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Siinardi: la grande fuffa della fusione

siinardiFusione, all’indomani delle audizioni su proposta di legge del consigliere regionale Graziano, l’ex assessore al bilancio di Corigliano Gaspare Siinardi muove una serie di appunti sull’iter in corso. Affermando che “il termine “fusione” è stato utilizzato sempre più spesso e volentieri per identificare, e spesso a sproposito, una sorta di “manna dal cielo”. Che verrebbe a calarsi sui comuni di Corigliano e Rossano qualora questi ultimi dovessero decidere di “fondersi” in un unico Ente. Altrettanto spesso, però, molti degli interlocutori che affrontano tale tematica non hanno la benché minima idea di che cosa stiano parlando. Da una parte c’è chi si recherà ad un eventuale referendum per votare “sì”. Mentre, dall’altra, ci sarà chi avrà capito il quesito.

SIINARDI: OBIETTIVO RAZIONALIZZAZIONE DELLA SPESA PUBBLICA

Necessaria una doverosa premessa riguardo il “successo” ottenuto da tale strumento in Italia.  Il processo di fusione di due o più comuni contigui è stato disciplinato fin dal 1990 con la legge 142. E, più recentemente, con la legge n. 56/2014 oltre al D.Lgs. n.267/2000. Il senso di questa legge, a mio parere, è uno ed uno solo. Conseguire concretamente risparmi per i cittadini attraverso la razionalizzazione della spesa pubblica. Ottimizzando il funzionamento istituzionale, riducendo i costi e snellendo la burocrazia. Efficientando, di fatto, la struttura amministrativa. Tradotto: il nuovo Ente dovrà necessariamente spendere meno di quanto facciano i due comuni pre-fusione. Eppure, dall’entrata in vigore ad oggi, in Italia sono stati solo 71 i nuovi comuni nati da un processo di fusione. Su di un totale di oltre 8’000 enti presenti sul territorio.

NON E’ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA

Attualmente, quindi, lo strumento della fusione ha consentito la nascita di un numero di nuovi comuni davvero esiguo (71). E pari a solo allo 0,8% del totale. In pratica, 2,6 fusioni all’anno, su oltre 8’000 comuni. Un po’ pochine. Allora, forse non è tutto oro quello che luccica. E, forse, se nel corso di 27 anni ci sono stati così pochi ricorsi allo strumento della fusione molto probabilmente è perché non si sono verificati, nei fatti, così tali e tanti vantaggi tangibili per le popolazioni interessate. Per capire, inoltre, quanto sia stato irrisorio l’impatto di tale strumento sul tessuto comunale italiano basti pensare che solo 4 comuni sui 71 “fusi” possono contare su di una popolazione superiore a 15’000 abitanti. Mentre, al contrario, ben 64 nuovi comuni “fusi” su 71 (il 90%) ha meno di 10’000 abitanti.

INUTILE APPLICARE LO STRUMENTO A REALTA’ GIA’ GRANDI

Ad una prima occhiata, dunque, sembrerebbe essere dimostrato il reale obiettivo intrinseco alla legge. Il quale, evidentemente, era ben chiaro nella mente del legislatore. Ovvero consentire alle migliaia di piccoli comuni italiani con popolazione esigua di “fondersi” in un’unità comunale. Dalle dimensioni più razionali che consentano meno spreco di risorse e maggiore semplificazione organizzativa. E, in effetti, è quello che è nei fatti avvenuto. Già questo basti a dimostrare quanto sia del tutto “sconcludente”, a mio parere, applicare uno strumento del genere a due realtà già grandi di loro come Corigliano e Rossano le quali, come se non bastasse, soffrono già di per sé di innumerevoli problemi finanziari.

SECONDO SIINARDI I VANTAGGI DEVONO ESSERE REALI

Realizzare la fusione ha senso solo nel momento in cui siano specificamente individuati nel concreto reali vantaggi per i cittadini. Quali, ad esempio, la diminuzione delle tasse a parità di qualità e quantità dei servizi erogati. O, in alternativa, maggiore qualità e quantità dei servizi a parità di tasse pagate. Eventuali nuove infrastrutture realizzate. Insomma, la fusione deve rappresentare un risparmio per i cittadini e non un costo. Altrimenti verrebbe snaturata completamente la stessa legge. Che ha previsto quest’ultima come strumento di riduzione della spesa e non certo di incremento della stessa. Il problema, però, è che in caso di fusione di Corigliano e Rossano, a mio avviso, non solo le tasse non diminuiranno. Ma, ancora peggio, aumenteranno e/o diminuirà anche la qualità e la quantità dei servizi offerti.

SIINARDI: COME SUPERARE LE DISCRASIE TRA I DUE COMUNI?

Uno dei pochi vantaggi i quali potrebbero derivare da una potenziale fusione tra Corigliano e Rossano sarebbero quelli relativi, ad esempio, allo sfruttamento delle economie di scala. E’ ovvio che se il nuovo comune fuso emanasse un bando unificato per l’appalto della raccolta dei rifiuti riferito ad 80’000 abitanti potrebbe “strappare” un prezzo inferiore a quello che otterrebbero i due comuni singolarmente. E la differenza, ovviamente, sarebbe a tutto vantaggio dei cittadini. I quali la ritroverebbero in bollette più “leggere”. Il problema, però, è che Rossano il bando l’ha già fatto. Mentre Corigliano è giusto in attesa di assegnarlo. E, quindi, visto che si tratta di bandi quinquennali, prima di poterne fare uno comune passerebbero numerosi anni.

Inoltre, più recentemente, la stessa Rossano ha aderito ad un “flag”, “i borghi marinari della sibaritide”. Virando in maniera diametralmente opposta a quella della Città di Corigliano. E, dunque, come intenderebbero risolvere e superare tali e tante discrasie i due Comuni? Ancora, in relazione all’ordinamento degli uffici e dei servizi, ad esempio, quali e quanti di questi verranno accentrati? Quali resteranno decentrati? E, quindi, dopo la fusione, nel nuovo Comune ci sarà un solo settore ed un solo responsabile per ogni ufficio? Oppure continueranno a esserci due responsabili per due settori? A tutte queste ovvie domande è stata mai data una qualche risposta?

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