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Sulla tua testa c’è una corona. E cosa viene a significare?

Covid-19, serve un antivirus contro tutte le emergenze per smettere di cercare di raccogliere #ilbrodoconlaforchetta! Continua la campagna di comunicazione promossa da Otto Torri sullo Jonio per una corretta selezione delle fonti di informazione in piena emergenza. Oggi il contributo di Nicola Candiano

Con la suspense che si conviene in questi casi, è prossimo l’arrivo nelle librerie di Riccardino, il racconto dell’ultimo caso affrontato dal Commissario Montalbano. Esso dovrà svelare anche l’epilogo del personaggio, che non può sopravvivere al suo Autore, scomparso quasi un anno fa.

In verità il romanzo era stato scritto da Camilleri già nel 2005, ma l’editrice Sellerio lo convinse a non pubblicarlo, ritenendo opportuno prolungare la vita del Commissario amato in tutto il mondo: ragioni commerciali che, per fortuna, hanno coinciso con quelle letterarie, per le tante altre storie che ci sono state regalate negli anni successivi.

Camilleri sentiva molto il personaggio del Commissario e gli era riconoscente per averlo reso famoso al grande pubblico; ma non voleva correre il rischio di essere identificato con esso. La preoccupazione era che si trascurasse l’altra parte della sua Opera, cui teneva molto: in specie quella che racconta sempre la Sicilia, nelle immaginarie Vigata e Montelusa, ma con le lancette dell’orologio spostate indietro nel tempo ed uno stile letterario sempre molto raffinato.

Romanzi storici particolarissimi: Una battuta di caccia, La concessione del telefono, Un filo di fumo, Il birraio di Preston e tanti altri titoli. Nel 1994 Camilleri, curiosando in una libreria romana, si ritrova tra le mani un libricino che racconta la storia di un contadino-capopolo di nome Zosimo, che nel 1718 fu proclamato Re di Girgenti, oggi Agrigento.

Restò “strammato” per avere ignorato quella notizia fino alla soglia dei settanta anni e decise di approfondire. Prese contatto con gli autori di quel libricino e fece qualche ricerca.

Fu così che venne fuori l’idea di costruire su quella scoperta una fantastica vicenda di popolo; di invasori stranieri sabaudi e spagnoli; di una Chiesa tentata di esercitare ovunque il suo potere temporale; di zotici e di nobili; di ricchi agrari e poveri contadini; di peste e di carestie; di violenza cieca ed inutile ma anche di trame raffinate ed efficaci; di sudditi e di Re, appunto il Re di Girgenti che diede il titolo al romanzo.

Nel descritto contesto storico, sembrava che al popolo siciliano fosse dato solo di scegliere da quale straniero farsi opprimere, se dai sabaudi in disarmo o dagli spagnoli che stavano per arrivare. E perciò Camilleri concepisce la biografia di un contadino di nome Zosimo, capopolo per caso e Re a sua insaputa, con l’ambizione di dare dignità ai suoi scalcagnati sudditi.

Sulla quarta di copertina del libro viene riportato un brano che può assumersi a sintesi della storia e delle intenzioni dell’Autore: “Una sola cosa, ma non dirla a nisciuno, manco a tò patre, a tò matre, a tò frate. Sulla tua testa c’è una corona. E che viene a significare?”. Ecco, vi si racchiude l’inconsapevolezza del ruolo e l’inadeguatezza a svolgerlo.

Fu perciò un regno brevissimo, disordinato e disorientato, caratterizzato solo da violenza distruttiva controllata con circospezione dal vero potere dei ricchi agrari e dei nobili, cioè di quelli che avrebbe dovuto combattere e che invece lo avevano fatto Re, concedendo l’illusione che fosse stato per volontà e forza del popolo. Un Regno che perciò non poteva durare, come scrive lo stesso Camilleri, “per mancanza di un realistico programma politico”.

E fu così che, al termine di una repentina parabola, lo stesso Capitano d’Armi Montaperto (una sorta di Capo dei Servizi segreti di oggi?) che lo aveva accompagnato al trono, gli fece salire anche i gradini del patibolo per essere giustiziato. Con le ultime pagine del libro che lasciano un alone di mistero sull’epilogo.

Camilleri, da par suo come sempre, in questo libro ha provato a tingere di fantasia un frammento di storia conosciuta per caso; ma finisce che il racconto stesso si fa storia, offerta al lettore nel suo valore di metafora del Potere su cui riflettere. Esso ha la forza di restituire all’attualità i temi universali trattati, dando la sensazione – a volte – di sfogliare un quotidiano dei nostri tempi.


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