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Sanità, regna la confusione. L’ingerenza della politica

di MATTEO LAURIA

massimo-scuraRegna la confusione. I sindaci si sostituiscono ai poteri del commissario, la politica chiede il voto agli elettori promettendo grandi rivoluzioni per poi scaricare su Scura gli impegni non mantenuti, infine il paradosso del ministro Lorenzin  che avvia una verifica sull’operato di un suo uomo di fiducia e  media con il governatore della Calabria. Sono tempi duri per la coerenza. A volte si ha l’impressione che siano saltati tutti gli schemi, senza regole. Una sorta di anarchia istituzionalizzata da un lato a cui fa eco la sete di giustizia delle comunità.
Ed ecco che accade un po’ di tutto: le invasioni di campo, l’ingerenza della politica, l’espropriazione di competenze e funzioni. Viene da chiedersi: nella sanità abbiamo bisogno di tecnocrati o di politici? La via maestra suggerisce che la verità sta nel mezzo. In Calabria e nello Jonio in particolare si stanno consumando atti legittimi sul piano della denuncia e della critica politica, un po’ meno su ruoli e conoscenze. Accade quindi che l’anima populista di alcuni sindaci o di segretari di partito tenda a sostituirsi finanche alle decisioni che spettano a organi preposti. Può un sindaco di una singola città decidere dove allocare la divisione di Medicina, di Ginecologia, di Ostetricia? Può un sindaco stabilire se in una località debba essere riaperto un ospedale e con quali funzioni? Preservando il diritto di critica a ciascuno, una cosa è prendere le distanze da una decisione e non condividerla, altra cosa è volersi sostituire ad organi precostituiti che rispondono a leggi dello Stato. È indubbio che da queste parti è in uso in alcuni amministratori il metodo alla vecchia maniera, ossia soffiare sul vento della polemica nella consapevolezza che ogni cittadino vorrebbe le prestazioni pubbliche sotto casa. Sono quei sindaci che solitamente ragionano di pancia, venendo meno ad attitudini oggi sempre più richieste come la lungimiranza.
Molti amministratori  puntano il dito contro il commissario ad acta Massimo Scura, la cui nomina è di diretta emanazione ministeriale,  a cui è stato assegnato il compito per l’attuazione del Piano di rientro nonché l’incarico  di adottare e attuare i programmi operativi e gli interventi necessari a garantire, in maniera uniforme sul territorio regionale, l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza in condizioni di efficienza, appropriatezza, sicurezza e qualità, nei termini indicati dai tavoli tecnici di verifica, nell’ambito della cornice normativa vigente. Allo stato il commissario Scura è chiamato ad adottare  provvedimenti di riassetto della rete ospedaliera,  di monitoraggio delle procedure per la realizzazione dei nuovi Ospedali secondo quanto previsto dalla normativa vigente e dalla programmazione sanitaria regionale; all’ adozione del provvedimento di riassetto della rete dell’emergenza urgenza secondo quanto previsto dalla normativa vigente; all’adozione del provvedimento di riassetto della rete di assistenza territoriale, in coerenza con quanto specificatamente previsto dal Patto per la salute 2014-2016;  alla razionalizzazione e contenimento della spesa per il personale; alla razionalizzazione e al  contenimento della spesa per l’acquisto di beni e servizi; a interventi sulla spesa farmaceutica convenzionata e ospedaliera al fine di garantire il rispetto dei vigenti tetti di spesa previsti dalla normativa nazionale; alla definizione dei contratti con gli erogatori privati accreditati e dei tetti di spesa delle relative prestazioni; al  completamento del riassetto della rete laboratoristica e di assistenza specialistica ambulatoriale; al tempestivo trasferimento delle risorse destinate al SSR da parte del bilancio regionale. Sono solo alcune competenze di diretta emanazione commissariale. Si può pensare che uno o più sindaci possano o debbano decidere il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera? Chi lo fa è fuori dalle regole e solleva polveroni, venendo meno a quel senso di responsabilità che talvolta può mettere a repentaglio la vita delle persone. Un’equa e razionale redistribuzione delle divisioni ospedaliere in una visione di ospedale spoke non solo è dovuta, ma necessaria in quanto risponde a criteri non solo di economicità, ma anche di efficientismo. Individuare l’area chirurgica a Rossano e l’area Medica a Corigliano, in attesa della realizzazione del nuovo ospedale verso cui si continuano a nutrire forti dubbi circa la concretizzazione dell’opera, risponde a logiche di buona sanità e di buon senso. Perché a Rossano l’attività di emergenza/urgenza? La risposta sta nel differente contesto orografico e logistico delle due realtà ospedaliere. Il “Guido Compagna” diviene di difficile accesso, non ha una postazione di elisoccorso ed è sprovvisto di divisioni emergenziali come ad esempio, una su tutte, la divisione di Rianimazione. Il “Nicola Giannettasio” è in pianura e può contare su un sistema viario facilmente raggiungibile oltre a essere dotato di piattaforma di elisoccorso. L’aspetto più inquietante è che alcuni contrasti vengono sollevati  al fine di alimentare focolai tra le due città in tempi in cui si dovrebbe parlare di fusione.
Pretesti quasi ad orologeria da parte di chi forse, non vuole raggiungere l’obiettivo di trasformare due piccoli centri nella terza città della Calabria.  Se i sindaci hanno da obiettare sul piano di riorganizzazione sanitaria devono seguire l’iter previsto dalla legge: rivolgersi al sindaco di Cosenza Mario Occhiuto (quale comune più grande presiede la conferenza dei sindaci) e chiedere eventualmente la rimozione non del commissario ad acta Scura ma del commissario dell’Asp di Cosenza. Queste sono le procedure, il resto è un modo come un altro per rafforzare il presidente Oliverio in uno scontro con i

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