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Sindaci & Hobby: amano la lettura, lo sport, la natura. E il latino!

di MARTINA FORCINITI

sindaci-jonioGiacche leggere e camicie dal colletto alla francese: è così che li vediamo il più delle volte, i nostri sindaci. Sempre eleganti, certo affabili. Ma tutti composti in quella sensibilità istituzionale che mostrano a mo’ di spilla appuntata sui baveri.
Sono amministratori. Che per noi spesso, non sono che un ruolo. Ma quelli che, in fondo, sono gli unici rappresentanti del territorio ad essere democraticamente eletti, l’ultimo presidio che ci rimane, hanno il tempo di tornare uomini? Perché nel bel mezzo di vere e proprie emergenze, continue penurie di risorse materiali ed umane, sforbiciate dai tagli erariali, arriva il momento di rientrare a casa. Di staccare la spina dei doveri. E, magari, di ritagliarsi del tempo per sé stessi. Se ci si riesce.
«I miei familiari si sono ritrovati spesso da soli. Da qui alla decisione di trasferirsi fuori città il passo è stato breve». Questo perché per Giuseppe Antoniotti, sindaco di Rossano, conciliare impegni di lavoro e famiglia non è affatto facile. «Gli obblighi istituzionali ti riempiono la giornata. Capita di dover saltare il pranzo o, una volta tornati a casa, di trascorrere la serata al pc a leggere la posta. Per non parlare dei fine settimana. Quando posso, scappo dalla mia famiglia. Ma il più delle volte eventi e occasioni istituzionali richiedono la mia presenza». E se ci fosse più tempo? «Viaggerei. E tornerei a sciare».
E se quello del sindaco non è l’unico lavoro da tenere in piedi, le cose si fanno ancora più complicate. «Tempo libero? È fuori discussione – dice Antonello Ciminelli, sindaco di Amendolara -. Riesco a malapena ad occuparmi del mio studio legale». Ma per il primo cittadino jonico, hobby (qualora potesse averlo) farebbe rima con territorio. «Cultura e ricerca archeologica sono i miei veri passatempi. Per questo, se potessi, studierei per fare sperimentare nuovi turismi, proposte compatibili con l’identità territoriale, con l’offerta. Inizierei una ricostruzione storica che confermi, una volta per tutte, che Amendolara è l’antica Lagaria».
Per alcuni lasciare l’attività amministrativa dietro i portoni dei municipi è impossibile. «Nonostante ci provi con tutte le mie forze. Quando si è sindaci di piccoli comuni, il telefono squilla a tutte le ore». Angelo Donnici, primo cittadino di Mandatoriccio, ha però i suoi piccoli svaghi. «Sono un appassionato di cinema e di calcio, che però guardo sulla pay-tv dal divano di casa. Con qualche giorno in più per me, dedicherei più tempo al mio lavoro di avvocato. E poi, mi piacerebbe tanto viaggiare». Per altri, a isolarsi dal mondo (e dal lavoro) dopotutto ci si guadagna. «Ci sono i miei nipotini, i miei libri, le mie ricerche. E la passione per il latino, che elasticizza la mente». Un hobby, quello della traduzione pomeridiana di versioni latine che Giuseppe Geraci, sindaco di Corigliano, suggerisce e promuove. «Tutti dovremmo studiare il latino, riscoprire l’origine della nostra lingua. E viaggiare in un mondo che non è poi così lontano da quello di oggi».
Un paio d’ore al giorno è tutto il tempo che Franco Mundo, sindaco di Trebisacce, riesce a sottrarre ai doveri istituzionali. «Per la famiglia, prima di tutto. Per leggere tanti libri. Ed, ebbene sì, anche per cucinare». Ci vorrebbe proprio una clessidra più grande. «Passerei molto più tempo con i miei familiari e i miei cari. E leggerei ancora più libri».
Il profumo della carta è una tentazione irresistibile per molti amministratori. Anche per Filippo Sero, sindaco di Cariati, un primo cittadino tutto comune e famiglia. «È forte l’esigenza di dedicare il poco tempo che ho ai miei cari. Per questo, oltre ad un libro in più sul comodino (tra i tanti classici letti direttamente dal greco) e ad assecondare la passione per il Nordic Walking (la camminata coi bastoni), se avessi più tempo libero lo trascorrerei con la famiglia. Per gite fuori porta e per coltivare con le mie figlie l’interesse comune per le città d’arte».

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