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Trasferimento uffici, arriva la protesta della Abate: «Il Sindaco sarà responsabile in caso di smarrimenti di documenti»

Non si placano le polemiche riguardanti il trasferimento dell’Area Tecnica da Corigliano al Centro Storico di Rossano

 

Rosa Silvana Abate si schiera contro il sindaco Flavio Stasi. Motivo, secondo la senatrice cinque stelle, è il trasferimento degli uffici da Corigliano a Rossano. E non è finita qui: «Si fermi anche il trasferimento dei faldoni dell’archivio, riterremo responsabile il sindaco di eventuali smarrimenti di documenti».

La Abate dichiara di aver preso atto delle nuove segnalazioni fatte dai cittadini in merito allo spostamento dell’ennesimo ufficio comunale da Corigliano a Rossano centro. Stavolta ad essere trasferita è stata l’Area Tecnica che viene interamente spostata in terra bizantina.

«Non è il primo e, pare, non essere l’ultimo caso e la situazione sta diventando sempre più grave ogni giorno che passa. Basti pensare allo spostamento contestuale dell’archivio dell’ufficio tecnico che rappresenta non solo uno strumento specialistico di lavoro ma anche l’essenza stessa di una città».

La senatrice pentastellata non ci sta e attacca: «da fonti di stampa, poi, apprendo che i suddetti fascicoli documentali, non essendoci spazio sufficiente nel luogo dove il sindaco Stasi avrebbe deciso di spostare arbitrariamente l’area tecnica e il relativo archivio, verranno anche frazionati e parte di questa documentazione verrà depositata nei locali dell’ex Tribunale di Rossano con un rischio altissimo di essere abbandonato e preda delle intemperie o di chiunque. È per questo che dico sin da ora che lo riterremo responsabile di ogni ammanco di documentazione rilevata in futuro».

L’invito della Abate al Sindaco è quello: «di lavorare seriamente sulla fusione di quelle due grandi realtà rappresentate da Corigliano e Rossano, che doveva portare alla realizzazione della terza città della Calabria ma che al momento continua ad esistere solo sulla carta. Al momento, infatti, c’è solo la legge che disciplina la fusione. Per il resto è tutta una con-fusione: non esiste lo statuto, il regolamento, non c’è una vera e proprio riorganizzazione degli uffici. Ed è proprio in merito alla riorganizzazione che chiediamo al sindaco Stasi di sapere cosa si sta facendo in questa direzione e secondo quale logica assurda stia agendo».

«Con questi spostamenti, invece, il sindaco discrimina l’accesso ai servizi. Parliamo, infatti, di un territorio vastissimo dove gli uffici debbono essere distribuiti equamente sul territorio. Solo quando si avrà un progetto unitario ed una visione si potrà procedere alla riorganizzazione di uffici e servizi. È per questo che chiedo a gran voce un tavolo al quale siedano sia le parti sociali che politiche per riorganizzare il processo di fusione perché i principi che si stanno seguendo attualmente non rispettano quelli previsti dalla legislazione vigente in materia. Il primo atto da compiere, ripeto, sarebbe dovuto essere la redazione dello statuto e del regolamento sui quali prevedere, poi, la riorganizzazione dei servizi e delle altre prerogative di una comunità. Prima di avere questi due strumenti-guida non bisognerebbe spostare nulla. Si procede a tentoni, non è così che si amministra la terza città della Calabria».


 

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