Home / Attualità / Sposi senza prospettive. Aumento delle natalità solo con il lavoro, altro che bonus…

Sposi senza prospettive. Aumento delle natalità solo con il lavoro, altro che bonus…

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

Senza lavoro non può esserci aumento demografico. In questi giorni di campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento si discute molto di Banca Etruria e del ruolo del ministro Boschi, poco si parla di programmi. E quando lo si fa, peraltro, avviene in maniera sbagliata e sconnessa rispetto alle reali esigenze della Nazione. Tra queste il decremento delle nascite. Partiti e movimenti hanno pensato di risolvere il problema con incentivi di 80 euro a figlio tra bonus bebé (tra l’altro confermato solo per i nati nel 2018) e altro. E questa dovrebbe essere la terapia d’urto per la famiglia? Nelle ultime ore affiorano proposte di eventuali aumenti, e della costituzione di un reddito dell’infanzia o di cittadinanza. Tutte risorse che dovrebbero essere convogliate in processi di produttività tali da garantire crescita economica, sviluppo, occupazione. Si sta perdendo di vista forse che molte aziende lasciano l’Italia a beneficio di altri Paesi in cui la pressione fiscale è contenuta. E molte imprese estere non mettono più piede in Italia. Tutto ciò ha prodotto persino  fragilità nei rapporti contrattuali tra datore di lavoro e lavoratori, mandando alle ortiche nobili battaglie sulle tutele.

BASTA PALLIATIVI, GUARDIAMO ALLA SOSTANZA

E’ tempo di guardare in faccia la realtà: i problemi vanno affrontati alla radice e non certo con i soliti palliativi utili a incantare le masse. Se si fa una analisi attenta della società notiamo, prevalentemente al Sud, che la celebrazione di matrimoni avviene grazie al sostegno di familiari, genitori, nonni che sacrificano le proprie pensioni.  Insomma ci si sposa nella precarietà lavorativa. Ci si lancia, si rischia, poi il tempo – si pensa – aggiusta le cose. Niente di più sbagliato! E non è un caso se in molte famiglie vigono il disordine, il caos, la tensione, i conflitti.  Si decide persino di mettere al mondo dei figli, un po’ come avviene nelle popolazioni dell’Africa in cui si dà la vita a creature senza futuro. In questo si rinviene un alto senso di irresponsabilità. Ci si sposa quindi e si procrea ma nell’instabilità economica. Non a caso, non esistono più le famiglie numerose di un tempo come nei regimi totalitari quando si dava vita a provvedimenti di sostegno attraverso una politica demografica espansiva. Al tempo, le coppie erano destinatarie di agevolazioni fiscali, sconti per viaggi di nozze e affitti, canone agevolato ed altro. Oggi invece si pensa finanche di tassare donazioni o regali in denaro che gli sposi ricevono (in materia di tracciabilità). In questo contesto diviene oltremodo arduo ipotizzare un incremento delle natalità se non attraverso una seria politica a sostegno del lavoro. Chi parla di altro fa propaganda ingannevole ai danni di chi è ancorato alla speranza.

IN CALABRIA LA CONSUMAZIONE DI UN DELITTO DI STATO

In Calabria poi, quel che si consuma è un delitto di Stato. Una regione che presenta caratteristiche naturali straordinarie, dove si potrebbe vivere davvero di solo turismo e agricoltura, e invece ci si perde nei meandri dell’equilibrismo, dell’ignoranza, dell’incompetenza, dell’assistenzialismo e del malaffare. Nella Sibaritide ancor peggio. Aumenta lo sdegno per le potenzialità non sfruttate al meglio. Basta dare uno sguardo a come sono utilizzate le zone collinari e la costa. Meraviglie che se possedute altrove rappresenterebbero delle vere e proprie miniere. Qui invece abbiamo consentito la progressione graduale dell’abusivismo edilizio, spesso neanche di necessità, e una gestione del territorio farlocca che ha irrimediabilmente compromesso ipotesi di sviluppo capaci di garantire occupazione, economia, famiglia, figli. Ancora oggi, nonostante le profonde e gravi consapevolezze, si ostenta a prenderne atto. A una politica che tentenna sulle grandi scelte, le masse preferiscono tacere. E sempre in silenzio, una larga porzione di cittadini decide di lasciare queste nostre terre meravigliose. Molto dipende da cultura e mentalità. Qui si nota una stagnante latitanza delle istituzioni, dei tanti intellettuali, della scuola. Agenti distribuiti in ordine sparso che, al contrario, dovrebbero imparare ad interagire dando vita non certo alle solite manifestazioni di facciata, ma di sostanza.


Commenta

commenti