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UDC Corigliano: «Il Coriglianeto trasformato in fogna a cielo aperto»

L’UDC di Corigliano – Rossano, come ha appena dichiarato in una nota stampa, non può più permettere che la Storia della Città di Corigliano venga gettata nelle fogne! Secondo il partito centrista è quello che sta accadendo con il torrente Coriglianeto, da cui deriva la storia e l’origine della Città.

«Ci sembra opportuno, a tale proposito, ricordare, agli Amministratori della Città, un po’ di Storia del nostro Centro storico, anche perché riteniamo che la Politica debba avere anche una funzione culturale e formativa. Lo sviluppo e la fortuna economica, nel tempo, della Città di Correllio o Corellianum è infatti da ricercare in molti fattori come il clima, e certamente, l’abbondanza d’acqua e l’apporto di tale risorsa del torrente Coriglianeto».

«Se, però, da una parte il Coriglianeto offre tanta storia e bellezza, dall’altra le amministrazioni comunali ce l’hanno messa tutta per renderlo una latrina con scoli fognari, di scarichi abusivi e pericolosi di residui derivanti dall’ospedale o da prodotti chimici per l’agricoltura, luogo di scarico di fanghi di depurazione, ad oggi, mai attuata, discarica di carcasse di auto e di elettrodomestici. Tutto questo è stato sversato per gravitazione in impluvi e canali che confluiscono, senza controllo alcuno, nel Coriglianeto».

«Questa situazione, negli anni passati, è stata già portata più volte all’attenzione dell’opinione pubblica e della magistratura civile e penale da attivisti, per far luce sulla mancata depurazione delle acque reflue che, a tutt’oggi, nonostante non è servita, viene riportata come servizio con un costo importante, con notevole aggravio delle bollette idriche. E’ chiaro che l’unico depuratore del Centro Storico, quello di Ciciriello, realizzato ex novo appena una decina di anni fa e costato alla comunità due milioni di euro, non solo non funziona ma, molto probabilmente, avrà problemi derivanti dalla sua stessa realizzazione relativamente al pompaggio ed alla depurazione stessa, e, conseguentemente, allo stoccaggio e allo smaltimento dei fanghi. Non si spiega altrimenti il perché tutto viene sversato nel Coriglianeto.

Al riguardo della depurazione e dei depuratori, in Italia come in Calabria (ne fu interessata anche Corigliano) si rilevarono una serie di conflittualità che impegnarono le Corti civili di tutto il territorio nazionale. Nel 2008, la Corte Costituzionale si espresse mettendo fine all’annosa questione ritenendo iniquo ed anticostituzionale, ancorché illegittimo, attribuire un costo ad un servizio mai attivato o eluso del tutto. I cittadini vessati da tale tassa ingiusta si rivolsero, così, alla giustizia civile che riconobbe il danno accusato dai cittadini e condannando i vari Comuni tra i quali il nostro ex di Corigliano Calabro alla restituzione dei canoni indebitamente percepiti.  Conseguentemente, la Corte dei Conti della Regione Calabria obbligò i comuni a prevedere nei bilanci una voce dedicata per la restituzione di tali somme relativamente agli anni pregressi. Anche per questo aspetto, la ex città di Corigliano Calabro venne ad essere oggetto di attenzione da parte della magistratura che a più riprese intervenne sequestrando depuratori e intere pari di territorio inquinato. Tra cui il depuratore di Ciciriello e l’intera area in prossimità del Torrente.

«È chiaro che il Coriglianeto ed il paesaggio circostante vanno preservati, tutelati e valorizzati a monte come a valle. Il Circolo UDC di Schiavonea, nei giorni scorsi, ha realizzato un’attenta attività di monitoraggio della foce del Coriglianeto, assai prossima ai Lidi Balneari della Marina di Corigliano, con un vero e proprio report video e fotografico, dal quale si rilevano scarichi di liquami inquinanti e proveniente da reflui. Questa mancata attività di salvaguardia ambientale comporta rischi per la salute dei cittadini e mina le basi della stessa economia che deriva dal turismo balneare e di cui sappiamo essere la vera vocazione naturale della nostra Città».


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