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Simet: «Perduto il 60% del fatturato. Il Governo ci aiuti a programmare la ripresa»

Gerardo Smurra, Presidente della Simet bus, lancia un accorato appello all’Esecutivo affinché vengano varate nuove misure per contenere i danni da Covid 19

Il Covid 19 sta mettendo spalle al muro l’imprenditoria italiana. La reazione del Governo è ancora poca roba rispetto alla grossa mole di liquidità di cui hanno disperato bisogno famiglie e aziende. Un grido di dolore che giunge anche da una delle realtà più floride di Corigliano Rossano, ossia la Simet Bus, azienda che opera nel turismo e nel trasporto a lunga percorrenza da oltre 70 anni.

«Da marzo ad oggi, dopo le direttive ministeriali e le ordinanze regionali del 9/11, oltre il 60% dell’intero fatturato è andato perso, più di 220 persone in cassa integrazione senza considerare l’intero indotto. Speriamo almeno di non perdere la domanda estiva che determina gli investimenti per l’anno di esercizio successivo». Queste sono le parole del Presidente Gerardo Smurra.

La richiesta della Simet è chiara ed è indirizzata all’Esecutivo: bisogna mettere in campo, dopo l’emergenza, un grande piano di rilancio del turismo in Italia e sostenere le imprese con il sistema delle banche.

«Siamo sul mercato da oltre 74 anni – continua Smurra – ed una situazione sanitaria ed economica del genere non si era mai registrata. Sin da quando è stata costituita, Simet, non ha mai spento i motori dei propri autobus rossi. È doveroso da parte nostra ringraziare tutto il personale per la disponibilità e la professionalità dimostrata all’azienda in questo difficile momento».

Lo stesso Gerardo Smurra, attraverso l’associazione di categoria, Simet ha inviato al Ministro dei trasporti, ai capi di gabinetto e al governatore della regione Calabria gli interventi da adottare per tutto il settore, tenuto presente che l’intero indotto della lunga percorrenza genera un volume di affari tra i 250 e 300 milioni anno.

«Ci auguriamo  – conclude – che il governo, attraverso la prossima manovra di aprile, dia il via libera ai diversi istituti di credito affinché le stesse banche possano essere oggi più di allora vicine alle imprese e che lo Stato faccia la sua parte contribuendo attraverso il fondo nazionale del trasporto, a far sì che anche la lunga percorrenza possa essere, in via straordinaria, sostenuta sia per gli investimenti ma soprattutto per la fase corrente, ovvero stipendi e fornitori».


 

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