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Turismo di guerra, Uva: “Restaurare scritte d’epoca fascista”

ROSSANO-CASAMATTA-LOC.TORREPINTATurismi, recuperare e restaurare tracce architettoniche, simboli e segni del passato anche recente può rappresentare, così come avvenuto ed avviene in diverse località italiane ed europee, un contributo importante per il rafforzamento della complessiva offerta di una destinazione turistica locale. – E’ con questa precisa consapevolezza e con questo obiettivo che potrebbero essere recuperate, adeguatamente didascalizzate ed opportunamente inserite in apposita segnaletica turistico-culturale sia le diverse casematte della Seconda Guerra mondiale ancora rinvenibili sulle nostre spiagge; sia le scritte murali d’epoca fascista chiaramente rinvenibili ancora su qualche facciata nel nostro centro storico. – Come, ad esempio, quella mussoliniana, ancora in parte leggibile sul palazzo della Famiglia Camparota, nell’attuale centralissima Piazza SS.Anargiri, già Piazza dei Tribunali, probabilmente realizzata alla fine anni ’30 del secolo scorso: “E’ l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende”.
Ad avanzare e motivare, priva di qualsiasi valore politico, la proposta all’assessore al turismo Guglielmo CAPUTO, è la Presidente del gruppo consiliare misto Patrizia UVA secondo la quale, come l’architettura fascista dell’Eur a Roma, solo per fare uno degli esempi più noti e conosciuti al mondo, rappresenta oggi un momento di attrazione anche turistica del tutto decontestualizzato dall’epoca e dal momento politico ed ideologico di sua realizzazione, così tracce cosiddette minori di quel periodo storico possono svolgere anche da noi una duplice funzione, didattica ma anche turistica. Fanno parte del nostro patrimonio identitario.
La storia lascia segni – dichiara Patrizia UVA – che non si possono cancellare. Servono per ricordare, nel bene e nel male. E non solo. A volte simboli e segni del passato anche recente, oltre il significato ed il contesto socio-politico nel e per il quale sono stati originati, possono rappresentare un oggettivo valore aggiunto. Ed utile. Sia in termini di restauro conservativo urbano – continua – contribuendo ad offrire plasticamente e pubblicamente lezioni di storia alle nuove generazioni, sollecitando la memoria collettiva spesso dormiente. Sia – aggiunge UVA – in termini di nuovo appeal turistico per determinati target di viaggiatori non solo italiani (e non sono affatto pochi!) alla ricerca di tracce architettoniche o di altra natura, relative ad esempio al periodo della Seconda Guerra Mondiale o dell’immediato dopoguerra. Mi riferisco– aggiunge – al cosiddetto “turismo di guerra”, che produce numeri importanti in Italia ed in diverse e famose località del centro e nord Europa. Un esempio internazionale fra i tanti, le cinque spiagge del D-Day, che hanno visto lo sbarco degli alleati in Normandia nel 1944, candidate a diventare “Patrimonio dell’Umanità” con il bollino Unesco.
“È L’ARATRO CHE TRACCIA IL SOLCO, MA È LA SPADA CHE LO DIFENDE” è la prima parte di una celebre frase (seguita da: “E il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede dei nostri cuori”) estratta da un discorso di Benito MUSSOLINI, pronunciato per l’inaugurazione della Provincia di Littoria, il 18 dicembre 1934.
Le scritte murali con motti, spesso attribuiti a MUSSOLINI o da lui coniati, furono uno dei principali strumenti di propaganda durante il regime fascista. Venivano epigrafati con solennità grafica su edifici pubblici e privati. Un canale di propaganda disponibile anche per quegli strati sociali della popolazione che non avevano accesso alla stampa. I motti, epigrafati spesso in concomitanza con i discorsi mussoliniani, non ne erano che piccoli brani, formule ideologicamente pregnanti, isolabili dal loro più ampio contesto. Si trattava di espressioni con frequente uso di imperativi o di indicativi di sapore imperativo. Nel caso di una scritta a tema rurale, come questo di Rossano (e facilmente leggibile in una foto d’epoca esposta nel Caffè Storico TAGLIAFERRI nella Città alta), la lusinga propagandistica messa in opera nei confronti del contadino era trasparente.

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