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Sindaci calabresi da stamani a Roma per sit-in a Palazzo Chigi

Una delegazione di sindaci calabresi (Acri, Villapiana, San Marco Argentano, Lungro, Cariati, Cassano Jonio, Diamante, Marzi) ha iniziato questa mattina (martedì 22) un sit-in muto a Roma davanti a Palazzo Chigi, sede del Governo. Questo l’appello.

La storia europea dell’ultimo trentennio è un libro aperto su come sia stato possibile superare i gravi ed oggettivi gap infrastrutturali e di sviluppo esistenti tra diverse regioni all’interno degli stessi Paesi membri. Quanto accaduto in Irlanda, in Spagna, con la riunificazione tedesca e con diversi Paesi dell’est dimostra, al di là di ogni altra valutazione locale o di carattere internazionale, come la garanzia degli stessi diritti fondamentali all’interno di uno stesso territorio nazionale e, quindi, il conseguente riequilibrio delle stesse opportunità di crescita e di sviluppo omogeneo per l’intera popolazione residente nello stesso Stato, possono essere obiettivi concreti e precise azioni di governo nazionale con risultati misurabili in una generazione.

Il gigantesco divario esistente, in termini di infrastrutture primarie e di garanzia effettiva dei diritti fondamentali, tra il Sud ed il Nord del nostro Paese, rimasto sostanzialmente intatto se non peggiorato dalla nascita ufficiale del Regno d’Italia il 17 marzo del 1861 resta ad oggi l’unico gap di sviluppo interno all’Unione Europa non ancora risolto dopo quasi 7 generazioni.

L’immagine negativa di questa ferita ed emergenza nazionali che purtroppo certifica, al di là di ogni promessa o impegno costituzionale, la reale divisione del Paese in due aree, una sviluppata e l’altra sottosviluppata, è sicuramente rappresentata dalla Calabria, per la somma di tutti i certificati primati negativi che la distinguono perfino rispetto alle altre regioni meridionali.

Non riuscire a garantire ai calabresi ed ai meridionali, a distanza di 159 anni dall’unificazione formale dell’Italia, quegli stessi diritti fondamentali e costituzionali alla circolazione ed alla mobilità, alla sicurezza ed alla giustizia, alla salute ed ai livelli essenziali di assistenza e quindi, in una parola, quelle stesse pari opportunità di concorrere, crescere e svilupparsi,  garantite ai cittadini residenti nelle altre regioni del Paese equivale ad ammettere il fallimento politico dell’Unità nazionale sancita all’Articolo 5 della nostra Costituzione.

È, questa, oggi, l’ultima e vera questione meridionale da affrontare in Europa. È, questa, l’ultima reale possibilità che, recuperando il secolare ritardo di sviluppo del suo Sud, unita non solo geo-politicamente ma anche per condizioni omogenee di diritti e sviluppo socio-economico, l’Italia ha di rafforzare definitivamente la sua competitività in Europa e nel mondo.

Ecco perché il Governo Italia può e deve fare, oggi, della Calabria il più grande laboratorio europeo per l’innovazione e la sostenibilità ed evitare che il Recovery Fund si trasformi in una nuova occasione persa, dopo la Cassa del Mezzogiorno e decenni di Fondi strutturali europei.

La Calabria ha bisogno di infrastrutture primarie e digitali, di garanzia dei diritti fondamentali ed allo stesso tempo di investimenti nel capitale umano. È questo l’appello dei Sindaci di questa terra in vista dell’adozione del Piano Nazionale che il Governo presenterà alla Commissione Europea come stabilito nell’ormai storico Consiglio di metà luglio scorso. Al Governo di questo Paese chiediamo di puntare su un vero piano di rilancio della Calabria e del Sud fondato su due pilastri: eguali diritti ed eguali condizioni di concorrenza, innovazione e sostenibilità.

Al Governo di questo Paese chiediamo un grande piano di investimento nella sanità di qualità, per ottemperare a quel diritto sancito dall’Articolo 32 della Costituzione Repubblicana e fermare il flagello sociale ed economico dell’emigrazione sanitaria, una vera e propria vergogna nazionale che evoca i tempi più bui del secondo Dopoguerra.

Al Governo di questo Paese chiediamo un grande piano infrastrutturale per i trasporti e  la mobilità con interventi ed opere  necessari a dare alla Calabria un sistema di mobilità delle merci e delle persone più efficace ed efficiente ed un trasporto ferroviario uniforme e moderno come nel resto del territorio nazionale. Al Governo di questo Paese chiediamo più sicurezza e giustizia per i cittadini garantendo la necessaria presenza sui territori dei  presidi a ciò deputati. Al Governo di questo Paese chiediamo Innovazione nel digitale, realizzando in Calabria un grande centro di studio, ricerca e sperimentazione nelle nuove tecnologie del 5G, del Big Data e del calcolo quantistico. Un progetto che possa fermare l’emorragia di cervelli ed attrarre le migliori intelligenze del Continente.

Ma innovazione digitale significa anche colmare l’enorme divario esistente con le altre regioni europee in termini di connettività, il vero fallimento delle famose (e mai realizzate) TEN-Reti Trans-Europee ed il vero fallimento meridionale dell’Articolo 16 della Costituzione.

I Sindaci calabresi chiedono di non sprecare questa nuova occasione, di guardare ai modelli virtuosi protagonisti della storia europea degli ultimi trent’anni e di imparare dagli errori del passato, quando con la Cassa del Mezzogiorno, prima, e con i Fondi Strutturali, poi, Roma è sempre arrivata troppo tardi.

Non abbiamo bisogno di mega infrastrutture fisiche che rischiano di essere obsolete prima ancora di partire. Il Piano che ci aspettiamo dal Governo deve avere al centro la sostenibilità ed il capitale umano. La Calabria è un territorio poco densamente popolato, dalla straordinaria biodiversità e con una ortografia eccezionale che da limite millenario alle comunicazioni interne diventa oggi vero valore aggiunto in tutte le direzioni, a partire da quelle delle nuove politiche per i turismi.

Questo è il nostro petrolio e chiediamo al Governo del Paese di consentirci di accedere, con pari opportunità reali, agli strumenti destinati a farne esplodere finalmente le potenzialità. Investiamo nel capitale umano, nella difesa e promozione della filiera agroalimentare e del patrimonio identitario distintivo, nella blue economy e nel turismo ecosostenibile.

Chiediamo anche un grande piano di messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico, di lotta alle ecomafie, bonifica del paesaggio e valorizzazione strategica dell’entroterra che rappresenta tre quarti della nostra regione.

La Calabria può e deve diventare paradigmatica: il biglietto da visita dell’Italia nel mondo. Capace di attrarre per la sua qualità di vita. I nostri borghi possono ospitare gli smart workers e gli stratupper in fuga dalle grandi città. Le nostre colline e le nostre campagne possono rispondere alla domanda di qualità, salute e sicurezza alimentare, dalla pianta alla forchetta, in crescita nel mondo. È per questo che al Governo Nazionale chiediamo di investire nell’innovazione e nella sostenibilità. E chiediamo che il Piano abbia come orizzonte il 2050 e non sia tarato sull’oggi.

Diversamente, continueremo ad essere l’ultima regione d’Europa. E Roma, insieme alla Calabria, continuerà ad essere bocciata dalla Storia, costringendoci a considerarci non parte della stessa comunità e dello stesso territorio nazionali e quindi spingendoci a ritenere molto più vantaggioso fare appello agli aiuti internazionali previsi per i paesi del terzo e quarto mondo in via di sviluppo.


 

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