina, capace di riconoscere specifiche popolazioni neuronali nel midollo spinale. La molecola si lega agli stessi recettori a cui si lega la morfina, producendo un sollievo dal dolore e senza produrre gli effetti collaterali prodotti dagli oppioidi” ha dichiarato il Professor Bazbek Davletov dell’Università di Sheffield. La dottoressa Maria Maiarù, ricercatrice italiana e autore principale della ricerca ha spiegato: “Derm- BOT con successo silenzia i neuroni senza indurre morte cellulare, producendo un effetto che si protrae nel tempo e riducendo la sensitività dolorosa. Quando la dermorfina si lega al recettore per gli oppioidi, che si trova sulla superfice dei neuroni, il composto viene internalizzato all’interno della cellula, dove il botulino può esercitare la sua funzione, bloccando il rilascio dei neurotrasmettitori e quindi silenziando il neurone stesso. Questi neuroni”, conclude la dott.ssa Maiarù “vengono dunque selettivamente silenziati senza essere uccisi producendo sollievo dal dolore”. La singola somministrazione è difatti sufficiente a ridurre per almeno un mese il dolore causato da un’infiammazione o da un danno ai nervi. La dottoressa Maiarù spera di continuare la ricerca con l’obiettivo di portare al più presto questi risultati nella pratica clinica.

FONTE: COMUNICATO STAMPA

Commenta

commenti