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Società malata e cattiverie: attenti a stare troppo tranquilli…

Attenti ché la corda, prima o poi, si può spezzare…

Una società è sempre lo specchio della gente che la forma, che la abita, che la vive. L’uomo, rispetto all’animale, ha dalla sua parte la ragione: può contare sull’intelletto per ogni occasione. C’è, però, che capita troppo spesso il contrario. Si fanno funzionare poco il cervello e la ragione: la cattiveria dilaga e non fa sconti a nessuno. Un vero e proprio tritacarne, con cui troppo spesso bisogna fare i conti. E’ la società del sospetto, della diffidenza sempre e comunque, delle cattiverie gratuite, delle lettere anonime, delle diffamazioni impunite. Una società malata. Che poggia le basi sul senso di frustrazione e di impotenza di emerite nullità che nella vita non hanno mai concluso nulla di buono. In effetti, chi se non i vagabondi, i nullafacenti e i repressi danno il meglio di sé nel criticare sempre gli altri e ordire vere e proprie congiure e cattiverie? Chi lavora sodo tutto il giorno non ha peraltro neppure il tempo per pensare a certe cose. Ha altri interessi, in primis quello di lavorare e dare lavoro a tante famiglie.

ATTENTI: LE INDAGINI POSSONO ARRIVARE DA UN MOMENTO ALL’ALTRO

Poi, come dicevamo, ci sono quelli che nella vita non contano e non hanno mai contato nulla. Sono maestri a giocare con due mazzi di carte, giocando un po’ con uno un po’ con l’altro. Bravi a riportare la notizia prima a destra e poi a sinistra e viceversa. Tradendo prima l’una e poi l’altra. Sono coloro i quali hanno un nome ben definito: si chiamano doppiogiochisti. Non sanno, però, che le persone possono iniziare ad aprire gli occhi quando meno se l’aspettano, isolandoli e mettedendoli all’angolo. Perché poi non si tratta altro che di falsi amici. Sempre possibili destinatari, peraltro, di indagini che ne metterebbero a nudo tanto l’ipocrisia quanto la loro vera vita trascorsa tra menzogne, cattiverie e doppiafaccia. Attenti, quindi: perché le cattiverie, quando si fanno, si possono rivoltare verso gli stessi autori.

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