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Sorical replica al Movimento Acqua per Tutti

Replica della società a margine dell’audizione in Commissione Statuto del Movimento Acqua per tutti 

soricalA margine dell’audizione in Commissione Statuto del Movimento Acqua per tutti di Corigliano Rossano, la Sorical sottolinea come si sia auspicato l’inserimento, nella parte dei principi, il riconoscimento del “diritto all’accesso all’acqua e ad una gestione pubblica e partecipata”. “La portavoce Elisabetta Salatino – si legge nella nota della società – si è spinta fino a sostenere che se dipendesse dal Comitato, “inseriremmo nello Statuto che Corigliano-Rossano è desoricalizzato”. Una tesi che dimostra scarsa conoscenza delle leggi e dei fatti, intrisa da tanta demagogia spicciola. Premesso che i Comuni in Calabria gestiscono in deroga il servizio idrico, nonostante una legge dello Stato ne abbia sancito la decadenza dal 2014, dovrebbe essere noto che in futuro sarà un gestore unico regionale, individuato secondo le disposizioni di legge dall’Autorità Idrica calabrese, ad erogare il servizio direttamente ai cittadini, senza alcuna competenza diretta nella gestione da parte dei comuni. Ma ciò che viene ignorato dal Comitato è la circostanza che il ruolo di Sorical nella gestione del servizio idrico del comune è del tutto marginale. Anzi, possiamo affermare, senza tema di smentita, che l’acqua erogata ai serbatoi della città è minima rispetto alla dotazione complessiva, ma di qualità, come dimostrano le migliaia di analisi effettuate che a breve renderemo pubbliche.

Ricordiamo che lo storico acquedotto Neto-Fallistro porta l’acqua sorgiva dal cuore della Sila ai due centri storici; L’acquedotto Eiano trasporta l’acqua del Pollino nella frazione Apollinara.  Infine Sorical alimenta la sola zona sud di Rossano con l’acquedotto Macrocioli e il campo pozzi Trionto. Tutto il resto del territorio di Rossano e Corigliano viene gestito da decenni direttamente dal Comune. A scanso di equivoci, è giusto battersi, come fa il Comitato per il “diritto all’accesso dell’acqua”, ma sarebbe meglio spostare l’attenzione sull’effetti che i cambiamenti climatici e l’antropizzazione del territorio sta avendo sulle falde da cui attinge l’acqua il Comune. Il caso di pozzo di via Vieste è un chiaro campanello di allarme: l’eccessivo emungimento delle falde nel tempo può causare il repentino deterioramento delle caratteristiche chimiche dell’acqua al punto che potrebbero venire meno i requisiti di potabilità. Ciò è accaduto e sta accadendo in diverse zone della Calabria e su questo i decisori pubblici devono determinarsi se non vogliono mettere a rischio il diritto all’accesso dell’acqua per le future generazioni”.


 

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