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Trait-d’union: quei due chilometri che mancano alla “fusione”

c.da s.ireneC’è un punto in cui Rossano e Corigliano possono quasi stringersi la mano, quel lembo di terra bagnato dallo Jonio e dal fiume Cino. Due città a cui, insomma, basterebbero due chilometri, davvero poco, per unirsi e completare quella fusione naturale che può confluire in una vera comunione.
Al di là della solita burocrazia, contro cui le migliori intenzioni comunque non bastano, e tralasciando quelle resistenze campanilistiche che ormai lasciano il tempo che trovano, sulla carta e sulla terra si potrebbe già costruire un “ponte” che unisca sponde e realtà. Dal canto suo, Corigliano con l’utilizzazione dei fondi Pisu (Progetti Integrati Sviluppo Urbano) ha già mosso i suoi primi passi, iniziando i lavori del waterfront, il nuovo lungomare che, da Schiavonea a Pirro Malena, corre parallelo alla battigia.
E con un occhio rivolto alle piogge sempre più distruttive, per non correre ai ripari quando è ormai troppo tardi, rispuntano come un tempo quelle “montagnole” di terra, meglio conosciute come dune, che con la loro composizione di radici e reti creano quasi una malta naturale, buona a contenere l’irruenza delle acque. Un piccolo ecosistema, insomma, ricreato lungo la costa coriglianese, che non aspetta altro di veder realizzato il suo immediato prolungamento.  Corigliano, infatti, al suo confine è arrivata. È, perciò, il turno dei rossanesi di fare la propria mossa per la realizzazione di un unico lungomare che, per estensione, non avrebbe nulla da invidiare a quelli delle più note località balneari italiane.
Non sarebbe, poi, tanto difficile immaginare Rossano e Corigliano come Rimini e Riccione, con quella programmazione estiva comune che il sindaco Geraci ha illustrato ed entusiasticamente sponsorizzato durante l’intervista de “L’Eco” pubblicata nei numeri scorsi.
Del resto, il primo cittadino ausonico sembra aver preso talmente a cuore la questione “comune unico” da voler chiedere a Sua Eccellenza Monsignor Giuseppe Satriano, nuovo Arcivescovo di Rossano-Cariati, una benedizione per «questo storico processo di sviluppo tra le due nostre grandi comunità».
Ebbene, la fusione che anche noi de“L’Eco dello Jonio”, stiamo promozionando facendoci portavoce dei benefici e degli indubbi aspetti favorevoli di un’unità di intenti fra le due città joniche, non è finita nel dimenticatoio. Anzi. Non a caso, il sindaco Geraci ha convocato per il prossimo mese un consiglio comunale dedicato al tema comune unico.
Ma anche il primo cittadino di Rossano, Giuseppe Antoniotti, ne siamo certi, farà la sua parte: il lungomare rossanese che si ferma a Momena potrà giungere alle porte di Schiavonea percorrendo quel paio di chilometri che mancano, in poco tempo. Un’opera del genere, certamente, consacrerebbe i due primi cittadini alla storia.

Qualcosa, insomma, si muove e noi, anche grazie alla documentazione fotografica di questa settimana, vogliamo dimostrare che basterebbe, per esempio, partire dall’unione fisica ed effettiva dei due lungomari per “ac-comunarsi”, per guardare ad una crescita della Sibaritide a tutto tondo, che passi da una striscia di terra di un paio di chilometri che, a questo punto, come tutte le strisce di confine, diventa strategica. Non solo per Corigliano e Rossano, ma per tutto il territorio.

 

m. f. 
s. t.

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2 commenti

  1. vi siete dimenticati che in mezzo c è l ENEL ?????

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