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Sanità, uffici, servizi: continuano a farci litigare. Alle soluzioni nessuno ci pensa… nessuno le vuole?

nuovo ospedale della sibaritide

Uffici comunali traslocati da una parte all’altra della città; reparti “doppione” nello stesso ospedale spoke che si chiudono; valzer e ping-pong di servizi che vengono rimpallati tra i due centri urbani… Tutte situazioni “critiche” che portano (volutamente) i cittadini succubi ad incazzarsi. Ma ad incazzarsi – purtroppo – inutilmente.

Perché chi ascolta e dovrebbe recepire queste lagnanze, purtroppo non capisce. Non capiva prima, quando Corigliano e Rossano erano due città divise solo dal greto di un torrente; non lo capisce ora, a maggior ragione, che quelle due ex città sono diventate un unico grande comune.

La verità è che stanno volutamente continuando a far scannare  “coriglianesi” e “rossanesi”, fomentando campanilismi e paure di sempre – oggi non più comprensibili – solo perché chi dovrebbe fare non fa. Chi dovrebbe cambiare l’ordine delle cose adottando scelte coraggiose si ferma alla gestione immobile dell’ordinario che spesso crea solo malumori e disagi.

È così che, per esempio, cresce l’ira e la collera tra la gente perché da tre mesi non si riesce a traslocare un reparto importante come Cardiologia e terapia intensiva da un piano all’altro dello stesso presidio ospedaliero, preferendo che rimanga chiuso. È così che si chiude Chirurgia nell’ospedale di Corigliano senza una riorganizzazione effettiva dello spoke. Tutto questo mentre la politica e qualche trombone accondiscendente aizzano le folle gridando all’ennesimo scippo da forno. Energie sprecate. Perché la vera battaglia da combattere tutti insieme, nel nome del diritto alla salute e di una grande città unita sarebbe quella per il nuovo ospedale di Insiti.

Invece di dissipare energie e fiumi di parole ogni qual volta viene chiuso un reparto, in uno o nell’altro ospedale di Corigliano-Rossano, bisognerebbe lottare e fare le barricate per pretendere la realizzazione del nuovo grande nosocomio che – a quanto pare – è ancora all’anno zero. Purtroppo così non è perché la nostra visione politica e sociale rimane miope e arroccata a due campanili che ormai non ci sono più.

Stesso dicasi per la cittadella degli uffici comunali che piaccia o non piaccia rimane un punto fisso di partenza attorno alla quale ruota la funzionalità della nuova città. Del resto chi ha votato al referendum per la fusione ha votato anche perché il Comune avesse un centro direzionale unico che potesse gestire meglio le sue ramificazioni sul territorio e che, soprattutto, eliminasse quella prassi antipatica, cervellotica e disponente del trasloco degli uffici pubblici da una parte all’altra della città: da una casa comunale all’altra.

Tutto questo solo ed esclusivamente per la goduria di chi, nonostante tutto, ancora vorrebbe che il popolo di Corigliano-Rossano camminasse diviso su strade parallele e mai convergenti. Non stiamo facendo altro che il gioco dei nostri detrattori e di chi da sempre ha tenuto questo territorio, la Sibaritide, sotto il basto da soma. Con una differenza: mentre prima non avevamo nulla in mano per rivendicare autorevolezza e libertà, oggi siamo la terza città della Calabria e basterebbe solo questo per rivendicare tutto. Ma per farlo abbiamo bisogno di William Wallace e non di figure che sembrano più dei piccoli Attila… il flagello di Dio!

Lo continuiamo a dire: la situazione è grave ma purtroppo non è seria!

Marco Lefosse


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