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Storia di una ripartenza calabrese che poteva iniziare prima

La giornata di ieri non ci ha fatto capire un dato fondamentale: la Calabria può e deve ripartire, ma non all’improvviso. Perché non è successo prima?

di Josef Platarota

Il Covid 19 ci ha abituati a curve, grafici e numeri, allora è bene attenersi a loro, non sbagliano mai. Sei contagiati su un totale di 989 tamponi sono un dato che deve fare riflettere su una ripartenza che stenta ad attivarsi sul serio. I numeri, che suggellano un zero-virgola, ci portano ad una triste realtà: la Calabria poteva partire prima, con tutti i crismi e a piccole dosi, già da almeno due settimane. Sì, perché la nostra Regione la doppia cifra l’ha toccata poche volte e non si è mai palesata un’emergenza. Se lo si afferma – partendo dai numeri e non da un trattato di Scientology -, però, si rischia un esorcismo seduta stante.

Stato dove ti sei nascosto?

Non si è fatto perché, prima di tutto, l’Italia è un nazione che non conosce un vocabolo: responsabilità. Lo Stato (chiamiamolo così per benevolenza per il nostro glorioso passato) altro non ha fatto che affidarsi ad esperti che, per la prima volta nella Storia Repubblicana, hanno avuto pieni poteri. La Costituzione, basta leggere i giudici emeriti della Corte Costituzionale Sabino Cassese e Annibale Marini, non sta avendo alcun valore (questo ormai da tempo, ma sono altri discorsi). Per le emergenze eccezionali c’è bisogno di reazioni eccezionali, è vero e giustissimo, ma la Politica deve tornare a fare la sua parte, come la Democrazia.

Perché non ricominciare prima?

Jole Santelli non ha sbagliato i modi, ha sbagliato i tempi. La Calabria si è dimostrata terra civile e responsabile ma, fino a ieri sera, non si è detto nulla su una strabenedetta ripartenza soft, ma si è preferito creare zone rosse e minacciare il blocco di confini. L’intero Sud, e ci sono studi autorevoli a dimostrarlo, poteva ripartire gradualmente evitando così a noi cronisti di intervistare commercianti che ci hanno trasmesso, da un capo all’altro della cornetta, lacrime e rabbia.

Il problema è culturale e di responsabilità

Il Virus ci ha fatto capire quanto questo Stato, da Roma arrivando ai piccoli enti territoriali, pullula di uomini politici senza competenza. Questa è una parola che non esiste più, chiunque, senza un briciolo di dato, la mattina si può svegliare e avere la convinzione di poter concorrere per dicastero, di  poter avere uno scanno nella Corte Costituzione o di avere le carte in regola per dirigere un reparto di Pneumologia. Presidenti e Sindaci in tutta Italia, duole dirlo, si sono trasformati in autentici e moderni Ayatollah perché hanno preferito l’aura da guide spirituali da Social Network alla responsabilità del mandato popolare. Nessuno si vuole sporcare le mani e prendere decisioni. Il Sud ha pagato il ricatto del Nord: o partiamo noi o non riparte nessuno. Sarebbe stato bellissimo fargli vedere come gli “inferiori” avrebbero dettato il modello. Che occasione persa.


 

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