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Sibaritide, prima di tutto serve una battaglia concreta per i servizi

Con l’inizio dei lavori del terzo megalotto serve concentrare attenzioni e forze per non lasciare isolata Corigliano-Rossano. Pensare in grande senza prospettive è perfettamente inutile  

Poche strade e anche pericolose; treni del dopoguerra e prospettive incerte, sanità malata; infrastrutture necessarie ma dal destino ignoto e, più in generale, servizi e diritti che continuano, nonostante tutto, ad essere negati. Continua ad esserci un degradante depotenziamento dell’area ionica cosentina e soprattutto di quel lembo geografico, ampio da nord a sud ben 56 km, compreso tra la sponda destra del Crati e quella sinistra del fiume Nicà. Uno spazio non casuale, un territorio che ormai storicamente viene accomunato da questioni ancora aperte e disagi in continua, esponenziale espansione.

Il problema (nel problema) è che a far da contrasto a questo stato di cose sta cercando di prendere piede una nuova mentalità megalomane e miope.

Megalomane, nel senso stretto della parola, perché si va pensando che creando contenitori vuoti (con la speranza di poterli riempire domani) si possano risolvere i problemi atavici del nostro e di altri territori, dimenticando, però, variabili non di poco conto. Quali? Una su tutte, l’autorevolezza che da sempre sta alla base di ogni rivendicazione e che da qualche tempo alle nostre latitudini sembra mancare.

È senza dubbio affascinante l’idea di una nuova provincia che abbracci tutta l’area ionica, da Rocca Imperiale a Steccato di Cutro, e inglobi Corigliano-Rossano e Crotone. Ma al netto del fascino storico e delle possibili rivendicazioni che ne potrebbero scaturire, bisogna fare i conti, poi, con la realtà.

Perché se è vero che una nuova provincia, al momento, riuscirebbe a garantire un’organizzazione sanitaria diversa, con l’installazione di un nuovo Hub ospedaliero (che staccherebbe la sibaritide ed il crotoniate rispettivamente dal gioco di Cosenza e Catanzaro) dall’altro ci sono tutta una serie di disfunzioni e variabili, non di poco conto, che andrebbero ricalcolate e seriamente valutate.

La prima su tutte è la mobilità. Realizzare una nuova provincia senza strade che connettano i nuovi centri di servizio è un po’ come costruire un sentiero nel nulla. Atteso che si riuscisse a chiudere il “ciclo” dei servizi sanitari poi c’è da chiedersi come si faranno a muovere i malati e i familiari dei malati, da un’area all’altra della provincia, se non ci sono strade veloci di interconnessione rapide tra Sibari e Crotone.

Magari finirà che il cittadino di Papanice che avrà bisogno di una prestazione sanitaria nel nuovo ospedale della Sibaritide (che nel frattempo speriamo venga costruito) e nel quale potrebbe essere insediato proprio il nuovo Hub della provincia magnogreca, farà prima a recarsi a Catanzaro che con il nuovo tratto della statale 106, ormai in procinto di essere costruito, sarà distante appena mezz’ora.

Così come il cittadino di Cassano che con la nuova strada veloce e a doppia corsia farà prima ad arrivare a Cosenza e non all’ospedale (nascente) di Insiti, lungo quel tratto di statale 106 che oggi è disseminato di incroci pericolosi e semafori ed il cui traffico, da domani, sarà rallentato da nuove rotonde. Sono solo legittime preoccupazioni che inducono a una riflessione.

E allora, invece di pensare al divenire, probabilmente sarebbe più opportuno, oggi, battersi (ma seriamente) affinché il governo con la realizzazione del terzo megalotto Sibari-Roseto e della prossima realizzazione della variante Crotone-Catanzaro non ponga la definitiva pietra tombale sulla mobilità di questo territorio, quello della Bassa Sibaritide, compreso tra il Crati e il Nicà. Che a quel punto rimarrebbe un puntino isolato nell’oceano.

E qui che sorge il secondo problema, quello della miopia istituzionale e politica. Già perché, lo dicevamo ieri e lo accennavamo prima, il nostro territorio piange purtroppo alcuni vuoti di rappresentanza. Leggere di un senatore della Repubblica che si preoccupa dello spostamento di fascicoli da una sede all’altra del nuovo comune unico di Corigliano-Rossano è davvero aberrante (e non ce ne voglia la senatrice Abate che è persona affabile e rispettabilissima). Quando poi ci sono problemi ben più grandi da affrontare come, ad esempio, quello di andare a battere i pugni nelle stanze del governo affinché metta subito in cantiere la progettazione dell’ammodernamento della statale ionica da Sibari quantomeno fino a Cariati.

Ecco, vorremmo vedere la senatrice Abate che si batta con la stessa forza con la quale ha chiesto e ottenuto una corsa Frecciargento da Sibari a Roma, per una nuova strada sulla terza Città della Calabria, invece di profondere energia per affrontare il problema dello spostamento degli archivi e degli uffici da una sede all’altra di uno stesso comune.

Perché nessuno, nemmeno la parlamentare che ne avrebbe titoli e autorevolezza, alza il dito e fa presente al sindaco che esiste una legge regionale, quella sulla fusione di Corigliano-Rossano, che prevede, in modo molto chiaro e limpido, da un alto la realizzazione di una cittadella istituzionale proprio per accentrare tutti gli uffici e, dall’altro, l’istituzione di municipi per estendere i servizi comunali su tutto il territorio?

Perché non si incalza su questo? Perché si continua a guardare la punta del naso invece di mirare alla luna? Proprio perché, in fondo, manca quell’autorevolezza tale da poter guardare oltre. E quella o ce l’hai o non ce l’hai.

Nessuna idea è da cestinare. Ma ogni idea per viaggiare e arrivare alla meta ha bisogno di gambe forti. Allora, battiamoci prima per avere servizi (strade, ferrovie, ospedali, tribunali, etc.) poi pensiamo in grande. Diversamente, l’addizione di pene porta sempre a pene… solo più grandi!

Marco Lefosse


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