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Saracena docet, Gagliardi sindaco delle tre “emme”

gagliardiAmministrare una città, una comunità, piccola o grande che sia, si può fare. La ricetta è presto fatta: un pizzico d’amore per la propria terra, lungimiranza, competenza, formazione e tanta passione. Ce lo insegna il sindaco di Saracena, Mario Albino Gagliardi.
«Sono cresciuto fra i vicoli, amo profondamente il mio paese, mi confronto con altre realtà, importo idee innovative e profondamente rispettose per l’ambiente».Così si presenta in redazione il primo cittadino del comune situato alle falde del Pollino. Lo abbiamo voluto ascoltare perché da anni è operatore di buona e sana amministrazione della cosa pubblica.
Gagliardi – che sta governando da sei mandati – ha risolto l’annoso e atavico problema legato ai rifiuti, che chiama «materiali di riuso, perché rifiuto denota negatività», ha valorizzato la montagna ed ha esportato e fatto conoscere ovunque un prodotto di nicchia come il passito, il Moscato di Saracena. Per tutti è il sindaco delle tre “emme”, appunto: Moscato, Montagna e Monnezza. Il suo viaggio fino a Rossano è servito per illustrare la sua filosofia di pensiero.
«Saracena è un paese normalissimo che nella vita di tutti i giorni produce materiali, che tutti chiamano rifiuti, dopo averli utilizzati. Quando mi sono insediato, nel 2007, ho messo in pratica questo semplice concetto: il rifiuto come risorsa attraverso la raccolta differenziata. Spendevamo 380 mila euro l’anno per avere il paese sporco e invaso da monnezza, gatti e topi. Mi sono chiesto perché eravamo così ingenui da non comprendere che con quei soldi avremmo potuto fare molto meglio. Evidentemente qualcosa non funzionava nel sistema. Dopo aver riflettuto, studiato, non abbiamo comunque inventato nulla perché siamo partiti dall’idea che il paese è la nostra casa: “Come tengo pulita casa mia, devo tenere pulito il paese”. Abbiamo cambiato solo i verbi: non buttare e interrare, ma riusare attraverso il riciclo, anche come risorsa. E così ho mandato a casa la ditta che si occupava del servizio ed ho allestito un’isola ecologica dove riversiamo i nostri materiali a seconda della tipologia, come la plastica, il cartone, vetro, alluminio ecc. Ho, quindi, educato la comunità alla differenziata. Su ogni busta che arriva nell’isola ecologica c’è un codice a barre che riconduce alla famiglia di provenienza, così sappiamo subito chi sgarra. Ma non sgarra quasi nessuno perché l’educazione è partita dal basso. Per sei mesi abbiamo educato gli alunni della scuola media che a loro volta hanno contagiato i loro genitori; sono andato casa per casa a spiegare come dovevamo fare ed oggi il risultato è che quei 380 mila euro non li spendiamo più, che i cittadini non pagano la Tarsu, che il comune di Saracena ci guadagna perché quei “materiali” li rivendiamo al Conai e che siamo al 70% di differenziata».
Un esempio da esportare, dunque. «Non sono io a doverlo dire. Se fossi il sindaco di un comune più grande, ci guadagnerei ancora di più perché potrei arrivare a vendere tutte e 14 le frazioni di rifiuti. Ho scritto a 60 sindaci chiedendo di poter andare a raccogliere la loro differenziata: mi hanno risposto in due».
Questo servizio ha generato anche un aumento dei livelli occupazionali. «Nel 2007 c’erano quattro occupati della ditta e pagati male. Ora sono cinque, tre dei quali ripresi dalla ditta, ma pagati bene, con contratto nazionale e assunti a tempo pieno. Cinque lavorano nell’isola ecologica e sette, attraverso borse lavoro, allo spazzamento del paese, sette giorni su sette». Insomma, per Mario Albino Gagliardi amministrare è sinonimo di amore e passione per la propria terra: «Il sindaco – ha concluso – non sta seduto e comanda, ma governa, che significa guidare i processi amministrativi».

Saracena è, per tutti, la “Città del Moscato”. Un altro successo per Mario Gagliardi che è partito da un semplice presupposto:  il luogo in cui si vive deve essere bello e degno di ammirazione. «Il mio paese – ha detto – ha due doni, la montagna ed un centro storico di tradizione araba (foto). E siccome qui ci devo portare gli scandinavi e non gli arabi, il centro diviene risorsa. Era una casbah abbandonata negli anni ’50, poi è stata ripulita e riqualificata. Sono cresciuto fra quei vicoli e sono innamorato di quel posto, che voglio trasformare in albergo diffuso perché chi viene a Saracena deve dormire nella camera più bella.

La Montagna è un’altra grande risorsa turistica. Voi avete il Codex e lo nascondete, noi Novacco (località montana, ndr) e gli sport di montagna, grandi attrattori turistici per tutto l’anno. Chi viene a Novacco dorme e mangia a Saracena e per questo il paese deve essere pulito, ma non solo. Le associazioni Città dell’Olio,  Città del Vino e Slowfood, che vantano il meglio delle municipalità italiane e alle quali abbiamo aderito, ci promozionano e accompagnano qui scandinavi e tedeschi. Spendo 500 euro di affiliazione con un ritorno di migliaia di euro in turismo. Mi chiedo perché Rossano non si sia associata alla Città dell’Olio: in termini di importanza sarebbe paragonabile a Siena. Il nostro Moscato è divenuto un timbro, un marcatore d’identità, grazie al quale siamo conosciuti ovunque». Prima di riprendere la via per la sua Saracena, Gagliardi si volta e chiede: «Rossano per le sue peculiarità dovrebbe fungere da traino turistico per l’intera area. Perché non fare rete?»

l. l.

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