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Scuole belle: solo maquillage. Mingrone: “Si è sorvolato sui veri problemi”. Pizzuti: “Dovevano coinvolgerci”

di MARTINA FORCINITI e SAMANTHA TARANTINO


mingrone-pizzutiIl governo Renzi ha iniziato già dall’anno scorso a dare i numeri. In tema di scuola, anzi di Scuole Belle, dei 150 milioni stanziati per il 2014, diventati poi 450 almeno fino ai primi mesi del 2016 per tutta Italia, 330 sono arrivati nel Sud. Di questi, poco più di 43 milioni dirottati in Calabria. E, a quanto pare, buoni solo per una bella lavata di faccia.
Vuoi mettere tornare a settembre in aula e trovare le pareti di un bel colore acceso ed il soffitto gonfio di umidità?
Per Corigliano 413 mila euro, forse anche di più, sono bastati e basteranno per rimettere a nuovo le scuole, riparare i danni, così come previsto dal grandioso progetto renziano?
Intanto continua a piovere in testa ai ragazzi, perché i soffitti sono impregnati d’acqua.
Scuole Belle – dichiara Tommaso Mingrone, assessore all’Istruzione, Cultura, Beni Culturali, Edilizia Scolastica del comune di Corigliano – è stata solo un’operazione di marketing, in cui i comuni e gli stessi dirigenti sono stati tagliati completamente fuori. Infatti, i fondi ed i lavori, affidati a delle società e cooperative direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione, per impiegare la forza lavoro degli Lsu, sono stati spesi per opere esclusivamente di pitturazione delle pareti esterne e soprattutto interne. I lavori iniziati lo scorso ottobre in molte scuole e che in altri istituti peraltro ancora proseguono, in realtà, hanno sorvolato su gravi problemi, quali bagni rotti, maniglie scardinate, perdite d’acqua ed infiltrazioni di ogni genere. Per una bella rinfrescata, che sa di pulizie di primavera, una cifra ingente, uno sforzo economico non indifferente, per un’Italia che stenta a ripartire e dove le sforbiciate decapitano senza possibilità. Se ai dirigenti – ribadisce l’assessore Mingrone – che conoscono la realtà quotidiana delle proprie scuole, fosse stato permesso di gestire i fondi in prima persona, si sarebbero dirottate le risorse in modo più concreto.
L’ordinaria manutenzione non può essere risolta in questo modo.
Quindi per avvalorare ancora di più la voce comune che vuole Scuole Belle come tutt’altro di ciò che promesso, l’operazione è stata esclusivamente di utilizzo di personale – ci spiega Mingrone – ribadendo un concetto ormai chiaro leggendo qua e là e tastando il polso su piano nazionale.
Così com’è emerso, i fondi sono esattamente quanto serve a colmare il gap aperto dall’ultimo bando Consip. Questi sono stati distribuiti tra le varie province del Paese non sulla base delle richieste delle scuole ma sul numero dei lavoratori. Tanto che su 450 milioni totali– la Campania da sola ne prende 171, la Puglia 68 – solo perché la maggior parte degli Lsu si trova in queste regioni.
Il comune di Corigliano dal canto suo, dove ha competenza, ha risposto ai vari bandi regionali con 3 progetti di riqualificazione e ristrutturazione di alcune scuole. Al momento però tutto tace. Niente soldi. Uno a zero, palla al centro.
Insomma, più che un programma un’opera di maquillage. E se anche negli istituti scolastici rossanesi in gioco c’erano interventi di vera e propria manutenzione, seppur piccola, un bel po’ di pulizia e qualche abbellimento è ciò che una manciata di istituti eletti si sono visti fare dono dal governo. «Come amministrazione, Scuole belle non ci ha riguardati – mette in chiaro Stella Pizzuti, assessore alle Politiche Culturali e della Scuola -. Il governo non ci ha minimamente coinvolti e ci siamo dovuti limitare a prendere semplicemente atto del piano, di uno stato di fatto che non ci ha per nulla resi partecipi».
Niente di meno se è vero che i sonanti quattrini previsti dal piano soprattutto per le scuole dell’infanzia e quelle del primo ciclo, si è deciso di assegnarli direttamente a cooperative in base a un parterre più o meno nutrito di lavoratori socialmente utili.
Bypassando i comuni, persino gli stessi dirigenti. E costringendo le istituzioni scolastiche a gestire appalti, cantieri e accordi di rete.
E se anche si fanno spesso i conti con porte sfondate, muri scalcinati e vetri rotti, dalle nostre parti ce la si è cavata con qualche passata di vernice.
«Dispiace che l’amministrazione non sia stata coinvolta – ribadisce l’assessore Pizzuti -. Probabilmente se avessimo gestito direttamente i finanziamenti, avremmo fatto molto più che tinteggiare le pareti interne ed esterne delle scuole. Anche se, dal punto di vista strutturale, i nostri istituti non sono messi poi così male».
Intanto, nell’ambito dei fondi strutturali europei (i Pon per la scuola), il comune si è certo dato da fare.
«Sono quattro le scuole fatte oggetto di progetti di riqualificazione, messa in sicurezza e ristrutturazione, tutti approvati».
Per un totale di quasi 2 milioni di euro che andranno a garantire molto più che una semplice rinfrescata.
E si parla anche di nuove attivazioni.
«Grazie ad uno scambio reciproco tra comune e provincia, da parte nostra abbiamo concesso la struttura di palazzo Francalanza per ospitare i nuovi laboratori del liceo artistico, che saranno inaugurati a breve. E in cambio, dopo un lungo processo di convincimento alla Provincia, apriremo una nuova scuola media nei locali del vecchio Geometra».
Insomma fa sicuramente specie, in una zona altamente sismica come la nostra, che la messa in sicurezza delle strutture sia passata in secondo piano.
Già, perché nel Ddl del governo Renzi sono previsti, dopo una prima fase di manutenzione che si può dire ormai completata, gli step di scuole sicure e scuole nuove. Dai quali siamo ancora lontanissimi.
E intanto ecco intonaci nuovi, una spruzzata di colore e un’immagine tutta nuova: un primo passo, certo.
Ma siamo sicuri che fosse ciò di cui le nostre scuole avevano davvero bisogno?

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