Home / Breaking News / Turismo montano? La Sibaritide non sa cos’è!

Turismo montano? La Sibaritide non sa cos’è!

di LENIN MONTESANTO e LUCA LATELLA

sila-greca-jonio-pollinoSenza il suo patrimonio montano la Sibaritide non esisterebbe. La natura ed anche la storia di questo vasto territorio, così come per il resto della Calabria (una penisola con ben tre parchi nazionali!), è quasi più montagna che mare.
Eppure è su quest’ultimo che, a dire il vero soltanto nell’ultimo mezzo secolo, si è concentrato ogni investimento ed ogni attenzione di sviluppo (discutibile!), trasferendo su una costa rimasta per secoli desertica quando non insalubre, tutta la ricchezza costruita e consolidata, per millenni ed esclusivamente, con e sulla risorsa montagna.
Ma questa, come altre che dovrebbero scorrere nelle nostre vene spirituali, è una di quelle storie che non abbiamo studiato a scuola e che la cultura ufficiale di questo Paese alla deriva non contempla nei suoi talk show demenziali. Qualche dato della sola Sila Greca e dell’Area Urbana Corigliano-Rossano può offrire l’idea di un equilibrio reale e diverso da quello applicato (male!) in questi ultimi 40-50 anni dalle politiche pubbliche così come dal privato.
Sugli ettari totali di Corigliano e di Rossano, più di un terzo sono aree collinari e montuose. Per non parlare della superficie boscata che, su un totale di 34.332 ettari, sommando i territori delle due città, arriva al 26.19%. Soltanto a Rossano la superficie boscata arriva al 33,64%. Altro che città di mare! Numeri importanti che, comune per comune, aumentano vertiginosamente fino ad arrivare al quasi 100% di territorio montano per Longobucco, limitrofo di Rossano. Cosa più o meno analoga accade per il territorio di Acri, confinante con Corigliano.
Sui circa 9000 ettari boscati di quello che si vorrebbe comune unico (1/3 dei boschi di tutto il Piemonte), oltre 3000 sono di demanio comunale. E se aggiungiamo i 5000 ettari di demanio di Longobucco più quelli di Paludi e Cropalati, territori contigui, arriviamo ad oltre 10.000 ettari boscati che, altrove in Italia, avrebbero già determinato la nascita di una grande e virtuosa azienda forestale!  Sono dati parziali di singoli territori, seppure già di per sé eloquenti. Se inseriti, poi, nella fotografia complessiva di un’area omogenea che va dalla Sila Greca (da Longobucco a Bocchigliero, da Campana a Cropalati a Paludi per citare alcuni comuni a prevalenza montano-collinare) ai comuni dell’Alto Jonio inseriti nel versante orientale del Parco Nazionale del Pollino (da San Lorenzo Bellizzi a Cerchiara, da Francavilla a Plataci ad Alessandria del Carretto, dalla foresta di Castroregio fino allo stesso Montegiordano), non resta alcun dubbio sulla fondatezza della premessa di questo ragionamento.
E cioè che togliere la montagna alla Sibaritide equivale a toglierle una gamba, in termini di capacità endogena di sviluppo e progresso.
Che è poi quanto accaduto, se proprio non vogliamo esagerare nel dire dalla distruzione scientifica del Regno delle Due Sicilie annesso in nome della presunta Unità nazionale, quanto meno dal secondo dopo guerra; per essere ancora più precisi: dagli anni ’60, epoca delle ultime bonifiche nella piana di Sibari e con l’avvio dell’abbandono concettuale, culturale e progressivamente anche fisico della montagna, vissuta come fardello di cui disfarsi anche psicologicamente, dimenticandosi sia della sua elementare tutela materiale (con tutti i danni a valle che oggi chiamiamo dissesto idrogeologico); sia della grande ricchezza che lo sfruttamento di tutte le risorse montane ha garantito da sempre ed avrebbe potuto e potrebbe ancora garantire oggi. In termini di occupazione (pensiamo soltanto alla filiera del legno, lucidamente sfruttata nella nostra Sila dai romani agli americani!) ma soprattutto in materia di politiche per i turismi. Potremmo essere il Trentino (con turisti della montagna 365 giorni all’anno) ma ai nostri sempre più rari ospiti balneari di 10 giorni ad agosto non siamo neppure capaci di comunicare che, in mezz’ora, potrebbero salire bagnati dallo Jonio ed asciugarsi al sole in Sila!
Per tutto il resto, basta come al solito guardare cosa succede altrove. E neppure tanto lontano. Ed apprendere, altro esempio, quanta occupazione garantisce l’azienda forestale che gestisce il Gargano in Puglia. Nel frattempo, le istituzioni di questo territorio potrebbero quanto meno accorgersi della devastazione scientifica dei loro boschi perpetuata ogni giorno da un’escalation di tagli abusivi. Che dal mare non vede nessuno!

 

sonia-ferrariEVENTI DA DESTAGIONALIZZARE

Destagionalizzare l’offerta turistica, dedicare maggiori attenzioni all’ambiente che ci circonda, puntare a nicchie di mercato e non concentrare tutti gli eventi e le manifestazioni – culturali o enogastronomiche – nel periodo estivo. È questo il pensiero di Sonia Ferrari (foto), presidente del Parco nazionale della Sila, nel tracciare un parallelismo fra l’offerta turistica dedicata al mare e quella montana. Il binomio Mare-Montagna, però, sarebbe perfetto. Perché si potrebbero attrarre flussi turistici delle due tipologie offrendo un pacchetto all-inclusive. Nel rimarcare i “risultati discreti” ottenuti dalle aree protette grazie a nicchie di turismo culturale ed enogastronomico, alla presidente Ferrari chiediamo quali suggerimenti offrirebbe agli amministratori della Sibaritide, dalla Sila Greca all’Alto Jonio, partendo dalla sua esperienza di docente in materia di turismo all’Università della Calabria. «Gli amministratori non dovrebbero concentrare – risponde la rappresentante del Parco nazionale della Sila – tutti gli sforzi a giugno e luglio ma iniziare a destagionalizzare le proposte, curare la qualità e la tutela dell’ambiente. Bisognerebbe – conclude Sonia Ferrari – decidere a chi rivolgere l’offerta turistica e puntare a target diversi». Detto diversamente, continuare a convincersi che la montagna che vediamo ogni giorno affacciata sullo Jonio non esista, equivale ad una lenta e paradossale eutanasia per un’area, la Sibaritide, che per 11 mesi all’anno continua irresponsabilmente a non investire un euro per la tutela e la promozione della sua montagna, restandosene in attesa di 10 giorni di ombrelloni aperti sulle spiagge.

 

STRADE – La Sibaritide fa invidia al mondo. Chi la vive quotidianamente non si accorge delle enormi bellezze e potenzialità. Ma basterebbe chiacchierare con chi ha occhi diversi dai nostri, magari con qualche turista tedesco che ama fare il bagno nel nostro mare, per comprendere come il binomio mare-montagna ad un tiro di schioppo, sia possibilità quasi unica al mondo. Percorrendo ad esempio, la statale 188 che dal centro storico di Rossano si arrampica verso la Sila, ci si impiegano appena 40 minuti per giungere al Lago Cecita. Identico il tour dal borgo antico di Corigliano, percorrendo la statale 187. Peccato che queste opportunità, di collegamenti e di tempo, siano per niente segnalate lungo la statale 106 oppure pubblicizzate come vie panoramiche. E poi presto sarà terminata la Sila-Mare che da Mirto, percorrendo il fiume Trionto, giungerà a Longobucco. Un tratto, da Ortiano al centro silano è già stato inaugurato: appena 5 minuti di percorrenza. In quell’occasione l’on. Pino Gentile aveva annunciato il proseguimento dei lavori (già appaltati) con fondi già stanziati. Ora non resta che un ultimo sforzo: non appena completata si raggiungerà l’altipiano silano, dal mare, in appena 20 minuti.

I NUMERI DEL TURISMO MONTANO I turisti montani in Italia sono sportivi (82,9% del totale), partecipano ad escursioni (39,2%; visitano i parchi e le aree naturali ma anche i centri storici), fanno shopping (22%), degustano i prodotti tipici locali (21,2%) e li acquistano (10,2%). Si rilassano nei centri benessere (10,8%) e partecipano a vari eventi (enogastronomici, folkloristici) e spendono in media per il viaggio circa 80 euro a testa al giorno e circa 60 per l’alloggio, mentre per l’acquisto di beni e servizi sul territorio la spesa si attesta su circa 76 euro al giorno, budget destinato soprattutto ai prodotti alimentari, all’abbigliamento e all’attività sportiva. L’istituto nazionale di ricerche turistiche evidenzia come siano 43 i milioni di turisti montani. Di questi, il 39% si dedica alle passeggiate, 35% al trekking, 25% al ciclismo, 10% all’alpinismo, tra i tanti sport.

QUALI SPORT? – La montagna offre l’imbarazzo della scelta. Certo, deve essere attrezzata ma per dedicarsi a discipline quali l’escursionismo, quindi il trekking, le passeggiate fra i sentieri incontaminati che la nostra montagna conserva in tutta la sua bellezza, è roba da poco. A parte l’universo dello sci (nordico e alpino) che necessita di impianti di risalita, sport quali orientamento, corsa, rafting, pesca, mountain bike, equitazione, tiro con l’arco, finanche il parapendio e l’arrampicata, potrebbero essere facilmente praticati da queste parti. Semplicemente perché i costi per attrezzare la montagna con alcuni di questi sono molto contenuti.  Se, poi, consideriamo il beneficio derivante dalla tutela del paesaggio, il vantaggio è duplice. Un esempio su tutti: la valorizzazione dei centenari sentieri della montagna locale. Basterebbe manutenerli e promozionarli per attrarre flussi turistici importanti.

pollino-jonioMA QUANTO MI COSTI?L’Unione Europea con la programmazione 2014-2020 ha stanziato centinaia di milioni di euro per progetti montani. Feasr e Por sono solo alcune delle misure previste dalla Comunità Europea per la valorizzazione dei territori montani, anche attraverso la tutela e la conservazione delle filiere. Qui nessuno sembra accorgersi di queste opportunità mentre l’Abruzzo – ad esempio – presenta un importantissimo progetto che coinvolge diversi comuni: “Montagna a portata di mare”. Bello, vero?

FILIERA DEL LEGNO – I boschi sono i naturali “pozzi di petrolio” dai quali passa il nuovo sviluppo socio-economico della montagna. In Piemonte, solo per fare un altro esempio, sono stati creati oltre tremila posti di lavoro grazie a una corretta e sostenibile gestione forestale. La filiera del legno è il motore del nuovo sviluppo dei territori montani. Tre i filoni sui quali investire: quello industriale, legato all’utilizzo del tronco per il mobile; quello della trasformazione a fini produttivi, legata tra altri all’utilizzo di pellet; quello della biomassa (stralcio e cippato), utile per la produzione di energia. Ma per fare tutto ciò, la premessa è avere un piano regolatore e di assestamento del patrimonio boschivo. Che da noi non esistono.

IL CASO “ORME NEL PARCO” A ZAGARISEUn esempio di sana montagna all’insegna dello sport, attrattiva unica nella regione, è rappresentato dall’esperienza imprenditoriale “Orme nel Parco”, il primo parco eco-esperienziale in Calabria situato nel cuore della Sila catanzarese, a Zagarise, a 1600 metri sul livello del mare. Percorsi acrobatici, arrampicata sportiva, noleggio di mountain bike, trekking, ciaspolate (d’inverno) e più in generale eco-esperienze, rappresentano le attività che ogni anno attraggono nel centro silano migliaia di turisti: circa 20 mila ogni anno, da aprile a settembre negli ultimi sette anni di attività. Insomma, vivere grazie alla montagna è possibile.

Commenta

commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*