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Spoke Corigliano-Rossano, tutti ne parlano ma in pochi sanno cos’è. Ecco numeri e nomenclature di un ospedale

IL REDAZIONALE – Lo Spoke di Corigliano-Rossano è la realtà ospedaliera che, prima di tutte, ha realizzato la fusione delle due Città. In questi ultimi giorni si fa un gran parlare sulla riorganizzazione degli ospedali. Nel gran parlare si compiono, però, anche errori grossolani. Per carità, errori non voluti, ma che rappresentano l’esempio lampante di come la capacità di comunicare al meglio con la gente e, quindi con gli utenti, è un elemento essenziale.

Partiamo dal principio, cercando di spiegare nel migliore dei modi possibili le nomenclature e gli aspetti di questa organizzazione ospedaliera che non piace a nessuno ma che, in realtà, se tutti la conoscessimo bene non la considereremmo la soluzione a tutti i mali ma, probabilmente, la vedremmo sotto un altro aspetto. Non certo come il male assoluto.

PUNTO PRIMO: COSA È L’OSPEDALE SPOKE?

Letteralmente è un “ospedale ramo”. Quindi, un ospedale di secondo livello (che non significa secondario) che è legato in rete all’ospedale principale, detto Hub, che dall’inglese significa appunto “perno”, fulcro, centro. Il nostro ospedale Hub – quello a cui fa riferimento l’Ospedale di secondo livello di Corigliano-Rossano – è l’ospedale “Annunziata” di Cosenza. Oltre a Corigliano-Rossano, l’Annunziata è centro di riferimento anche degli Spoke di Castrovillari e Paola-Cetraro.

PUNTO SECONDO: PERCHÉ GLI OSPEDALI DI CORIGLIANO E ROSSANO SONO STATI RIUNITI IN UNICO SPOKE, DIVENTANDO OSPEDALE DI SECONDO LIVELLO?

Il 22 ottobre 2010, l’allora Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, nell’ambito di una necessaria riorganizzazione della rete ospedaliera e assistenziale scaturita da un debito epocale di oltre 2,1 miliardi di euro (dato del 2007), vara il Decreto 18 delle tre reti assistenziali: Ospedaliera, Emergenza-Urgenza, Territoriale. All’epoca si pensò di ridelineare – proprio per razionalizzare e diminuire il debito – tutta la rete assistenziale sul territorio. E quindi, per sopravvenute esigenze, i grandissimi ospedali diventarono grandi, i grandi ospedali (come quelli di Corigliano e Rossano) diventarono piccoli, i piccoli ospedali (come quello di Cariati e Trebisacce) vennero soppressi. Insomma, immaginate una Matriosca che si restringe in lavatrice! Per evitare, quindi, che un territorio che aveva, e ha ancora, una utenza complessa ed un’area geografica estesa venisse drasticamente depotenziato si pensò di istituire tra gli ospedali di Corigliano e Rossano un asse univoco, così che entrambi – insieme ed in un’ottica provinciale – potessero continuare a mantenere tutti i servizi primari. È così che da due aree chirurgiche (una a Corigliano e l’altra a Rossano) si è passati ad una. E stesso discorso per l’area medica. Questo in un’ottica del tutto razionale: quindi una sola Chirurgia, un solo blocco operatorio, una sola Medicina, e via discorrendo. Insomma un unico grande ospedale, con un piede a Corigliano e l’altro a Rossano, con tutte le specialità.

PUNTO TERZO: COME È ORGANIZZATO LO SPOKE DI CORIGLIANO-ROSSANO?

Partendo dal punto, quindi, che i due Ospedali Spoke di Corigliano-Rossano devono essere considerati come unica grande realtà ospedaliera territoriale, e quindi come un unico ospedale che ha due sedi (una nel Giannettasio allo Scalo di Rossano e l’altra nel Compagna nel Centro storico di Corigliano), il quadro dovrebbe essere, nella sua complessità, più semplice da osservare. Il commissario Scura, subentrato nel 2014 alla guida del Dipartimento della Sanità della Regione Calabria, come organo super partes alla politica, nel 2016 vara un nuovo Decreto. Si tratta del Decreto 64/2016 sulla riorganizzazione della rete assistenziale territoriale. In questo documento il commissario stabilisce degli elementi essenziali per l’ospedale Spoke di Corigliano-Rossano. Innanzitutto viene studiata la disposizione logistica e strutturale delle due strutture che compongono l’unico nosocomio. E viene stabilito che Corigliano, più difficile da raggiungere, trovandosi lontano dalle principali vie di comunicazione, dovrà essere una sede ospedaliera destinata perlopiù alla lungodegenza e ai servizi sanitari programmati; mentre la sede di Rossano, logisticamente più idonea alle attività emergenziali e dotata di elisuperficie, per l’atterraggio ed il decollo degli elisoccorso, dovrà sopravvenire alle esigenze più estemporanee e di prima urgenza. Così veniva stabilito di insediare l’Area Medica a Corigliano, comprensiva del punto nascita (che prima era a Rossano), e l’Area Chirurgia a Rossano comprensiva dei reparti di Ortopedia e Traumatologia (che prima erano di riferimento a Corigliano). Una riorganizzazione pressoché oggettiva anche se non del tutto esaustiva delle esigenze dell’utenza, che è ancora in fase di attuazione ma che una volta attuata dovrebbe quantomeno tamponare l’emergenza in atto.

PUNTO QUARTO: QUANTI POSTI LETTO VENGONO ASSEGNATI ALLO SPOKE DI CORIGLIANO-ROSSANO DAL DECRETO 64/2016?

Il Dca 64 assegna al nostro ospedale 273 posti letto, 35 in più rispetto ai posti letto stazionanti nei due ospedali al 17 febbraio 2016 (giorno di entrata in vigore del Decreto commissariale). Di cui 225 in degenza ordinaria, 28 in day surgery e 20 in day hospital. Al momento mancherebbero all’appello circa 50 posti letto sulla dotazione totale ma questo perché mancano i medici che nel frattempo sono andati in pensione oppure sono stati trasferiti.

PUNTO QUINTO: NUOVO PERSONALE MEDICO PER LO SPOKE DI CORIGLIANO-ROSSANO

I posti letto di un presidio ospedaliero sono direttamente proporzionali alla presenza di personale medico nelle strutture. Immaginate di avere un ospedale con 500 posti letto e solo 10 medici. Non sarebbe un ospedale, ma un Lazzaretto! Ecco perché bisogna avere nuovo personale medico, per avere più posti letto e quindi una migliore assistenza sanitaria. Dicevamo, in precedenza, che al momento sullo Spoke di Corigliano-Rossano mancherebbero circa 50 posti letto e questo perché l’Ufficio del Commissario, in accordo con il Governo della Regione, e con il management aziendale dell’Asp di Cosenza, ha avviato le procedure per l’assunzione di 14 nuove figure mediche professionali. Una volta rimpinguato l’organico si procederà all’attivazione completa dei posti letto.

PUNTO SESTO: PERCHÉ HANNO INAUGURATO A MARZO SCORSO IL REPARTO DI MEDICINA DI ROSSANO E POI LO HANNO CHIUSO?

Innanzitutto ci correggiamo da soli! Non hanno inaugurato il Reparto di Medicina, ma hanno inaugurato la riqualificazione di un’area dell’ospedale Giannettasio in cui era allocato il reparto di Medicina che oggi, come da Decreto commissariale, è stato trasferito nel presidio di Corigliano. Quello spazio riqualificato con soldi pubblici, e quindi con soldi di noi tutti cittadini e contribuenti, infatti, non sarà sprecato. Perché già in questi giorni è in atto il trasferimento in quell’area del Giannettasio del Reparto di Chirurgia (allocato al secondo piano). Sorge spontanea, ovviamente, una domanda: e dove c’era Chirurgia che cosa ci fanno? Quei locali saranno, anche loro, a breve, sottoposti a ristrutturazione e adeguamento degli standard di sicurezza previsti. E una volta terminati i lavori si completerà il definitivo stazionamento dell’intero comparto di Chirurgia a Rossano e quello di Medicina a Corigliano.

PUNTO SETTIMO: AD OGGI È PIÙ AVVANTAGGIATO IL PRESIDIO DI CORIGLIANO RISPETTO A QUELLO DI ROSSANO?

A prescindere che in un’unica grande città dove insiste un ospedale completo con due sedi distaccate (Corigliano e Rossano) e dove le ragioni del campanile dovrebbero essere del tutto accantonate, un ragionamento del genere non ha ragione di esistere, andiamo al dunque. Non c’è un ospedale migliore dell’altro. Lo abbiamo detto in precedenza. Sicuramente l’attuale ridistribuzione del servizio sanitario e ospedaliero nel nostro territorio non è al massimo delle sue potenzialità. Ma questo lo sappiamo già da anni e paghiamo gli sperperi che sono stati compiuti in decenni di gestione della sanità calabrese. E ne siamo tutti consapevoli. Oggi dobbiamo tirare la cinghia e cercare di contribuire tutti a risanare le casse. Ma non solo in Calabria. Dappertutto è così!

Questo è quello che risulta dalla carte, dai decreti e dalle diverse fasi riorganizzative a cui è stata sottoposta la nostra sanità. Abbiamo cercato solo di fare una “traduzione” semplice perché tutti (soprattutto i non addetti ai lavori) ne possano beneficiare. Non prendiamo posizioni e ci atteniamo ai numeri. Che sono la linea guida da cui partire sempre. Ci siamo solo permessi di fare un accenno – seppur velato – all’inutilità di alcune polemiche che alle volte emergono e alle quali comunque e democraticamente continueremo a dare voce e spazio, anche se ultimamente – è proprio il caso di dire – tutti stanno sparando sulla croce rossa.


 

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