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Prima che tutti scappino da questa terra

di SERAFINO CARUSO

Partenze, con i pullman, dal piazzale della stazione ferroviaria di Rossano

“Fiumi di parole” è il ritornello di una fugace ma fortunata canzone che riuscì a vincere perfino un’edizione del festival di Sanremo. Un ritornello che, oggi, ben si addice al nostro territorio e a quei molti politici che lo hanno preso per i fondelli. Un territorio dove di parole se ne consumano ogni giorno a tonnellate. Ci si riempie la bocca di ogni buon proposito; si fanno, da anni, le più disparate promesse; si continua a predicare bene, ma a razzolare male. E intanto cosa succede? Succede che i nostri giovani, ma anche i meno giovani (i cinquantenni con moglie e figli), emigrano verso le più ricche regioni del Nord o anche verso la solita Germania. Un esodo inarrestabile. A cui se non si pone un freno con dovuti interventi concreti e necessari presto dovremo riservare ben altri titoli.

IN ATTO UN ESODO CONTINUO DI CERVELLI. RUOLO CRUCIALE PER LA FUSIONE

La situazione è drammatica: tutti lo sanno, ma si continua a far finta di nulla. In Calabria, ma soprattutto in questo territorio della costituenda città unica Corigliano-Rossano. Dove, pur di intravedere qualche spiraglio di ripresa, ci siamo aggrappati, come ultima chance, alla costuituzione di questa nuova entità. Mettendo da parte millenarie identità, ma anche sterili campanilismi. Tutti i cittadini, anche coloro che hanno votato “No”, si aspettano da questa fusione qualcosa di importante per questo territorio mortificato in tutto e per tutto da decenni di malapolitica. Ma la fusione la dobbiamo fare noi uomini, noi cittadini. Che alla politica dobbiamo essere da stimolo, da pungolo affinché le cose si facciano in fretta ma soprattutto perbene, così come è stato auspicato nei giorni scorsi in un incontro a Corigliano. La fretta serve perché ci si accinge a scadenze amministrative che interessano Corigliano e, quindi, tutti noi. Ma serve soprattutto competenza, preparazione, capacità di saper progettare e pianificare. Non abbiamo bisogno di improvvisazione, di facilonerie inutili e soprattutto dannose, delle solite “carlonate”. Abbiamo bisogno di amministratori seri e preparati. La politica nostrana, al di là di qualche rara eccezione, non sembra eccellere in tal senso. E, quindi, si attenga a un ruolo di coordinazione e faccia lavorare tecnici preparati. Magari avvalendosi anche dell’Università della Calabria o di qualsiasi altro polo universitario italiano. Purché si dia un ruolo primario a chi la materia la conosce. Soprattutto il diritto amministrativo.

Non possiamo più accettare che i nostri figli vadano via da questa terra. E’ contronatura. E’ immorale. Adesso, però, bisogna agire. Enel, ospedale unico della Sibaritide, Zes (zona economica speciale) al porto: su queste tre direzioni, così come indicato da Giuseppe Graziano nei giorni scorsi, bisogna puntare. Ed è giusto. Sono occasioni da non perdere e bisogna convocare immediatamente dei vertici o delle conferenze di servizi per affrontarle nel migliore dei modi. Il politichese mettiamolo da parte. Gli interessi personali vengano aboliti. Si facciano, almeno per una santa volta, gli interessi di questo territorio e dei suoi abitanti. Perché ogni volta che un figlio di questa terra si fa la valigia e va via è una sonora sconfitta. Per la politica, ma anche per noi cittadini. Tutti.

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