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Sindacati su Enel: “Riapriamo le trattative”

enelSull’onda delle sensazioni raccolte in occasione del nostro viaggio fra le tensioni operaie, L’Eco dello Jonio ha deciso di “svegliare” quei sindacati dormienti che, nello scorso numero, ci chiedevamo che fine avessero fatto, quali forze stessero mettendo in campo per far sì che decisioni distratte e prese “nel chiuso delle stanze” non mettano in pericolo decine di posti di lavoro.
Cosa si può fare perché questa gente non si ritrovi tra capo e collo un licenziamento che, dopo anni di allarmati moniti lanciati a più riprese, avrebbe ancor di più il sapore della beffa? Una domanda che abbiamo girato ai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl zonale e Uiltec, nell’interesse sì dei lavoratori ma anche dei tanti che sperano nella rinascita di un territorio che sta per parcheggiarsi al capolinea della sua corsa verso lo sviluppo.
«Purtroppo, come spesso accade – ci dice Gino Campana, segretario generale Uiltec Calabria – si cerca di chiudere il cancello quando i buoi sono scappati. Sapevamo bene quello che sarebbe successo se la politica locale non si fosse interessata del problema, lasciando da parte le questioni di principio, e come sindacato unitario abbiamo cercato di allungare al massimo la vita produttiva del sito. Ora non ci sono più motivazioni che ci consentano di chiedere ulteriori proroghe alla chiusura».
«Tra l’altro – continua Campana – l’energia che serve da Trapani a Trento la producono le due centrali di Brindisi e di Civitavecchia, funzionando a metà della potenza installata.
Il gravissimo problema riguarda i lavoratori dell’indotto, ma anche la città di Rossano, che dovrà registrare presto un mancato introito economico nelle casse comunali, dovuto proprio alla non produttività del sito. I lavoratori dell’indotto, invece, avranno il problema di trovare soluzioni lavorative alternative.
Una seconda vita per quel sito industriale, comunque, ci potrebbe essere: trasformarlo in termovalorizzatore per risolvere anche il problema dei rifiuti».
La preoccupazione è tanta anche fra le fila della Cgil, sebbene, a detta del segretario confederato Pollino-Sibaritide Giuseppe Guido, al momento non stia succedendo nulla.
«Siamo preoccupati, certo, soprattutto per i lavoratori dell’indotto che si preparano ad affrontare problemi di diversa natura. Azioni di tutela da parte nostra, al momento, risulterebbero inutili, delle partite perse in partenza alla luce del fatto che gli attori in campo stano gestendo la situazione nella totale apatia. Per portare avanti azioni propositive deve nascere un’interlocuzione fra Enel, comuni e rappresentanti territoriali che non siano solo politici. Le discussioni di merito vanno riprese immediatamente, senza dibattere a vuoto di carbone. Girano, poi, voci su incontri ufficiosi tra Enel e amministrazione, smentiti da entrambi. Ciò che è certo – conclude Guido –  è che noi chiediamo il riavvio delle trattative “alla luce del sole” e, se e quando ciò avverrà, il nostro impegno nella tutela del lavoro sarà massimo».
Per Michele Sapia, segretario dell’Area Jonio-Sila della Cisl «Enel, prima della chiusura, dovrà coinvolgere i sindacati e comunicare le sue decisioni, aprendo un tavolo di trattative per una riqualificazione del sito che crei nuove opportunità di lavoro, nel rispetto però delle risorse umane e naturali del territorio. Un termovalorizzatore potrebbe essere una buona idea, anche nell’ottica della valorizzazione del comparto agroalimentare con la produzione di energia pulita attraverso lo smaltimento di scarti dell’agricoltura. Il tutto, chiaramente, è da condursi nel contesto di una sana discussione fra Enel e comuni.»
C’è chi pensa che i nostri toni nell’affrontare la questione Enel siano stati “forzati”, quasi allarmistici a fronte di un pressoché generale immobilismo. Ebbene, che si sottovaluti il problema, che ci si disinteressi della brutta piega che potrebbero prendere i destini di tante famiglie, è proprio quello che vogliamo evitare.

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