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Turismo culturale tutto l’anno: anche Cariati ha i suoi “tesori”

Cariati

Cariati

Il territorio immediatamente a sud di Rossano, quello che costituisce il lembo meridionale della Sibaritide e della zona jonica della Provincia di Cosenza, è un comprensorio ricco di risorse naturali e paesistiche, ma anche archeologiche, artistiche e storico-culturali che lo rendono attrattivo tutto l’anno per i turisti che decidono di venire a visitarlo o a trascorrervi un periodo di soggiorno.
I paesi che ne fanno parte (Cariati, Terravecchia, Campana, Scala Coeli, Mandatoriccio, Pietrapaola, Calopezzati, Crosia) sono costruiti quasi sempre su colline che si affacciano sul mare e conservano la struttura urbana originaria, ancora oggi visibile nel reticolo delle tortuose e strette viuzze o nelle case aggrappate ai rilievi, da cui si godono stupendi panorami mozzafiato. Alle bellezze paesaggistiche e alla ricchezza di storia, si aggiungono le tradizioni artigiane, religiose, folkloristiche e culinarie, che rappresentano anch’esse forte motivo di richiamo. Un viaggio non può che partire da Cariati, centro rivierasco a metà strada tra Sibari e Crotone, che ha svolto in passato un ruolo di capoluogo circondariale di questo territorio, oggi centro commerciale e turistico-balneare, che dispone di un attrezzato porticciolo turistico e peschereccio ed accoglie d’estate una notevole quantità di villeggianti d’ogni parte d’Italia.
La parte più interessante del paese è il suo centro storico: un borgo medievale fortificato, con una cinta muraria quasi integra, risalente al XV secolo, una cattedrale neoclassica, palazzi gentilizi del XVII-XVIII secolo, suggestive chiesette del Cinque-Seicento, opera di maestranze locali. Il paese vanta illustri trascorsi storici, perché sarebbe sorto in epoca greco-romana nella zona di S. Maria, dove in età imperiale fiorì un importante centro abitato chiamato Paternum. In età bizantina il centro dell’insediamento si spostò su una collina prospiciente il mare, prendendo il nome di “Cariati”. La testimonianza archeologica che meglio documenta l’antica frequentazione del territorio è la cosiddetta Tomba brettia, una tomba a camera di aspetto monumentale rivenuta nel 1978 ed appartenuta ad un guerriero, sepolto con tutta la sua armatura ed un ricco corredo d’accompagno, attualmente esposto al Museo della Sibaritide.
Ricco ed interessante anche il patrimonio architettonico-chiesastico, che ha nella quattrocentesca Chiesa degli Osservanti il suo gioiello più prezioso: un edificio in stile tardo-gotico, con un interno conservato, che ci ricorda la sobrietà delle chiese francescane dell’Umbria e della Toscana. Di notevole interesse anche la Cattedrale, costruita nel Medioevo, ma completamente rifatta in stile neo-rinascimentale a metà del XIX secolo. L’imponente cinta muraria risalente all’epoca aragonese, che costeggia tutto l’antico abitato, con i suoi suggestivi torrioni, dandogli l’aspetto di una cittadella fortificata, ha valso al paese l’appellativo di “borgo turrito”, “città delle otto torri sullo Jonio”.
Le tradizioni della pesca unite ad un’ottima cucina che miscela specialità marinare e contadine, costituiscono una componente importante dell’offerta turistico-culturale della cittadina ionica, nota anche per le sue tradizioni artigiane.
Strettamente legata alla pesca è l’attività della piccola cantieristica, l’antico mestiere dei “varcaioli”, apprezzati maestri d’ascia, abili costruttori di barche per la pesca e da diporto. Poco rimane di altre attività artigiane, un tempo fiorenti, come la tessitura al telaio di arazzi e coperte e la lavorazione della creta, praticata dai “vucalari” o vasai.

Franco Liguori

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