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Tutti rivendicano la vittoria. Ma chi ha vinto sono i cittadini!

di SERAFINO CARUSO

CITTADINIReferendum costituzionale e cittadini. Ma quanta fretta nell’accaparrarsi meriti e medaglie! Tutti pronti a dire “ho vinto io” o, quando va bene, “abbiamo vinto noi”. C’è poco da esultare, in effetti. Ha vinto il “No”. Con una buona percentuale, del resto. Tanto da indurre il Presidente del Consiglio Renzi a rassegnare le sue dimissioni. Gesto intelligente. Peraltro, da politico e persona scaltra qual è, Renzi aveva già studiato cosa fare, in caso di sconfitta. Ma non andiamo lontano. Non vogliamo avanzare analisi politiche. Per questo c’è chi (i politologi) ha certamente le carte in regola più di noi per farlo. Ci preme, qui, evidenziare un altro dato. Che a vincere non sono stati i partiti. Nonostante il dispiegamento bipartisan che abbiamo visto. A vincere, soprattutto in questo pezzo di Calabria, sono stati soprattutto i cittadini. Quei cittadini stanchi di tante, troppe cose che non funzionano. E lo hanno dimostrato oltre che con il voto contrario a un Governo lontano dalle esigenze dei cittadini (Renzi ha fatto il grossolano errore di personalizzare la campagna per il voto), soprattutto, ancora una volta, con il dato non esaltante, checché se ne dica, dell’affluenza alle urne. La Regione dove si è votato di meno è stata, infatti, proprio la Calabria con il 54 %. A Rossano uno dei dati più bassi: 49 %. Città, quest’ultima, che forse più di tutte sta pagando il prezzo di scelte politiche mirate a distruggere questo territorio. A eliminare servizi e diritti fondamentali fondamentali come quello alla salute, alla mobilità, alla giustizia. Un territorio penalizzato da anni e anni di angherie. Di torti. Di scippi. Simbolo più eclatante ne è il Tribunale di Rossano. Vergognosamente soppresso e associato alla giurisdizione di quello di Castrovillari. Una vergogna che nessuno potrà mai cancellare. E che il Governo Renzi non ha mai voluto affrontare, seppur il suo Ministro alla Giustizia Orlando nel programma elettorale del 2013 ne prevedeva il ripristino. Nulla di tutto questo si è verificato. Di ferrovie e statale 106 sappiamo, ormai, vita morte e miracoli. Poteri forti hanno annullato le stazioni e fatto cancellare i treni a lunga percorrenza. In nome del trasporto su gomma. La statale, da Sibari a scendere fino a Crotone non è rientrata minimamente nei piani né di questo Governo né di quelli precedenti. E poi la disoccupazione. Con una centrale termoelettrica Enel ferma da anni. E tutto il resto. Disoccupazione dilagante che colpisce soprattutto i quarantenni, i cinquantenni. Sposati e magari con figli. Che prima un lavoro lo avevano e ora lo hanno perso. Anche a causa della soppressione del Tribunale. Ebbene, senza dilungarci oltre, le ragioni della sconfitta di Renzi, almeno qui in Calabria, oltre che risiedere nel merito di una riforma molto discutibile, risiedono anche nel fatto che ormai i cittadini calabresi e sibariti si stanno svegliando dal letargo. Quando assisti a persone che a quarant’anni devono lasciare moglie e figli per andare a lavorare in Germania, o a famiglie intere che si trasferiscono altrove per ragioni di lavoro, beh, vuol dire che si è toccato il fondo. Qui l’emigrazione aumenta di giorno in giorno. Chi resta non se la passa meglio, se non lavora in un Ente pubblico. Chi resta arranca. Va avanti con l’aiuto di genitori o parenti. E parliamo di persone di 30/40/50 anni. Con figli. Magari chiude lo studio, il negozio. Si inventa qualcosa per campare. Ma di più non può fare. Allora, cari partiti e movimenti che vi attribuite meriti di vittoria del “No”, state più attenti. Perché non c’è alcuna vittoria di alcun partito. Qui hanno vinto la disperazione di famiglie e cittadini. Ha vinto chi vuole cambiare uno Stato e uno stato di cose che non funzionano. Riforma o non riforma. C’è poco da stare allegri. Ma non perché abbia vinto il “No”. C’è poco da stare allegri perché il Governo e tutti gli altri Governi succedutisi fino a oggi sono sembrati essere lontani anni luce dalle esigenze reali di quei cittadini che non hanno un futuro. Che non hanno speranze. A cui lo Stato ha rubato soprattutto la dignità.

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