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Trebisacce, niente più alibi sul Chidichimo

di FRANCO MAURELLA

incontro-sanitàPer la seconda volta, in soli cinque mesi, il Consiglio di Stato è indotto ad emanare sentenza favorevole alla riapertura agli acuti dell’ospedale “Guido Chidichimo”. La prima sentenza (aprile 2015), accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Giuseppe Mormandi su mandato del comune di Trebisacce, di fatto annullava gli effetti del decreto con il quale Giuseppe Scopelliti disponeva il Piano di rientro sanitario e la riorganizzazione ospedaliera in Calabria, con implicita riconversione in Capt del “Guido Chidichimo”. Annullando gli effetti del decreto Scopelliti, il Consiglio di Stato disponeva la restituzione dell’ospedale di Trebisacce a come era prima della riconversione. Nulla accadde per cinque mesi. A riportare Scura ad una visione più corretta della sentenza dei giudici, ci pensa ancora il Consiglio di Stato a seguito del ricorso per “inottemperanza” alla prima sentenza presentata sempre dall’avvocato Mormandi su incarico del sindaco Francesco Mundo. Seconda sentenza (dicembre 2015), con cui i giudici intimano tanto alla Regione Calabria nella persona del suo presidente Mario Oliverio, quanto al commissario Scura, di riaprire l’ospedale di Trebisacce agli acuti con la prospettiva, e se ciò non dovesse avvenire, di informare la Corte dei Conti per un eventuale danno erariale. Dunque, niente più alibi e manfrine escogitate ad arte per non dare esecuzione alle sentenze del Consiglio di Stato.

LA RIORGANIZZAZIONE OSPEDALIERA NELLA SIBARITIDE
Posto questo tassello imprescindibile sul molto più complesso microcosmo sanitario riferito al territorio dell’ex Asl n. 3 di Rossano, evidenziamo che, ad oggi, ad essere insoddisfatti della sanità non sono solo Trebisacce e l’Alto Jonio cosentino. Ne è lampante dimostrazione l’incontro-dibattito, sulla sanità nel comprensorio, promosso dal direttore del “Corriere della Sibaritide”, Antonio Benvenuto, e tenutosi a Corigliano. Lo spunto al dibattito lo ha fornito la querelle sulla ubicazione del reparto di Chirurgia tra i presidi ospedalieri di Rossano e Corigliano. Le due linee di pensiero, così come le polemiche, sono animate da una informale e non ufficiale disposizione del Commissario Scura che avrebbe riferito di voler portare a Rossano tutte le attività chirurgiche, ostetricia e ginecologia compresa, e di lasciare a Corigliano la “medicina”. Nel corso di quel dibattito tenutosi lo scorso 4 gennaio, non sono sembrati “integralisti”, o sulle posizioni di Antoniotti, gli interventi dei “rossanesi” Filareto, Caracciolo e Rapani, questi ultimi due anche candidati a sindaco di Rossano per le amministrative di maggio. Ma anche il sindaco Giuseppe Geraci, più che Giovanni Dima, spiegando le ragioni di Corigliano, si è mostrato aperto al dialogo. Il problema resta, però, l’Ospedale Nuovo della Sibaritide, quello che dovrebbe vedere la luce in contrada Insiti, la cui realizzazione trova sempre più persone ‒ tra queste anche Franco Pacenza ‒ scettiche sulla sua realizzazione. La sua costruzione metterebbe tutti d’accordo accentrando i reparti nella nuova struttura. In questo caso, ritengono i più che parteggiano per Corigliano, è inutile operare costosi trasferimenti di reparti. Nel caso contrario, pronti a trovare una soluzione ottimale sulla sistemazione di chirurgia. Al di là dello scontro dialettico, il problema vero lo evidenzia il primario di chirurgia Mario Guarasci e lo riferisce alla grave carenza di personale e di attrezzature efficienti che, pur richieste da anni, non vengono acquistate, mentre per il presidio ospedaliero di Castrovillari sarebbero stati acquistati macchinari e attrezzature nuove. Un grido d’allarme quello della carenza di personale, che rende lecita la perplessità avanzata da Giovanbattista Genova, già sindaco di Corigliano, che pone dubbi sulla reale possibilità di riaprire l’ospedale di Trebisacce considerata la carenza di medici.

OLIVERIO CHIEDE DI INCONTRARE IL MINISTRO LORENZIN PER MIGLIORARE LA SANITÀ CALABRESE
Quanto afferma Genova è sacrosanto: senza medici è impossibile aprire reparti ospedalieri. Ciò, per quanto ovvio, evidentemente non interessa ai giudici del Consiglio di Stato la cui sentenza impone agli organi regionali di adottare le misure atte “a reintegrare l’operatività dell’ospedale Guido Chidichimo”. Sommando le due esigenze (quella di avere medici e attrezzature per Corigliano – Rossano e quella della riapertura di Trebisacce), si arriva alla richiesta di incontro con la Ministro alla salute, Beatrice Lorenzin, per ridiscutere il Piano di Rientro, da parte del presidente Oliverio che, testualmente, scrive: “Onorevole Ministro della Salute, con la presente, facendo seguito ai precedenti incontri, Le chiedo cortesemente una apposita riunione per ridiscutere il Piano di Rientro dal deficit sanitario per la Regione Calabria a suo tempo concordato con il Governo pro-tempore, i cui piani operativi sono scaduti al 31/12/2015. Quanto sopra è avvenuto senza che il Servizio Sanitario Regionale della Calabria abbia manifestato miglioramenti significativi. Ciò dimostra o una inadeguatezza del Piano di Rientro (e dei conseguenti piani operativi) ovvero una inefficace gestione degli stessi da parte delle diverse strutture Commissariali succedutesi nel tempo o, peggio, di entrambi. In attesa di poter discutere con Lei quest’importante argomento divenuto ormai vitale per la Regione Calabria, colgo l’occasione per augurarLe un Buon Anno 2016”. Se si dovesse giungere all’incontro tra Oliverio e Lorenzin, per come assicurato dal consigliere regionale Giuseppe Aieta, si parlerà anche di come fare a riaprire l’ospedale di Trebisacce. L’augurio o, se preferite, la speranza, è che si possa ottenere una sanità che realmente risponda alle esigenze delle popolazioni della Sibaritide che, ad oggi, ha la più bassa percentuale di Livelli essenziali di assistenza di tutta la Calabria.

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