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Trivellazioni Jonio, l’illusione di una vittoria

di FRANCO MAURELLA

piattaformatrivellazionepetroliferaAveva illuso tutti la notizia secondo la quale nella Legge di Stabilità discussa alla Camera fosse previsto, da parte del Governo, un emendamento che di fatto sospendeva l’autorizzazione alle trivellazioni contenute nel Decreto Sblocca Italia. Avrebbe significato vincere una battaglia, che si consuma ormai da anni, contro le trivellazioni nel Mare Jonio, evitando, peraltro, un inutile contenzioso e lungaggini giudiziarie.
Ciò in quanto ‒ a seguito delle autorizzazioni concesse lo scorso 13 ottobre dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero dei Beni culturali e del Turismo, attraverso la Commissione tecnica VAS e VIA, a Shell Italia per indagare il Golfo di Taranto alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, in un’area di ricerca posta a 13 miglia da Capo Spulico con una profondità delle acque da 600 metri fino a 1.600, riguardante le regioni Calabria, Basilicata e Puglia ‒ i sindaci dei territori interessati avrebbero prodotto ricorso al TAR entro 60 giorni a far data dal 13 ottobre. Poi, la notizia dell’emendamento alla Legge di Stabilità e l’illusione di aver vinto una battaglia, convinti che il Governo avesse recepito le istanze delle popolazioni che hanno sempre messo in luce la necessità di tutelare gli interessi del territorio e preservarlo da ogni forma di inquinamento per puntare su turismo, agricoltura e pesca nel suo rilancio socio-economico. Sbagliato!
C’è stato un dietrofront del premier Renzi che dapprima, come detto, con la Legge di Stabilità aveva di fatto bloccato la ricerca di idrocarburi entro 12 miglia dalla costa e reintrodotto la possibilità della partecipazione degli Enti locali nelle decisioni in merito alla ricerca di idrocarburi, salvo poi fare un repentino passo indietro.
Dunque, al Governo nulla è interessato delle istanze di sindaci e cittadini dei territori interessati alle trivellazioni e al loro netto rifiuto di accettarle propagandando lo slogan: “Valorizzare agroalimentare, turismo e beni culturali quali vera ricchezza del Mezzogiorno che non può certo contare sul petrolio”.

R.A.S.P.A. E LA MARCIA GLOBALE PER IL CLIMA Chi non aveva creduto nemmeno per un momento alla possibilità che il Governo potesse sostenere le istanze delle popolazioni interessate alle trivellazioni è stata RASPA (Rete di Associazioni Sibaritide-Pollino per l’Autotutela) che alla “Marcia globale per il clima” tenutasi a Policoro (Mt) ha accorpato la protesta contro le trivellazioni ritenendo inaccettabile l’attacco scagliato dal Governo centrale all’Alto Jonio, oggetto ripetuto delle attenzioni speculative di diverse multinazionali degli idrocarburi.
Il ragionamento di RASPA non fa una piega. Sostiene che le diverse Multinazionali, per pressare così tanto il Governo italiano per il rilascio delle concessioni per la ricerca e successiva estrazione degli idrocarburi nel Mare Jonio, evidentemente hanno certezza di poterne trovare e in quantità tale da giustificare le costose ricerche con l’air-gun e le trivellazioni. Ancora, RASPA dichiara che, nonostante la presentazione dei quesiti referendari contro le trivellazioni in mare da parte di dieci Regioni d’Italia, il Governo, attraverso la Commissione Tecnica VIA del Ministero dell’Ambiente, ha dato, lo scorso 13 ottobre, parere favorevole alle attività di ricerca di idrocarburi nel Mar Jonio da parte della compagnia petrolifera Shell su un’area di interesse di oltre 1.300 metri quadrati fra Policoro e Rossano.

I QUESITI REFERENDARI
A seguito delle modifiche introdotte con la Legge di Stabilità, l’Ufficio centrale per i referendum della Cassazione – che in precedenza, il 26 novembre scorso, aveva dichiarato conformi alla legge sei quesiti referendari contro le trivellazioni – ha rivisto al ribasso l’ammissibilità referendaria disponendo che un solo quesito mantiene tali requisiti: non hanno ottenuto l’ammissibilità tutti i quesiti referendari che investono norme dello Sblocca Italia, mentre è ammesso quello che riguarda misure del decreto Sviluppo sul divieto di trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine. Sui quesiti referendari depositati dalle 10 regioni (Basilicata, Calabria, Puglia, Marche, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Liguria, Campania e Molise), è chiamata a pronunciarsi, la prossima settimana, la Corte Costituzionale.

LA POSIZIONE DI SEL E IL RICORSO DI OLIVERIO
“Il Governo – sostiene Mario Melfi, coordinatore regionale di Sel – non vuole abbandonare la scelta del profitto a scapito del turismo delle Regioni meridionali”. Considerazione che induce a chiedersi, anche, la ragione per cui ENEL Longanesi, ora la Shell e Apennine Energy e altre multinazionali in attesa di risposta, guardano con tanto interesse al Golfo di Taranto. La risposta che si dà Melfi è che le Multinazionali hanno già la certezza della presenza dell’oro nero nel Mar Jonio.
Uno scenario che lascia solo due possibilità per evitare i pozzi petroliferi nel nostro mare: il ricorso presentato dal presidente Mario Oliverio all’Alta Corte – la cui discussione è prevista per il 3 aprile 2016 contro l’art. 35 che avoca al Governo e ai Ministeri competenti ogni iniziativa e decisione in merito alle ricerche sugli idrocarburi, estromettendo, di fatto, ogni parere delle Regioni interessate – e il Referendum proposto dalle 10 Regioni di cui abbiamo già detto. Mai abbassare la guardia se si vuole vincere una battaglia che garantisca il futuro alle nuove generazioni di questa terra. Mai abbassare la guardia per evitare il ripetersi di sottrazioni dolorose, come il Tribunale di Rossano, i Giudici di Pace, gli ospedali di frontiera, i trasporti ferroviari sulla linea jonica.

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1 Commento

  1. Francesca Lupo

    ancora non è detta l’ultima parola!

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