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Spoke, infermieri allo stremo: «Che fine ha fatto il personale destinato al centro Covid?»

L’allarme dei sanitari dell’ospedale di Corigliano-Rossano: «Così non è possibile assicurare nemmeno il pre-triage per i sospetti covid»

sanità

Lo avevamo anticipato nei giorni scorsi e oggi quelli che erano solo sospetti (ovviamente suffragati da constatazioni di fatto) trovano conferma nella denuncia degli infermieri dello spoke di Corigliano-Rossano: i nostri due ospedali non sono in grado di poter affrontare, nemmeno nell’ordinario, l’emergenza covid. E questo perché manca personale. Si è fatto tanto durante la scorsa primavera per allestire, anche in tempi record, un centro per il trattamento dei pazienti sospetti/affetti da Sars-Cov-2 (percorso e tac dedicati, reparto di pneumologia e prossimamente anche un laboratorio per il processamento dei tamponi) per poi, alla fine, venire a conoscenza che non c’è personale per gestirlo.

«Si precisa che tale situazione comporta notevole disagi  ai  pazienti, considerato che i loro bisogni non possono essere totalmente soddisfatti». Parte da qui la missiva che gli infermieri del pronto soccorso dello Spoke di Corigliano-Rossano hanno inoltrato al Prefetto di Cosenza, Cinzia Guercio, al commissario ad acta per la sanità in Calabria, Saverio Cotticelli, al commissario dell’Asp, Simonetta Bettelini, al direttore sanitario dello Spoke di Corigliano-Rossano, Pierluigi Carino, e per conoscenza anche al sindaco Flavio Stasi.

«A distanza di tempo dall’ultima denuncia – scrivono – si ritorna  a parlare delle condizioni di mal organizzazioni dell’utilizzo del personale e della organizzazione della struttura. Il personale in servizio al Pronto Soccorso è sfinito dall’enorme carico di lavoro, e dalla cattiva organizzazione della struttura. Si parla di centro Spoke, centro di eccellenza e addirittura di centro Covid ma alla fine sono solo parole. Per disposizioni del Direttore Sanitario e del Coordinatore Infermieristico del P.O. di Rossano, si trasferiscono unita’ infermieristiche dal P.S. di Rossano verso altri presidi per poter ripristinare Unita’ Operative aumentando ancor  di piu’  le responsabilità e il carico di lavoro del personale restante, e inoltre, non si potra’ garantire il servizio nelle tensostrutture adibito per il pre-triage (chiuse da tempo per la mancanza del personale infermieristico).  E’opportuno segnalare che operare in condizioni di criticita’ comporta un notevole stress psico-fisico ed espone il personale operativo a rischio di carattere medico legale e di sicurezza (D.lgs.626/94).  Il personale restante lavora in regime di straordinario anche 18 ore al giorno per sopperire a tutte queste carenze create, che secondo l’art.34 del CCLNL e secondo una disposizione del Direttore Generale del 30/04/2013, non è possibile utilizzare, ovvero,  “ lo straordinario,infatti non può essere utilizzato come fattore ordinario di lavoro (cit.)».

E a questo punto la domanda sorge spontanea: il personale assunto per l’emergenza Covid-19 che fine ha fatto? Anche perché insieme alle tante iniziative (e soldi pubblici) messi in campo per allestire la struttura del “Giannettasio” nel maggio scorso c’era stata anche una delibera di assegnazione di nuovo personale da destinare al nosocomio. Personale che è arrivato ma ad oggi – a detta degli infermieri – non si sa che fine abbia fatto.

«Per tale motivo – conclude la missiva/denuncia – chiediamo con estrema urgenza che venga adottato ogni intervento ritenuto utile per la soluzione della criticità sopra elencata, in particolare che venga reperito urgentemente nuovo personale dedicato per ogni specialistica presente. Nell’interesse dell’utenza in assenza di una idonea risposta ci riserviamo di intraprendere ogni iniziativa ritenuta utile per la soluzione della criticità».


 

 

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