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Sibaritide, riprendiamoci la nostra storia

di SAMANTHA TARANTINO

Abbazia_di_Santa_Maria_del_PatireTorniamo su un argomento che è come una ferita sempre aperta.
O lo chiami furto o spoliazione o donazione, il risultato non cambia. Opere d’arte partite, trafugate e mai più tornate.
Ed in effetti basta farsi un giro tra le chiese del territorio, la sensazione che manchi qualcosa si percepisce. Ci si rende conto subito che gli interni, ad esempio, di Santa Maria del Patire, del San Marco, della chiesetta della Panaghia a Rossano o di altre chiese del circondario, hanno subito saccheggi e depredazioni.
In particolar modo dalla metà del XIV secolo, in concomitanza con la perdita d’interesse e di frequentazione degli edifici, quando cruciale fu il passaggio dal rito greco a quello latino. La Calabria è stata terra di un fiorente artigianato di stucchi, tessuti, marmi pregiati, con una maggiore produzione a Catanzaro.
Tanti gli oggetti tra cui libri, paramenti e arredi liturgici, paliotti che costituivano gli altari delle chiese, anche quelle meno importanti. Dal XI secolo fino al XVI, queste furono adornate da tutta una serie di suppellettili, quadri e codici con molta probabilità provenienti dalla madre patria bizantina.
In effetti, nel pieno del regno bizantino era consuetudine arricchire gli edifici più importanti di beni che in qualche modo ricordassero Costantinopoli. E non c’è molto da meravigliarsi nel saper che dalle miniere argentifere di Longobucco provenivano oggetti in argento e preziosi in oro.
Su quanti patrimoni e archivi finiti nelle mani di chi sa chi, iniziando da un vero recupero, si potrebbe creare un sano interesse culturale, non solo accademico, ma anche e soprattutto divulgativo.

Negli anni si è assistito spesso a dibattiti sul giusto equilibrio tra l’istruire o l’indottrinare, finendo spesso per non fare né l’uno e nell’altro.
E intanto in pochi sanno che i Codici scritti nello Scriptorium del Monastero di Santa Maria del Patire, oggi, costituiscono il noto Archivio Segreto Vaticano, che esistono quadri raffiguranti immagini sacre e dipinti murari, ormai spariti e irrecuperabili, sulle pareti di ogni chiesa della piana di Sibari.
Per non parlare dei palazzi nobiliari che in ogni angolo riservano un segreto, biblioteche private o vere e proprie pinacoteche. Una considerazione però bisogna farla.
Cosa o chi dobbiamo ringraziare per non averci ancora strappato le tessere del mosaico dal pavimento del Patire?
Toglieteci tutto, ma non la nostra identità, parafrasando una nota pubblicità.

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