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Trivelle, no grazie. Intervista a Felice Santarcangelo

di SAMANTHA TARANTINO

felice-santarcangeloUniti si può. Potrebbe essere lo slogan che campeggia sugli striscioni della piazza che ha scelto il 28 marzo e Corigliano per gridare il proprio No a quelle trivelle, che il mare Jonio proprio non vuole.
Un mare ancora poco inquinato rispetto agli altri due italiani e che ancora può essere salvaguardato. L’acqua la nostra risorsa come quella delle nostre montagne non sfruttate. Una sola voce non può nulla, resta sempre tale in un mare di sordi. Noi ne siamo convinti e lo è ancor di più Felice Santarcangelo che con il Movimento No Triv porta avanti un’infaticabile voce comune.
«Occorre difendere dai processi petroliferi altamente impattanti, prima di tutto il bene acqua, dal valore economico inestimabile (sia in terra che in mare, dalla Sibaritide allo Jonio) che serve per il potabile, l’agricoltura, l’allevamento. Ma anche e soprattutto per l’industria. Nessun prodotto industriale può essere prodotto senz’acqua. Ma quanti modi esistono, invece, per produrre energia? Mille e tutti non a termine come il petrolio».  Di No Triv ora si comincia a parlare, a dare un’identità e soprattutto un fine. «Si può definire un movimento nazionale, nato spontaneamente da comitati locali come pacifico e popolare sul modello Scanzano, uniti per la difesa e tutela del territorio, delle acque, delle economie locali e della salute dei cittadini per promuovere politiche di sostenibilità energetiche ed ambientali. I Comitati locali si sono costituiti in più città e regioni italiane dalla Lombardia alla Sicilia. Il movimento è contro le politiche attuate della strategia energetica nazionale portata avanti dagli ultimi governi. Una politica basata sul fossile».
Già quella Scanzano Jonico che nel 2003 si fece conoscere, quando ancora non si parlava di trivellazioni nello Jonio. Donne, uomini, bambini si mobilitarono e gridarono in modo pacifico per impedire che una discarica di rifiuti nocivi e radioattivi sommergesse l’intero mediterraneo. «Quando i cittadini scendono in piazza è un fallimento per le istituzioni, è una bocciatura per i rappresentanti istituzionali.  Nel caso delle trivellazioni petrolifere sono stati i No Triv ad informare i cittadini sui piani delle compagnie petrolifere e non le istituzioni preposte, né tantomeno i rappresentanti sul territorio».
Ma servono davvero le trivellazioni nella nostra Italia fatta di mari e catene montuose? «Non ci sono le condizioni ambientali ed economiche per estrarre greggio o gas senza danneggiare la vita la salute e gli interessi delle popolazioni locali. Il poco greggio o gas che intendono estrarre non risolverà il problema energetico nazionale». Massimo 2 anni durerebbe l’autonomia dell’Italia se si dovesse mettere in atto lo scellerato piano delle compagnie petrolifere.

«Questa è una lotta tra forti interessi collegati alle multinazionali e società private. Un lobbismo politico a tutti i livelli (decreto Sblocca Italia). Ed ecco perché si deve scendere in massa per manifestare. «Si è ancora in tempo per fermare non solo l’iter amministrativo ma anche quello politico. La regione Calabria entro il 31 marzo (data di entrata in vigore dello Sblocca Italia) dovrà ribadire ufficialmente il proprio parere contrario a tutte le istanze di ricerca petrolifera ancora aperte in terra ferma calabra (istanze che riguardano proprio l’area di Corigliano e dell’alto Jonio) e nel golfo di Taranto».
Un No netto che, intanto, Oliverio lo scorso lunedì 16 marzo ha ribadito a Cassano, in occasione dell’Incontro con la Sibaritide, affermando che Calabria come altre 7 regioni hanno presentato il ricorso alla corte costituzionale contro lo Sblocca Italia. La durata nel tempo delle opere petrolifere è lunghissima e devastante e porterà un fermo dell’economia del paese. «La Calabria come il resto del sud ha bisogno di sviluppo sostenibile e duraturo basato sulle economie locali. I Calabresi facciano tesoro della disastrosa esperienza lucana in tema di petrolio».

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