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Statale106: carenze infrastrutturali, quando le “vie” tarpano le ali

SS106A chi non piacerebbe avere con sé un bel genio al quale chiedere di esaudire tre desideri? Fossimo Aladino e potendo sfregare la mano sulla lampada per liberare il genio, bandendo facili ironie, uno di quei tre desideri da esprimere per il bene della collettività, sarebbe relativo ad infrastrutture degne dell’Europa: autostrade – o quantomeno “superstrade”– porti e aeroporti. Insomma, tutte quelle opportunità di mobilità che permetterebbero scambi di persone e merci e, quindi, sviluppo.
Con un simile desiderio, questa porzione di Calabria, si trasformerebbe in un Eldorado ambito da tutti: turisti, mercanti, imprenditori. Perché fra eccellenze agroalimentari, bellezze naturali ed architettoniche, cultura e clima, farebbe invidia a mezzo mondo.
Ed invece, la realtà dice ben altro. Dice che per colpa delle infrastrutture carenti o, addirittura, inesistenti, il nord est calabrese rimane solo potenzialmente il polmone economico della regione. La realtà che ci viene spiattellata in faccia, dice che la nostra via di comunicazione più importante, la strada statale 106, o come la chiamano in Europa, la E90, è la più pericolosa d’Italia per un “primato” di cui non si va affatto fieri, avendo l’indice di mortalità più alto di tutto il Paese. Una leadership negativa che spinge l’arteria ben oltre le altre statali italiane trafficate fino a quattro volte tanto come la Pontina, l’Aurelia, la Via Emilia.
Insomma, il famigerato soprannome di “strada della morte” per la statale 106, adesso è supportato, purtroppo, anche dai numeri. Non numeri qualunque, ma forniti dall’Istat con un’analisi dell’Aci (Automobile Club d’Italia), che suggerisce anche come il triste primato sia aggravato, in Calabria, dal terzo posto occupato dalla statale 18 Tirrenica.
Lo studio fa riferimento al 2012. Anno in cui in tutta Italia i morti sulle strade sono stati 3.653 in 186.726 incidenti. Di questi, 355 che hanno causato 26 decessi, si sono verificati sulla 106: dati che fanno salire l’indice di mortalità – e quindi il nefasto record – a 7,32. Il fatto si rende ancor più evidente se quell’indice lo si paragona alla media nazionale (1,96) ed a quello delle altre statali (3,99). Nello studio di Aci e Istat, sono stati considerati non il numero totale degli incidenti, perché se così fosse, in cima alla classifica ci sarebbe l’Adriatica con più di 1500 sinistri, ma le gravi conseguenze per le persone coinvolte.
A tirare le somme, in Calabria si sono verificati, solo nell’anno 2012, 355 incidenti e 62 morti. E ciò, mentre l’Anas ha “messo in cantiere” lavori ancora in fase di progettazione, come quelli che ci interessano più da vicino: il megalotto 8 (Sibari-Mandatoriccio), o in fase di gara d’appalto come i lavori di messa in sicurezza sul tratto jonico cosentino fino a Rossano. Quelli fra Sibari e Roseto sono stati già appaltati (megalotto 3), mentre i cantieri stanno lavorando sulla statale 543, il raccordo Sibari (ss106)-Firmo (svincolo A3). Insomma, uno dei tanti compiti del nuovo governo regionale sarà anche quello di vigilare, controllare e, ove possibile, stimolare l’Anas affinché concluda i lavori nel giro di qualche anno.

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