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Trebisacce: sindacati in piazza, risponde l’apparato

di SERAFINO CARUSO

sindacatiLa protesta che unisce. La protesta che scoppia. La protesta inevitabile. In una Calabria che soffre, da anni, di scarso impegno, soprattutto, dei suoi stessi cittadini. Ma non solo. Il corteo c’è, ma sa di apparato.
A Trebisacce, lo scorso lunedì 14 dicembre, Cgil, Cisl e Uil hanno unito le forze ed hanno manifestato per dire “Stop agli scippi”, nell’ambito dello sciopero generale territoriale. Tutti uniti per la difesa del territorio. Un territorio, quello della Calabria del Nord, ma soprattutto della Calabria del nord-est, devastato da barbari e politicastri senza scrupoli. Un po’ come facevano gli Unni ed i Visigoti.
Questi ultimi, guidati da Re Alarico, saccheggiarono Roma nel 410. Cosa da niente, rispetto a quanto fatto, ai danni della Sibaritide soprattutto, dai predoni e dai saccheggiatori odierni. Italiani. Tribunale di Rossano soppresso (unico tribunale soppresso in Calabria, dove non si sarebbe dovuto chiudere alcun Tribunale: anzi si sarebbero dovuti potenziare e far meglio funzionare); ospedali di Cariati e Trebisacce chiusi e ridotti a semplici pronto soccorso con alcuni ambulatori che oggi o domani verranno pure chiusi; stazioni ferroviarie di Corigliano e Rossano chiuse; treni a lunga percorrenza Crotone-Milano e Crotone-Roma soppressi nel 2011; tratta ferrata jonica a binario unico da Taranto a Reggio Calabria (peraltro da Sibari a Reggio nemmeno elettrificata… come 150 anni fa); strada statale 106 tra le più pericolose d’Italia, senza ripetere sempre le solite cose, ché le sappiamo a memoria; disoccupazione dilagante, con padri di famiglia costretti, magari anche a cinquant’anni, a fare le valigie e trasferirsi all’estero con moglie e figli al seguito. È una resa. Questo territorio ha alzato bandiera bianca. La Sibaritide non ha più nulla da dare ai vandali. Avete rubato tutto. Avete ridotto un territorio ed una popolazione allo stremo delle forze. Cosa potete altro rubare? Nulla più. Ed ecco, allora, che le forze sociali per antonomasia, i Sindacati, hanno pensato bene di scendere in piazza. Si sono ritrovati, insieme a Sindaci e rappresentanti di partiti, sulla statale 106, nei pressi dell’incrocio più vicino alla sede del Consorzio di Bonifica. Dove si è allestito un palchetto. Da cui il Sindaco di Trebisacce ha aperto il lungo dibattito. Anzi, monologo dei rappresentanti istituzionali. Che cosa hanno detto? Le solite cose. Sacrosante, per carità. Ma sempre le solite cose. Lo sappiamo, cari politici e sindacalisti, che siamo senza ospedali, senza giustizia, senza infrastrutture, senza lavoro, eccetera eccetera eccetera… Lo sappiamo! I cittadini lo sanno.
Sono cose che ci sentiamo ripetere da decenni. Sempre le solite cose. Trite e ritrite. Facendo un giro tra i cittadini abbiamo potuto raccogliere le loro impressioni.
Chi veniva da Castrovillari (a proposito, solidali con gli amici rossanesi per lo scippo del Palazzo di Giustizia), chi da Mormanno, chi da Oriolo, da Rossano, Cariati, San Giovanni in Fiore anche. E da ogni dove di Sibaritide e Pollino.
Precari della giustizia, precari della scuola, lavoratori socialmente utili in attesa di una stabilizzazione che chissà mai se arriverà. Gente stufa. Stufa di sentire sempre le solite cose. Hanno poi preso la parola i leader sindacali Angelo Sposato (Cgil Sibaritide, Tirreno, Pollino), Roberto Castagna (Uil), Luigi Sbarra (Cisl). Hanno tutti ammonito le Istituzioni politiche a fare di più e meglio. Hanno tutti denunciato il malcostume presente nella politica locale e calabrese in generale. Un mea culpa lo dovrebbero fare anche loro, però. I Sindacati in generale. Rappresentano i lavoratori. Si sono seduti e si siedono ai tavoli di concertazione. Ed i risultati prodotti sono stati miseri. Difendere i lavoratori o il lavoro non significa far assumere persone in questo o quel progetto. E poi? Poi arrivano i licenziamenti o il precariato. Con gente e famiglie alla fame. No. Così non va bene. Si deve invertire rotta.
Al più presto. Ma invertirla davvero.

Non a parole o con una bandiera in mano. La manifestazione di Trebisacce è stata senz’altro un punto di rottura con un passato sindacale troppo molle.
Troppo accomodante nei confronti di una politica affarista e corrotta. Il grido di sindacalisti e lavoratori è arrivato fin nelle stanze che contano. Adesso la sfida è non far rimanere lettera morta tutto quanto fatto. Il Presidente della Regione Mario Oliverio venga qui. Convocato, magari, dagli stessi Sindacati che hanno organizzato la manifestazione di Trebisacce.
Si apra un vero tavolo di confronto. Di studio su come risolvere le drammaticità della Sibaritide, soprattutto, e della Calabria del Nord. Non c’è altro tempo da perdere. Altrimenti questo territorio, tra 30/40 anni sarà destinato ad essere abitato soltanto da anziani ricoverati in case di cura private. Ed una volta andati via questi nostri cari, con quali mantenimenti andranno avanti i tanti giovani senza lavoro, senza voglia, senza idee? Si pensi a questo. Altrimenti la provocazione rimane sempre la stessa: svuotiamo completamente la Calabria. Via tutti. Lasciamola vuota. E poi facciamoci venire 100000 altoatesini o romagnoli. Doc, però. E diciamogli: “Fate la Calabria!”.
In pochi anni, sicuro, farebbero della Calabria una terra senza problemi di disoccupazione, di servizi, di giustizia, di criminalità. Pensiamoci.

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