diocesi rossano-cariati – L'EcodelloJonio http://www.ecodellojonio.it Settimanale di Attualita, Politica e Cultura della Sibaritide Thu, 13 Aug 2020 17:30:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.18 Ritorna “Chiese aperte” quest’anno protagonisti i due centri storici http://www.ecodellojonio.it/corigliano-rossano-chiese-aperte-dal-24-luglio-al-6/ Tue, 21 Jul 2020 13:04:08 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=110878 L’interessante iniziativa promossa dalle associazioni SBC Sibaritide Beni Culturali e Insieme per Camminare si svolgerà dal 24 luglio al 6 settembre Chiese Aperte a Corigliano Rossano. Al via il progetto promosso dall’Associazione di Volontariato “SBC Sibaritide Beni Culturali” e dall’associazione “Insieme per Camminare”, entrambe promotrici di iniziative culturali e turistiche del territorio. A partire da ...

Ritorna “Chiese aperte” quest’anno protagonisti i due centri storici

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L’interessante iniziativa promossa dalle associazioni SBC Sibaritide Beni Culturali e Insieme per Camminare si svolgerà dal 24 luglio al 6 settembre

Chiese Aperte a Corigliano Rossano. Al via il progetto promosso dall’Associazione di Volontariato “SBC Sibaritide Beni Culturali” e dall’associazione “Insieme per Camminare”, entrambe promotrici di iniziative culturali e turistiche del territorio.

A partire da venerdì 24 luglio e fino a domenica 6 settembre 2020 le Chiese dei centri storici di Corigliano Rossano rimarranno aperte tutti i giorni dalle ore 16:30 alle ore 20:30.

Ne danno notizia i due presidenti delle rispettive associazioni, Michele Abastante e Cecilia Perri, che in sinergia hanno reso possibile la riuscita di tale iniziativa garantendo la presenza di volontari formati negli anni e pronti a fornire informazioni utili sul valore artistico delle singole chiese in cui i visitatori effettueranno visita.

«Il progetto – si legge nella nota – nel territorio rossanese già al quarto anno di attività, vede coinvolto quest’anno anche il territorio coriglianese con le storiche chiese dei Santi Pietro e Paolo e Santa Maria Maggiore, mentre a Rossano le Chiese che rimarranno aperte sono quelle di San Bernardino, San Marco, San Giovanni di Dio e Panaghia».

Chiese Aperte è un progetto sostenuto dalla CEI con i fondi 8Xmille e l’apertura giornaliera, dalle 16:30 alle 20:30, è resa possibile grazie all’impegno di sette volontari che da anni partecipano agli incontri organizzati al Museo Diocesano e del Codex e che hanno sposato pienamente la causa dell’iniziativa tesa alla conoscenza e valorizzazione dei tesori presenti nel territorio dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati.

«Le associazioni – si legge ancora nel comunicato stampa – sperano di poter ampliare, in futuro, il numero di Chiese aperte nei due centri storici e di coinvolgere sempre più volontari del territorio cittadino. Si ringraziano i parroci Don Pietro Madeo, Don Gaetano Federico e Don Massimo De Novellis per la disponibilità e la fiducia riposta nel progetto e nei volontari».


Per informazioni e contatti si può telefonare ai seguenti recapiti: 0983.525263 | 340.4759406.

Ritorna “Chiese aperte” quest’anno protagonisti i due centri storici

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“Nel labirinto del Virus”: ventidue riflessioni di don Franco Romano in tempo di Covid http://www.ecodellojonio.it/nel-labirinto-del-virus-ventidue-riflessioni-don-franco-romano-tempo-covid/ Wed, 01 Jul 2020 17:15:19 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=109508 Un viaggio interiore quello compiuto dal parroco nel lungo periodo di lockdown e raccontato in un libro che pone tante riflessioni  Si chiama “Nel labirinto del Virus” ed è l’ultima opera letteraria scritta di cuore e di getto da Don Franco Romano, oggi parroco della chiesa di San Bartolomeo nel centro storico di Rossano. All’ombra ...

“Nel labirinto del Virus”: ventidue riflessioni di don Franco Romano in tempo di Covid

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Un viaggio interiore quello compiuto dal parroco nel lungo periodo di lockdown e raccontato in un libro che pone tante riflessioni 

Don Franco Romano con Papa Francesco

Si chiama “Nel labirinto del Virus” ed è l’ultima opera letteraria scritta di cuore e di getto da Don Franco Romano, oggi parroco della chiesa di San Bartolomeo nel centro storico di Rossano. All’ombra dei molossi di tufo su cui si erge la città antica, il cielo azzurro e alle spalle la selva della Sila greca, il prete rossanese “chiuso” nella sua canonica durante il lungo periodo di lockdown ha messo nero su bianco le riflessioni del suo percorso interiore che, oggi, sono diventate un libro.

Un periodo di fermo che è stato sicuramente caratterizzato dal digiuno della quotidianità ma che è servito a molti – come diceva Indro Montanelli – a fare i conti con se stessi. È stato così, magari non per tutti ma per molti il periodo di chiusura e blocco totale causato dal coronavirus ha aiutato a riscoprire il proprio io, ad avviare un cammino di conversione interiore.

«Nel testo del libro – scrive Salvatore Martino, scrittore e saggista – l’autore ripercorre in chiave poetica la terribile esperienza del coronavirus, rivela emozioni, stati d’animo, e offre suggestioni estremamente interessati che conducono il lettore verso una prospettiva di conversione umana e spirituale. Il testo, scritto durante i giorni difficili della quarantena, è interamente attraversato dal filo della speranza. Propone, infatti, a chi si accosta alla lettura, la necessità di un ripensamento del ruolo dell’uomo di fronte ad eventi come il coronavirus e un recupero della dimensione spirituale come strumento fondamentale per la redenzione personale e della storia umana. È un invito a guardare con cognizione verso l’essenzialità della vita e a vincere la tristezza e il dolore causato da questa drammatica esperienza».


“Nel labirinto del Virus” è edito da Grafosud con l’introduzione firmata dal poeta Eugenio Nastasi.

“Nel labirinto del Virus”: ventidue riflessioni di don Franco Romano in tempo di Covid

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Il vescovo scrive ai fedeli: «È un momento difficile ma ce la faremo» http://www.ecodellojonio.it/il-vescovo-scrive-ai-fedeli-e-un-momento-difficile-ma-ce-la-faremo/ Tue, 10 Mar 2020 14:38:57 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=100759 Condividiamo, a seguire, la lettera a i fedeli dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati trasmessa stamani dall’arcivescovo Mon. Giuseppe Satriano Carissimi fratelli e carissime sorelle della nostra amata Chiesa di Rossano-Cariati, i giorni delicati e difficili in cui veniamo a trovarci, impongono a tutti noi attenzione e discernimento profondo. La nostra responsabilità di credenti ci chiama a scelte ...

Il vescovo scrive ai fedeli: «È un momento difficile ma ce la faremo»

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Condividiamo, a seguire, la lettera a i fedeli dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati trasmessa stamani dall’arcivescovo Mon. Giuseppe Satriano

apollinara

Carissimi fratelli e carissime sorelle della nostra amata Chiesa di Rossano-Cariati,

i giorni delicati e difficili in cui veniamo a trovarci, impongono a tutti noi attenzione e discernimento profondo. La nostra responsabilità di credenti ci chiama a scelte forti ma piene di animo cristiano. Rigettando ingenuità e superficialità siamo chiamati ad assumerci con la nostra vita la responsabilità della vita altrui, non possiamo lasciarci andare a imprudenze e impegnarci a fare nostre le norme emanate dalla pubblica autorità che regolano il nostro vivere sociale.

Non sempre ci riesce facile capire fino in fondo il senso di quanto ci è chiesto di vivere, ma credo che per tutti sia chiaro come l’unico modo concreto per togliere terreno fertile al COVID-19 sia sospendere le relazioni ravvicinate. Non dobbiamo perdere la speranza, questi giorni passeranno e la preghiera ci aiuterà a sentire la vicinanza di un Dio che combatte con noi e soffre per noi e con noi.

Questi giorni non ci vedano protesi a caccia di notizie, spesso non vere, ma ci trovino impegnati a trovare consolazione nell’intimità della famiglia e della preghiera. Ognuno faccia la propria parte perché il dolore sia alleviato e consolato, e tutelata la vita di tutti. Il panico non ci guarirà e solo il rispetto e l’osservanza di quanto ci viene chiesto potrà aiutare a garantire più serenità e meno fatica.   Cresca nei nostri cuori un rinnovato sguardo d’amore per la vita e per il Signore e la Pasqua che viene ci trovi, come afferma S. Paolo “non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità” (1Cor 5,8).

Pertanto, in forza di ciò,

  • visto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 circa la sospensione a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale delle “cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”;
  • visto il Comunicato della CEI dell’8 marzo 2020 in ottemperanza al Decreto su indicato;
  • visto il Comunicato della CEC sempre della stessa data, entrambi in ottemperanza al Decreto di cui sopra, si dispongono i seguenti provvedimenti, da rispettare rigorosamente, sull’intero territorio diocesano
  1. Da oggi, 9 marzo 2020, le Messe con il concorso di popolo rimangano sospese, per cui si è dispensati dall’obbligo di assolvere al precetto festivo, invitando, comunque, tutti i fedeli a unirsi in preghiera nelle proprie abitazioni in comunione con i propri presbiteri, che devono celebrare quotidianamente in privato, al fine di custodire la vita di ciascuno.
  1. Le chiese rimarranno aperte per la preghiera individuale, garantendo la possibilità di accedere al Sacramento della Penitenza, rispettando la distanza richiesta di almeno un metro e non utilizzare i confessionali ma luoghi più ampi come la sacrestia o ambienti adiacenti la chiesa, a condizione che sia possibile garantire la dovuta riservatezza del Sacramento. Inoltre, qualora si rendesse necessario, si garantisca il Viatico e il Sacramento dell’Unzione degli Infermi.
  1. Si sospendano le Messe esequiali; è consentita la benedizione della salma in occasione della sepoltura al cimitero, come previsto dal rituale delle Esequie. Tutto ciò alla presenza dei soli familiari stretti.
  1. Si sospendano anche i Matrimoni, i Battesimi e le Cresime in forma pubblica, consentendone, in via del tutto eccezionale, la celebrazione (qualora non si possa rinviare) in forma strettamente privata e senza Messa, alla presenza dei soli testimoni, padrini e familiari stretti, rispettando la distanza prevista dalla normativa.
  1. Sono sospese le processioni, le feste e altre manifestazioni parrocchiali e diocesane. Inoltre non si prevedano incontri di catechesi, iniziative pastorali e riunioni di altro genere, annullando, in ogni caso, eventi precedentemente fissati.
  1. Si consiglia, inoltre, con le dovute precauzioni, di non disattendere a quelle che sono le opere di misericordia corporale.
  1. Si utilizzino i nuovi mezzi di comunicazione per coltivare la pietà e la devozione del popolo di Dio, diffondendo il seme della Parola nel campo del Signore.

            Alcuni, in maniera sincera e in buona fede, mi chiedono di non interrompere le celebrazioni, perché si ha bisogno dell’Eucaristia. È vero, ma è vero pure che Gesù ha dato sé stesso perché noi avessimo la vita, non possiamo tentare Dio, sfidando la prudenza, e non possiamo mettere in pericolo la vita degli altri. L’Eucaristia non è negata ma solo l’assemblea liturgica è momentaneamente sospesa.

Ce la faremo!

   Alimentiamo questo tempo di digiuno eucaristico con il pane della Parola e la preghiera. La vita religiosa femminile, guidata dai nostri monasteri, ci da appuntamento ogni sera alle or    e 21 con il “monastero invisibile”, riuniti nelle nostre case saremo connessi dalla preghiera e non dal cellulare.

Mercoledì prossimo, 11 marzo, ci ritroveremo tutti insieme nella supplica alla Vergine Achiropita.

                        Con affetto sincero vi saluto e di cuore vi benedico!


L’Arcivescovo di Rossano-Cariati, S.E. Mons. Giuseppe Satriano

Il vescovo scrive ai fedeli: «È un momento difficile ma ce la faremo»

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I giovani scappano dalla nostra terra lasciando vuoto e solitudine http://www.ecodellojonio.it/i-giovani-scappano-dalla-nostra-terra-lasciando-vuoto-e-solitudine/ Mon, 24 Feb 2020 09:26:33 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=99494 Analisi cruda e vera del centro pastorale Migrantes della Diocesi di Rossano-Cariati che traccia un bilancio allarmante «Anni 80-90-2000, non è nostalgia ma chi ricorda quelle bellissime passeggiate sulle nostre vie principali, le nostre parrocchie piene di ragazzi che stavano insieme a parlare dei loro progetti, dei loro sogni, del loro futuro? Oggi il sogno ...

I giovani scappano dalla nostra terra lasciando vuoto e solitudine

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Analisi cruda e vera del centro pastorale Migrantes della Diocesi di Rossano-Cariati che traccia un bilancio allarmante

DESOLATA – Via Nazionale (Rossano) lo scorso sabato sera (foto giandomenico santella)

«Anni 80-90-2000, non è nostalgia ma chi ricorda quelle bellissime passeggiate sulle nostre vie principali, le nostre parrocchie piene di ragazzi che stavano insieme a parlare dei loro progetti, dei loro sogni, del loro futuro? Oggi il sogno è quello di andare via da questi territori alla ricerca di un futuro migliore magari all’estero».  Parte da qui un’analisi cruda, nostalgica quanto vera del centro pastorale Migrantes della Diocesi di Rossano-Cariati sulla fuga dei giovani.

Un’analisi che parte dai dati dei nostri concittadini all’estero: «Non lo diciamo per sentito dire – scrivono dalla Diocesi – ma i numeri che ora andremo a scoprire insieme sono quelli forniti dal rapporto della Migrantes Nazionale “Italiani nel Mondo 2019” con fonti ISTAT e AIRE e che come ben sapete i numeri li conoscono bene».

Il campione è quello della città di Corigliano-Rossano, dove a fronte di una popolazione di circa 77.119 abitanti «ben 13.389 persone si sono iscritte all’AIRE che  -spiegano – tra altro, non raccoglie i dati di quelli che, nonostante trasferiti e che lavorano, non hanno spostato la loro residenza. Il comune di Cariati – precisano ancora – con una popolazione residente di 8042 abitanti presenta ben 4.474 iscritti all’AIRE (più della metà!, ndr) come anche Scala Coeli 1319 iscritti AIRE su una popolazione residente di 941 abitanti e infine Paludi 1835 iscritti AIRE su una popolazione residente di 1054 abitanti e cosi via dicendo».

«Sono numeri – dicono dal centro pastorale Migrante – che tracciano una situazione tragica e irreversibile con danni incalcolabili se non facciamo qualcosa adesso. Diverse sono le domande che l’equipe della Pastorale Migrantes si pone in seno alla  nostra Chiesa Diocesana in preparazione al Convegno Ecclesiale Regionale, come per esempio: quale accompagnamento a coloro che partono? In che modo dobbiamo adoperarci per non farli partire oppure quali condizioni sono necessarie per farli tornare? Quale sostegno ed accompagnamento alle nostre comunità che vivono all’estero?»


A commentare i dati è Giovanni Fortino, direttore della Pastorale Migrantes Diocesana: «Queste domande ci interrogano e vanno considerate come sfide, una sfida di Chiesa Diocesana ed anche una sfida sociale dove tutti siamo tenuti a “scomodarci” e impegnarci in tutti i modi possibili verso questi nostri fratelli con risposte precise, sicure e le più immediate possibili, dobbiamo impegnarci sul serio prima che sia troppo tardi».

I giovani scappano dalla nostra terra lasciando vuoto e solitudine

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Progetto Policoro: sarà Natale Bruno il referente della Diocesi http://www.ecodellojonio.it/progetto-policoro-sara-natale-bruno-referente-della-diocesi/ Tue, 31 Dec 2019 08:30:50 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=95744 Aggredire ed affrontare il problema della disoccupazione giovanile, attivando iniziative di formazione a una nuova cultura del lavoro, promuovendo e sostenendo l’imprenditorialità giovanile in un’ottica di sussidiarietà, solidarietà e legalità, secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa. Anche a Corigliano – Rossano un referente per il Progetto nazionale Policoro: Natale Bruno nominato animatore di ...

Progetto Policoro: sarà Natale Bruno il referente della Diocesi

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Aggredire ed affrontare il problema della disoccupazione giovanile, attivando iniziative di formazione a una nuova cultura del lavoro, promuovendo e sostenendo l’imprenditorialità giovanile in un’ottica di sussidiarietà, solidarietà e legalità, secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa. Anche a Corigliano – Rossano un referente per il Progetto nazionale Policoro: Natale Bruno nominato animatore di comunità per l’arcidiocesi Rossano – Cariati.

La scelta sul nome di Bruno da parte dell’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano e del Direttore della Caritas e tutor del Progetto Don Stefano Aita segue all’impegno nel sociale che vede il giovane libero professionista impegnato in più settori. Dall’esperienza di seminarista per tre anni alla guida del Movimento per la Vita di Corigliano-Rossano; fino all’attività professionale che lo vede titolare e consulente per amministrazioni condominiali, al fianco dell’Unione di Difesa dei Consumatori (U.Di.Con).

L’esperienza e la competenza di Bruno saranno a servizio della comunità, da gennaio e per i prossimi tre anni.

Giovani-Vangelo-Vita. Sono, queste, le tre direttrici al centro dell’intensa attività formativa ospitata ad Assisi e rivolta ai circa 250 animatori di comunità provenienti da quasi tutte le regioni italiane. Tra questi, da Corigliano – Rossano anche il giovane libero professionista Bruno.


Il Progetto Policoro che mette insieme Caritas, Pastorale del Lavoro e Pastorale Giovanile, si pone principalmente come una nuova opportunità per i giovani del territorio, i quali, dopo gli step formativi e scolastici, possono rivolgersi gratuitamente all’animatore di comunità del Progetto Policoro per avviare un percorso di discrezione, caratterizzato da diversi studi di fattibilità e approcciandosi a strumenti finanziari disponibili e opportuni al caso concreto. L’animatore, oltre dall’equipe ecclesiale, potrà contare su una serie di filiere, tra banche, associazioni ed istituti.

Progetto Policoro: sarà Natale Bruno il referente della Diocesi

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Il messaggio di Natale dell’Arcivescovo Satriano: “Umiltà e mitezza tornino ad essere valori coltivati e virtù praticate” http://www.ecodellojonio.it/il-messaggio-di-natale-dellarcivescovo-satriano-umilta-e-mitezza-tornino-ad-essere-valori-coltivati-e-virtu-praticate/ Sat, 21 Dec 2019 10:11:59 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=95392 Carissime e carissimi, quest’anno desidero porgere gli auguri natalizi partendo dalla tradizione che, nella stalla, accanto a Gesù Bambino e a Maria e Giuseppe, pone due animali: il bue e l’asinello. Non li troviamo nelle narrazioni evangeliche di Luca e Matteo, ma sembrano starci bene accanto a Gesù quasi a richiamare due virtù: l’umiltà e ...

Il messaggio di Natale dell’Arcivescovo Satriano: “Umiltà e mitezza tornino ad essere valori coltivati e virtù praticate”

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Carissime e carissimi,

quest’anno desidero porgere gli auguri natalizi partendo dalla tradizione che, nella stalla, accanto a Gesù Bambino e a Maria e Giuseppe, pone due animali: il bue e l’asinello.

Non li troviamo nelle narrazioni evangeliche di Luca e Matteo, ma sembrano starci bene accanto a Gesù quasi a richiamare due virtù: l’umiltà e la mitezza. Sono tra i primi esseri viventi ad adorare il Signore e nella tradizione iconografica del Natale ci conducono a riflettere su questi atteggiamenti del cuore che Gesù attribuisce a sé, nel vangelo di Matteo, e che sono costitutivi di una testimonianza credente.

Una mangiatoia inospitale

in cui adagiare la vita

I tempi che viviamo non sono semplici, imbarbariti da arroganza e prepotenza, da falsità e pregiudizi, divengono spazio sempre più asfittico per relazioni luminose e possibilità di crescita comunitaria.

Pensiamo di poter progettare la vita a partire da noi stessi, eliminando l’altro e non lasciando opportunità a chi si pone dinanzi a noi con la sua diversità e la sua alterità.

Razzismo e violenza affiorano con sempre maggiore virulenza anche nelle nostre contrade. Corruzione e abusivismo ad ogni livello esprimono la miseria in cui viviamo.

Le stesse dimensioni del vivere sociale come la comunicazione, la politica, il mondo educativo sono impregnate dall’adagio pericoloso e seducente del: “Tutto intorno a te”.

Tutto può essere plasmato intorno al proprio orgoglio, al proprio desiderio sfrenato di emergere, di affermarsi, sfornando uomini e donne capaci solo di interpretare la realtà attraverso un selfie, per cui la realtà assume senso e significato solo se ci siamo noi dentro, con la nostra sete di visibilità.

In una società così autocentrata e inospitale c’è ancora posto per la mitezza e l’umiltà?

Il bue e l’asinello,  la mitezza e l’umiltà: il calore ospitale che dà vita

Gesù, nel vangelo di Matteo (11,28-30), afferma:

“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

La mitezza e l’umiltà, come la povertà, sono una disposizione interiore che, se è autentica, trasforma il comportamento personale e la vita sociale. Si tratta della rinuncia ad ogni diritto, quando esso riguarda soltanto se stessi. È un atteggiamento del cuore che ama, e che ama veramente, poiché l’amore non ha diritti, e se ne ha vi rinuncia.

Il mite e l’umile di cuore non si agita e sà essere capace di una pazienza inalterabile. In lui non c’è durezza, non c’è violenza. Mitezza e umilità sono atteggiamenti del cuore e non della volontà, possibili solo attraverso percorsi educativi vissuti alla scuola di Gesù, il vero mite e umile di cuore.

Egli viene al mondo per comunicarci la sua vita di Figlio del Padre, infatti è nel riappropriarci della nostra figliolanza divina che troviamo la salvezza. Nello Spirito, che la vita di grazia ci dona, i nostri cuori vengono condotti ad abbracciare il dolce giogo, quel vincolo che è la libertà dei figli di Dio: libertà di scoprirsi amati e capaci di ri-amare a nostra volta.

La dolcezza della mitezza e la pazienza dell’umiltà sanno nutrire i tempi della conversione, conducendo a quell’intimità con Dio che scardina l’orgoglio e le sue reazioni violente di fronte a chi scalfisce i nostri interessi o cerca di sottrarci ciò che ci appartiene.

Mitezza e Umiltà:

coordinate per costruire un mondo nuovo

Il mite e umile di cuore, conformato a Cristo, diviene l’uomo delle beatitudini: l’uomo nuovo che eredita la terra. Rinnovato dall’Amore, l’uomo riscopre il suo essere figlio a immagine e somiglianza del Padre. Un figlio che eredita la terra sapendola governare con la sua amabilità e rendendola anticipazione del paradiso. Il riferimento è alla relazione nuova che nasce col prossimo.

Il mite e l’umile sanno costruire relazioni nuove, cariche di misericordia, capaci di riconciliazione, libere da quell’aggressività che, sin dalle origini, ha sempre contraddistinto il cammino dell’uomo.

Vivere la mitezza e vivere l’umiltà non è questione di passività o debolezza, bensì è forza che sposa una tenerezza risoluta, per dirimere e affrontare ogni cosa.

Sull’esempio di Gesù, siamo chiamati anche noi a vivere nella semplicità, senza tortuosità interiori, abbandonando ogni durezza del cuore, ogni malizia. Siamo chiamati a non lasciarci fuorviare dall’arroganza umana, facendo divenire la vita una primavera per l’umanità.

Dalla mangiatoia di Betlemme all’oltraggio della Croce, concludendo con le stimmate della Risurrezione, mitezza e umiltà si attestano come il cantus firmus della luminosa testimonianza di vita di Gesù, che a noi si rivela sempre in questa veste.

Attenzione al bue e all’asinello

Non manchi, dunque, l’attenzione a porre nei presepi il bue e l’asinello, per non perdere l’occasione di riflettere su quanto viviamo. Nulla è trascurato dallo sguardo con cui Dio guarda alla storia, alla mia, alla tua. Ciò che sembra ininfluente diviene centrale e significativo.

Il Natale segni per tutti un momento di autentica rinascita, in cui riscoprire il valore della vita semplice, sobria, fatta di cose belle, cristalline.

Umiltà e mitezza tornino ad essere valori coltivati e virtù praticate per adornare questo mondo troppo imbruttito dalla nostra arroganza ignorante.

Il Signore benedica tutti voi, in particolare ammalati e sofferenti, nel corpo e nello spirito, quanti sono stati feriti nella dignità, e coloro che calpestati dall’ingiustizia e dalla violenza attendono risposte ricche di speranza.

A tutti giunga la mia benedizione e l’augurio paterno per questo Santo Natale.

+  don Giuseppe


vostro Arcivescovo

Il messaggio di Natale dell’Arcivescovo Satriano: “Umiltà e mitezza tornino ad essere valori coltivati e virtù praticate”

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A Santa Maria delle Grazie arrivano le suore Missionarie dell’Immocolata http://www.ecodellojonio.it/a-santa-maria-delle-grazie-arrivano-le-suore-missionarie-dellimmocolata/ Fri, 13 Dec 2019 16:30:27 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=94948 Domenica 15 dicembre la Diocesi di Rossano-Cariati accoglierà con gioia, nella struttura di Santa Maria delle Grazie – Area urbana Rossano – le Suore Missionarie del’Immacolata. Alle ore 10:30 si svolgerà la Celebrazione eucaristica, presieduta da S. E. l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano, alla quale saranno presenti suor Antonia e suor Agnese, le due religiose che ...

A Santa Maria delle Grazie arrivano le suore Missionarie dell’Immocolata

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Domenica 15 dicembre la Diocesi di Rossano-Cariati accoglierà con gioia, nella struttura di Santa Maria delle Grazie – Area urbana Rossano – le Suore Missionarie del’Immacolata. Alle ore 10:30 si svolgerà la Celebrazione eucaristica, presieduta da S. E. l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano, alla quale saranno presenti suor Antonia e suor Agnese, le due religiose che inizieranno il loro servizio di animazione missionaria in tutto il territorio diocesano.

Il carisma delle Suore Missionarie dell’Immacolata, è la viva passione di annunciare il Regno di Dio a tutti. “Crediamo di aver ricevuto da Dio il dono e il compito di metterci totalmente al servizio della missione di far giungere, con le parole e le opere, la Buona Notizia del Signore Gesù a tutti, soprattutto a chi ancora non la conosce e a chi ha più bisogno che qualcuno si “faccia prossimo”, perché Dio ci è Padre”.


Una Congregazione, quindi, missionaria nel senso più vasto e più alto della parola. Così l’hanno voluta le fondatrici, Madre Giuseppina Dones e Madre Igilda Rodolfi, lasciandosi toccare dalle parole del loro Fondatore, il Beato padre Paolo Manna.

 

A Santa Maria delle Grazie arrivano le suore Missionarie dell’Immocolata

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Diocesi di Rossano Cariati: il programma della celebrazione della festa in onore di San Nilo http://www.ecodellojonio.it/diocesi-rossano-cariati-programma-della-celebrazione-della-festa-onore-san-nilo/ Tue, 24 Sep 2019 17:30:50 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=91197 Come da tradizione lo scorso 17 settembre con l’avvio del Novenario è iniziato il cammino della Diocesi di Rossano Cariati verso la celebrazione della Festa in onore di San Nilo, il 26 settembre prossimo. L’abate Nilo è patrono di Rossano e co-patrono della Calabria e assieme al fedele discepolo San Bartolomeo ha fondato l’abbazia di ...

Diocesi di Rossano Cariati: il programma della celebrazione della festa in onore di San Nilo

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Come da tradizione lo scorso 17 settembre con l’avvio del Novenario è iniziato il cammino della Diocesi di Rossano Cariati verso la celebrazione della Festa in onore di San Nilo, il 26 settembre prossimo. L’abate Nilo è patrono di Rossano e co-patrono della Calabria e assieme al fedele discepolo San Bartolomeo ha fondato l’abbazia di Grottaferrata. Le statue dei due Santi sono state portate in processione dalle rispettive parrocchie nella Cattedrale della Achiropita per l’inizio del triduo di preghiera. La sera del 26 saranno riportate in processione nelle loro chiese. Quest’anno è previsto anche un momento di approfondimento sulla figura di San Nilo con gli studenti.

Questo il programma degli appuntamenti che accompagneranno i fedeli fino al giorno della Festa:

 

  • 25 Settembre 2019
  • CATTEDRALE – Ore 18:00 – Celebrazione Eucaristica presieduta da don Pino Straface Vicario Generale Diocesi Rossano Cariati
  • Ore 19:30 – Rievocazione storica Vita di San Nilo per le vie del centro storico di Rossano

 

  • 26 Settembre 2019
  • CATTEDRALE – Sante Messe Mattutine ore 8 e 11
  • Ore 18:00 – Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano
  • Segue: Processione dei Santi Nilo e Bartolomeo
  • PIAZZA STERI – ( a conclusione della processione) – Consegna delle chiavi al Santo Patrono da parte del Sindaco
  • Rientro delle Statue dei due Santi nelle rispettive chiese
  • Ore 21:30 – “I CAMALEONTI” in concerto

 

  • 27 Settembre 2019 – Palestra Liceo Classico “S. Nilo” Ore 16:00 – “A scuola con Neilos”

Diocesi di Rossano Cariati: il programma della celebrazione della festa in onore di San Nilo

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Diocesi-Rossano Cariati: Messa Crismale 2019 http://www.ecodellojonio.it/diocesi-rossano-cariati-messa-crismale-2019/ Wed, 17 Apr 2019 16:12:27 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=84149   Messa Crismale 2019 OMELIA Carissimi e carissime, è bello, e dona gioia al cuore, ritrovarsi come unica famiglia a vivere questa significativa liturgia. Abbiamo lasciato le nostre comunità parrocchiali per attestare, ancora una volta, il profondo desiderio di essere un cuor solo ed un anima sola. Oggi il nostro convenire per celebrate diviene, in ...

Diocesi-Rossano Cariati: Messa Crismale 2019

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Messa Crismale

2019

OMELIA

Carissimi e carissime,

è bello, e dona gioia al cuore, ritrovarsi come unica famiglia a vivere questa significativa liturgia. Abbiamo lasciato le nostre comunità parrocchiali per attestare, ancora una volta, il profondo desiderio di essere un cuor solo ed un anima sola.

Oggi il nostro convenire per celebrate diviene, in maniera tutta particolare, epifania della Chiesa, che si rivela come unico popolo sacerdotale, unto dal Signore per generare, mediante l’annunzio del Vangelo, quella vita nuova, piena e ricca di senso, lì dove il peccato, ha portato dolore, smarrimento, schiavitù e morte.

Unti in Cristo, consacrati in Lui, siamo popolo sacerdotale ed oggi è la nostra festa. Festa del cuore, che gioisce e ringrazia, per la comune vocazione a cui siamo chiamati nei nostri differenti stati di vita. Laici e religiosi, seminaristi e diaconi, presbiteri e vescovo, tutti rappresentiamo, in maniera viva, il sacerdozio di Cristo che risplende in quello donatoci nel sacramento del Battesimo e che ha trovato dilatazione e profondità nella consacrazione religiosa e nel sacramento dell’ordine, che oggi festeggiamo in maniera tutta particolare.

Il Vangelo proclamato ci conduce nella sinagoga di Nazareth dove Luca, con maestria di narratore, ci immerge in una tensione palpabile, una aspettativa che si dispiega come al rallentatore: Gesùriavvolse il rotolo, lo riconsegnò e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui”.

Un gesto che fa seguito ad una lettura intensa del rotolo di Isaia, che viene sigillata dalle prime parole, poste in pubblico, da Gesù: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”, l’antica profezia si fa storia.

Gesù incarna in sé quanto profetizzato da Isaia e si pone nel solco dell’attesa messianica, rivelandosi come il consacrato di Dio, giunto in mezzo a noi per condurci a libertà: “Lo Spirito del Signore mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi”.

È l’annuncio di un evento, atteso e sperato, ma che turba al tempo stesso. Gesù è venuto per togliere via dall’uomo tutto ciò che impedisce la sua capacità di generare vita. Egli è qui per chiarire a tutti che il regno di Dio è vita in pienezza, vita che porta gioia, che libera e dà luce, che rende la storia un luogo senza più disperati.

Quello che Gesù annuncia è la presenza di un Dio che si schiera, prende posizione, che sta dalla parte degli ultimi e mai con gli oppressori. Un Dio che viene come sorgente di vita nuova, fonte di vite segnate dalla libertà e mai causa di asservimenti.

Bella l’affermazione di un autore spirituale dello scorso secolo: “Il cristianesimo non è una morale ma una sconvolgente liberazione” (G. Vannucci). Gesù non è venuto per riportare i lontani a Dio, ma per portare Dio ai lontani. Uomini e donne senza speranza, sono condotti a sperimentare le loro immense potenzialità di vita, di intelligenza, di amore.

È vero: il Vangelo non è mai moralista, ma creatore di uomini liberi, gioiosi, non più oppressi.

C’è una buona notizia nelle parole proclamate da Gesù. La notizia ricca di Vangelo è quella di un Dio che è per l’uomo. Dimentico di sé stesso, nella sua infinita misericordia, Egli accoglie le nostre miserie e vi costruisce sopra, mettendo la creatura al centro, ponendola come fine della storia.

Dio manifesta la sua potenza liberante contro tutto ciò che affligge e annienta la vita umana, imprigionandola, chiudendola e paralizzandola. Egli desidera che la vita di ciascuno diventi “altra” da quello che è, conducendo la storia, il mondo, alla sua redenzione.

Gesù, davanti a quella piccolissima comunità, presenta il suo sogno, il sogno di un mondo nuovo. Egli proclama parole di futuro, di speranza e ci insegna a vivere guardando all’uomo nel suo bisogno, nella sua povertà e stanchezza esistenziale. La lieta notizia del Vangelo non è l’offerta di una nuova morale, ma la forza con cui Dio, guardando all’uomo, non lo coglie nel suo peccato ma nel suo bisogno di vita.

Ieri nella sinagoga di Nazareth, oggi in questa chiesa Cattedrale siamo chiamati anche noi a rialzarci e a riprendere con fiducia il cammino verso il cuore della vita, della nostra umanità dando opportunità a Dio di manifestarsi nella sua gioia, nella sua libertà e pienezza.

Anche su di noi è scesa l’unzione dello Spirito così come abbiamo proclamato nell’orazione colletta, che ha aperto la nostra celebrazione: “O Padre, che hai consacrato il tuo unico Figlio con l’unzione dello Spirito Santo e lo hai costituito Messia e Signore, concedi a noi, partecipi della sua consacrazione, di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza”.

Quell’unzione che abbiamo vissuto nel giorno del nostro Battessimo e confermato nella Cresima, ci rende partecipi della stessa consacrazione del Cristo e ci abilita ad essere suoi testimoni nel mondo, testimoni di una vita nuova.

Tutti siamo investiti dalla forza generativa del suo Amore e, nutriti dalla Parola e dall’Eucaristia possiamo, con audacia e coraggio, tracciare percorsi generativi, ricchi di misericordia, dove attestare la dignità dell’uomo, di ciascun uomo che incontriamo sul nostro cammino.

Gli olii, che fra poco benediremo, sono il segno eloquente di questo operare della grazia per la liberazione dell’uomo.

Essi attualizzano quanto ascoltato:

L’olio dei catecumeni, per chi si prepara a vivere l’avventura della fede, dona forza al cuore per affrontare con tenerezza combattiva quel male pervasivo, il peccato, che avvelena la vita e rende disumano il mondo.

L’olio degli infermi, per chi nel dolore del fisico, ha bisogno di sottrarsi alla sofferenza, al non senso e alla disperazione. Esso consegna il credente alla certezza di un Dio che sposa la nostra vita, la nostra carne, e ci sostiene nella fatica del vivere.

Infine l’olio del crisma, dono di grazia per chi è innamorato di Dio e a Lui affida se stesso, se stessa.

È l’olio della consacrazione battesimale, sacerdotale ed episcopale. Esso apre gli orizzonti del cuore ad una vita intrisa di bellezza e di tenerezza, capace di accogliere l’umano con le sue contraddizioni ma al tempo stesso aprirlo al mistero di un amore grande.

Il crisma profuma del dono della croce, di un Dio innamorato dell’uomo che nel Cristo, suo Figlio, ha frantumato la morte, e riversato il suo Spirito sull’umanità per liberarla dalla prigionia e dall’oppressione dall’egoismo. Ciascuno è reso annunciatore di misericordia, rivestito della dignità sacerdotale, regale e profetica, capace nel donare scintille di bene, di umanità vera.

Oggi come ieri, il Signore irrompe nel quotidiano, liberando ciascuno dal basso profilo a cui la mediocrità abitua. Coraggio miei amati figli e fratelli, Egli non viene a togliere i pesi della vita ma scioglie le catene del cuore; non rimuove la croce dalle nostre spalle ma ci sostiene nella fatica del vivere; non azzera le difficoltà e gli ostacoli ma suscita stupore e inebria di fiducia i cuori.

Miei cari fratelli nel sacerdozio, nel concludere, desidero riservare al cuore di ciascuno, alcune parole per sottolineare la meravigliosa bellezza di quanto oggi siamo chiamati a vivere.

Manifesto, con viva gratitudine e affetto, la stima per l’impegno che ponete a servizio di questa Chiesa, amata dal Signore.

Tra poco gli occhi di tutta l’assemblea saranno su di noi, mentre nel triplice: “Sì. Lo voglio”, radicheremo nell’oggi di Dio la nostra piena adesione al suo progetto d’amore per la gente a noi affidata.

Anche su di noi si poseranno gli occhi di questo popolo, desiderosi di coglierci sempre più innamorati e gioiosi per le scelte che rinnoviamo.

Viviamo in tempi non semplici ma belli per le opportunità che schiudono. La gente è sempre meno in grado di riconoscere i segni del culto ma è in grado di percepire l’autenticità del nostro vivere.

Essere pastori autentici è la categoria comunicativa più efficace. Diviene trasfigurante, per la nostra gente, l’intima connessione che attestiamo tra i valori annunciati e la vita che pratichiamo.

Essere pastori oggi richiede un cuore da mendicante, che non ha ricette in tasca, ma sa porsi nella complessità del vivere con parole e gesti semplici, con un cuore libero.

Vivere da ministri dell’eucaristia, conformati al Pastore supremo che ha dato la sua vita per il gregge, è invito pressante ad abbandonare la sterile ricerca di noi stessi per andare in strada a trovare coloro che sono smarriti e dispersi, poveri e affranti.

Essere dispensatori dei sacri misteri, non ci induca a sentirci depositari di un autoritarismo giudicante, lesivo dell’intima dignità dei fratelli che incontriamo, ma ci ponga accanto alle ferite di tutti con compassione, con occhi limpidi e cuore spazioso.

Tra poco diremo con una sola voce ed un solo cuore: Sì. Lo voglio. Sia il grido di un cuore che rifiuta la mediocrità, desiderando osare con gioia le strade possibili del vangelo.

Nel dire “Sì. Lo voglio” mettiamoci dentro il cuore e lasciamoci trasportare dalla forza dell’amore, per essere obbedienti, poveri e casti come il Signore chiede ai suoi amici.

A tutti porgo l’augurio di un cammino fecondo di grazia in questa Settimana Santa. Dio benedica tutti e ciascuno.

La Vergine Achiropita, Madre nostra dolcissima, doni gioia e ardore ai nostri vissuti e ci aiuti ad essere coraggiosi discepoli del Figlio suo.

Così sia!

+ don Giuseppe


Arcivescovo

Diocesi-Rossano Cariati: Messa Crismale 2019

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Gli auguri di Buona Pasqua dell’Arcivescovo Giuseppe Satriano http://www.ecodellojonio.it/gli-auguri-di-buona-pasqua-dellarcivescovo-giuseppe-satriano/ Sat, 13 Apr 2019 16:02:56 +0000 http://www.ecodellojonio.it/?p=84035 Di seguito gli Auguri di Pasqua  dell’Arcivescovo della diocesi di Rossano Cariati, monsignor Giuseppe Satriano  BUONA PASQUA, OSIAMO LA GIOIA!   Carissimi e carissime, nell’imminenza della Pasqua desidero raggiungervi per confermare la vicinanza del cuore ed esortare ciascuno a rinnovare la fede nel Cristo Risorto. Quello a cui siamo chiamati non è vivere un appuntamento rituale e ...

Gli auguri di Buona Pasqua dell’Arcivescovo Giuseppe Satriano

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Di seguito gli Auguri di Pasqua  dell’Arcivescovo della diocesi di Rossano Cariati, monsignor Giuseppe Satriano 

BUONA PASQUA, OSIAMO LA GIOIA!  

Carissimi e carissimenell’imminenza della Pasqua desidero raggiungervi per confermare la vicinanza del cuore ed esortare ciascuno a rinnovare la fede nel Cristo Risorto. Quello a cui siamo chiamati non è vivere un appuntamento rituale e scontato, ma tornare ad affondare le radici del nostro esistere, in Colui che è morto ed è Risorto dai morti per noi e … vive in mezzo a noi. Entrare nel mistero della Pasqua, percepirne tutta la sua vitalità, richiede non tanto un’adesione intellettuale, un credere con l’esercizio della sola ragione, anch’essa inadeguata, bensì intraprendere un cammino che, coinvolgendo la nostra intimità, ci porti a riconoscere il Vivente. Il Cristo che dona se stesso, rimanendo fedele alla missione affidatagli dal Padre, rivela il grande valore che ha la nostra umanità, che ha la vita di ciascuno dinanzi al mistero di Dio. Strapparci al peccato, a quel fallimento dell’umano che l’egoismo realizza con i suoi percorsi seducenti è lo scopo dell’intera esistenza del Cristo. Grazie al grande amore con cui ha avvolto la nostra storia, Egli risorge da morte e trionfa sul non senso, colma quel vuoto in cui il male desidera precipitare l’esistenza dell’uomo. Osare la gioia è l’invito del Risorto a lasciarsi attraversare dalla forza vitale della risurrezione, per annientare quanto soffoca i nostri vissuti: il peccato. Esso pietrifica i cuori nel rifiuto di Dio e del fratello; frammenta l’esistere di ognuno in scelte di vita prive di logiche umane ed evangeliche quali la solidarietà, la fraternità e la condivisione; spalanca le porte dell’abisso e della disperazione. È l’amore la risposta con cui la vita segna il suo trionfo sulla morte. Gesù Risorto dona la pace, cammina con noi divenendo riferimento imprescindibile del nostro andare. Nella storia dilaga la gioia come esistenza luminosa, ricca di pienezza e di pace. Egli diviene per tutti: forza, amore, coraggio e slancio per osare la gioia, sulle strade della vita.

Sì !    OSARE LA GIOIA !

In questo tempo segnato da passioni tristi e da un pensiero debole, il credente è chiamato ad osare la gioia con coraggio e tenerezza. Non può esserci senso e pienezza di vita se il cuore non si lascia toccare dall’amore che sgorga da un’esistenza libera e gratuita come quella di Dio. Solo quando ci sentiamo amati nella gratuità e nella libertà che il cuore mette le ali e la vita fiorisce. Non possiamo respirare gioia di vivere se l’orgoglio e il narcisismo, in cui spesso siamo avviluppati, non si sgretolano sotto la cascata di grazia che fuoriesce dalla brocca dell’ultima cena. Con essa Gesù polverizzò l’ostinazione di Pietro: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” (Gv 13,8). È qui la chiave interpretativa della Pasqua, è così che la nostra esistenza opera il passaggio miracoloso che apre agli orizzonti della gioia. Solo lasciandosi amare da Dio e schiudendo il cuore alla forza del Vangelo, possiamo riconoscere l’infinito amore di Dio per noi, l’unico capace di condurre alla vera gioia. La Peccatrice perdonata (Lc 7), Zaccheo (Lc 19) e il Buon Ladrone sulla croce (Lc 23), sono alcuni  testimoni autentici di questa vita trasfigurata e redenta, vite che si sono lasciate guardare dall’Amore e si sono innamorate della vita.

Così la Pasqua diviene cammino di liberazione, rinuncia a possedere piccole unità di misura della felicità, per lasciarsi condurre verso luminosi orizzonti di vita. La Pasqua diviene coraggio, capacità di agire col cuore, lasciando che il vivere si attesti nell’ascolto di aneliti profondi. La Pasqua diviene vita che fiorisce, lasciandosi rigenerare dalla fiducia che libera il cuore dalla paura della morte. In definitiva la Pasqua è risurrezione del vivere che si attesta nel lasciarsi attraversare dal dono dello Spirito. Esso tutto vivifica e tutto restituisce alla sua luce iniziale. Nella Pasqua l’umano prende forma aprendosi all’incontro, alla relazione con Dio, divenendo così gravido di vita da condividere, da donare. Oggi viviamo dinanzi ad una emorragia di umanità. La morte serpeggia nell’indifferenza di tutti, avvelenando e deturpando le relazioni umane e rendendoci incapaci di ascoltare il grido di aiuto che viene dai nostri figli, dai nostri giovani e da quelle sacche di umanità calpestate dall’arroganza di molti.     Non possiamo più attendere, è tempo di …

OSARE LA GIOIA !

Non si può vivere invano e con superficialità. Osare la gioia è imparare a scegliere il bello e il buono con testarda fedeltà. Oggi come ieri, il Risorto irrompe nel quotidiano, liberando ciascuno dal basso profilo a cui la mediocrità ci abitua. Egli non viene a togliere i pesi della vita ma scioglie le catene del cuore; non rimuove la croce dalle nostre spalle ma ci sostiene nella fatica del vivere; non azzera le difficoltà e gli ostacoli ma suscita stupore e inebria di fiducia i cuori. Siamo  imperfetti e unici ma figli amati, resi un prodigio dal Suo amore, ecco perché posiamo…

OSARE LA GIOIA !

Osare diviene voce del verbo amare, ovvero amare con generosità, senza riserve e reticenze.

Osare la gioia è imparare a divenire audaci nel percorrere le strade possibili del Vangelo.

Osare la gioia è aprirsi al mondo nell’intento di non interpretare la realtà a misura dei propri filtri ed interessi, ma innamorarsene, accogliendola, rispettandola e ascoltando la sua voce.

Osare la gioia è avere il coraggio di scelte controcorrente, dove il sogno si radichi in segni concreti di speranza e in gesti sinceri di amore.

Osare la gioia è vivere una vita intrisa di bene, per tutti, non solo per se stessi.


Auguri, fratelli e sorelle. Buona Pasqua a tutti e … che gioia vi colga.  Il vostro Vescovo +   don Giuseppe

                                                                                                                                          

Gli auguri di Buona Pasqua dell’Arcivescovo Giuseppe Satriano

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