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Sileri silura Strada e conferma Zuccatelli. E intanto il Caso Calabria sta diventando una “barzelletta”

Bufera nel movimento 5 stelle “pronto alle barricate” mentre nessuno in Italia riesce a credere ad una situazione imbarazzante che per noi è (amara) normalità da sempre

«Il nuovo commissario della sanità in Calabria è Giuseppe Zuccatelli. Ha le competenze giuste. Facciamolo lavorare». Sono le parole del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto oggi pomeriggio a Oggi è un altro giorno il talk condotto da Serena Bortone su Rai 1. Parole che mettono una pietra tombale sulla grande querelle in atto sul governo straordinario della sanità in Calabria ma che squarciano ancora di più le fratture interne al Movimento 5 Stelle. Soprattutto sul fronte dei parlamentari calabresi (15 in tutto oltre gli oriundi) che per buona parte di loro non solo non hanno gradito la scelta di Zuccattelli ma l’hanno pure osteggiata proponendo l’alternativa di Gino Strada.

«So che c’è stata un’interlocuzione con Strada – ha detto Sileri, incalzato dalla giornalista Bortone -. Non ci ho parlat io. Io sono la Ministero della Salute e so che in Calabria il nuovo commissario della sanità è Giuseppe Zuccatelli. Ha le competenze giuste. Facciamolo lavorare». E la partita è chiusa. Almeno per il momento.

Ma se non fosse bastata la precisazione lapalissiana, limpida e cristallina del viceministro alla Salute, a sugellare il triplice fischio finale sulla partita Zuccatelli-Strada è stato lo stesso Governo. Più o meno nelle stesse ore in cui Sileri interveniva in Rai nell’emiciclo della Camera dei Deputati si teneva il question time del mercoledì. Due le interrogazioni sul caso Calabria, presentate entrambe dal Centro Destra.

Era annunciata la presenza in aula del Ministro alla Salute, Roberto Speranza, che alla fine ha dato forfait. A fare le sue veci il ministro dei Rapporti con il Parlamento federico D’Incà, che legge una risposta burocratica e “fotocopia”, non citando mai il nuovo commissario.

La barzelletta calabria

Ad ogni modo, Zuccatelli o no, anche questa storia verrà archiviata tra le tante e imbarazzanti scelte che la politica ha assunto per la Calabria: senza distinzione alcuna. E mentre loro litigano, in questa Regione l’imbarazzo e la paura continuano a regnare sovrane. Siamo diventati la barzelletta d’Italia. E questo perché nell’arco di meno di una settimana sono successe (e continuano a succedere) cose assurde che se non fosse per il periodo critico e di emergenza che stiamo vivendo, davvero potrebbero essere il canovaccio per il copione di una tragicommedia all’italiana.

A partire dall’ex commissario Cotticelli che prima dice di non aver fatto il piano per poi smentirsi, post defenestramento, dicendo che «il piano anti-covid della Calabria l’ho fatto io!»; passado per lo “scopate di più tanto il virus si trasmette dopo 15 minuti di pomiciata” di Zuccatelli per finire all’ultima trovata del presidente Spirlì che proprio ieri se n’è uscito con un’ordinanza (che non si sa ancora chi la debba attuare) per la riconversione di 244 posti letto ospedalieri da destinare a Covid.

E tutto questo mentre tutta Italia ci guarda impietrita, incapace di capire se quello che sta accadendo è un incubo o realtà.

Il vero dramma, però, è che noi calabresi a queste situazioni paradossali ci siamo abituati. Ci abbiamo fatto i calli. Già, perché mentre dappertutto, fuori dalla Calabria, i Pronto soccorso pieni sono solo immagini straordinarie, da pandemia. Da noi, invece, sono una triste normalità: sia in tempo di guerra che in tempo di fame. Se da altre parti, fuori dalla Calabria, la carenza di medici si sente quando ci sono carichi di lavoro impressionanti, in questa regione medici e posti letto sono ridotti all’osso da sempre. Quindi, di che stiamo parlando? Ecco perché la gente ne ha piene le scatole. Ecco perché Cotticelli, Zuccatelli o Balotelli non contano nulla se poi non si risolvono i problemi.

Ed è proprio qui il nocciolo della questione: mentre tutti gli altri ridono/piangono di noi nessuno fa nulla – nemmeno in queste ore drammatiche – per risolvere una situazione già collassata. Solo un dato, su tutti, che deve far riflettere. Mentre in Calabria nell’ultima settimana è andato in scena il teatrino dell’orrore che ha ribaltato sulle cronache nazionali le deficienze profonde della nostra sanità, in Umbria, all’ospedale di Perugia, arrivato quasi alla saturazione dei posti letto, è giunto l’esercito ed il genio militare. In tre giorni hanno allestito nel parcheggio dell’ospedale perugino un’ospedale Covid da campo: 37 posti letto solo di intensiva e sub intensiva.

E in Calabria quando ce li mandate i Caschi Blu?

Marco Lefosse – Direttore de L’Eco dello Jonio


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