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La Sibaritide vuole il suo presidente

vignettaLa campagna elettorale per le Provinciali previste fra un mese, non sarà più segnata da manifesti imperanti ovunque. Basterà una ricarica telefonica per tessere la rete di rapporti necessari all’elezione. Sì, perché con la riforma delle Provincie, il presidente sarà eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni che rientrano nel territorio provinciale.
In un quadro del genere si inserisce la candidatura del sindaco di Corigliano, Giuseppe Geraci, lanciato in orbita dalla sua maggioranza che lo ha proposto a gran voce, mettendo le mani avanti.
Sul tavolo, però, gli elementi da considerare sono parecchi.
Innanzitutto una rinnovata e risvegliata coscienza della Sibaritide, consapevole di essere “importante” in termini meramente numerici, ma anche economici: i figli di Bisanzio, di Thurioi e Copia, dei sibariti stessi, sono stufi di essere considerati cittadini di serie B (o anche C) dal capoluogo e dal resto della regione. E così si starebbe delineando un “colpo di mano” pro Sibaritide. Una coalizione di sindaci della Piana che, uniti, portano avanti la candidatura di un sindaco di quest’area, ma con Antoniotti che si è subito tirato fuori dalla competizione. Anche lui proposto dalla sua maggioranza, come Geraci, forse troppo presto ha tirato i remi in barca riguardo alla candidatura a presidente. Suona strano, però, che un sindaco come Antoniotti, strenue “combattente” per la sua città e formatosi nella “scuola” di Caputo, abbia così velocemente declinato l’invito seppur motivando la sua scelta con basi consistenti: «Non c’è tempo per aspirare ad altri incarichi – ha detto – che seppur gratificanti per la città ed il suo comprensorio, distrarrebbero energie ed attenzioni al governo delle contingenze economiche e sociali che interessano le nostre comunità».
Su quel tavolo, inoltre, da considerare v’è anche la questione fusione Corigliano-Rossano. Il comune unico, bandendo quei rallentamenti che condurranno al voler accreditare una paternità politica – e non sociale – della questione, riverberebbe sulla Piana una forza politica considerevole. Lo ha detto chiaramente anche un esponente importante di questa area come Gianluca Gallo.
I venti contrari, contrari all’unione preoccupano, nel frattempo, perché alimentati dall’indecisione. I due comuni avevano assunto l’impegno di convocare un consiglio comunale congiunto entro fine agosto, slittato all’8 settembre per approvare le delibere relative alla fusione, e poi saltato, per il momento. Per questo motivo, in tanti si chiedono se vi sia l’effettiva volontà di mettere in piedi l’operazione.
Abbattendo quelli che da sempre sono stati gli steccati dell’anticultura ed i campanili, questi territori potrebbero fare la “voce grossa”, grossissima se si considera anche quella grande area urbana sognata da qualche politico di basso, alto e medio jonio, quella “elle” che parte da Cariati ed arriva a Castrovillari. Un’area urbana “facente funzioni”, insomma, non riconosciuta sulla carta per mere questioni burocratiche ma unita nelle volontà di intenti.
Sarà concretamente realizzabile o rimarrà semplice auspicio? La palla è nelle mani dei primi cittadini, i quali, seppur provenienti da estrazioni politiche, culturali e sociali diverse, sono chiamati ad un grande senso di responsabilità.
Dopo tutti gli “scippi”, dunque, dopo tutte le angherie commesse ai danni del nord est calabrese probabilmente è giunto il momento di far sentire il proprio “peso”. I soli due consigli comunali di Corigliano e Rossano, ci riferiamo alle prossime elezioni provinciali del 12 ottobre, non bastano per eleggere il nuovo presidente della Provincia che succederà a Mario Oliverio. Per occupare la poltrona di capo della giunta provinciale serve l’appoggio di tanti altri comuni. Quel “mare” di piccoli, medi e grandi comuni sibariti, potrebbero contare di più se si intuisse che gli amministratori debbono essere lungimiranti, cioè che devono investire oggi per trarne vantaggio domani, quindi lasciare ai propri figli una vita migliore.
Far fronte comune, per il bene comune, magari dopo confronti anche serrati, sembra essere la via giusta per far assurgere quest’area al ruolo di leadership che naturalmente potrebbe competerle: numero di abitanti, economia, società, storia, cultura.
La “centralità” della Piana di Sibari, insomma, in un accordo anche trasversale fra i comuni governati dal centrosinistra e dal centrodestra? “Insieme si può”.

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