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Sanità nel baratro, nella Sibaritide un’azienda ospedaliera

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

sanitàPreparare il terreno per il riconoscimento di un’Azienda Ospedaliera nella Sibaritide, quale giusta ricompensa degli scippi perpetrati ai danni di un territorio che oggi ospita la terza città della Calabria, Corigliano-Rossano con i suoi 80mila abitanti. Dopo la soppressione dell’ex Asl n.3, di due ospedali (Cariati e Trebisacce) ed il demansionamento graduale dei presidi di Rossano e di Corigliano è tempo di avviare una seria lotta rivendicazionista a tutela della salute pubblica. L’idea, non nuova, può e deve essere perorata dai sindaci del territorio, da quel che resta della deputazione parlamentare regionale, dalle organizzazioni sindacali, da comitati e movimenti, da partiti e società civile. Occorre autonomia di gestione ma, soprattutto, razionalizzare la spesa pubblica.

Quotidianamente si registra un via-vai da e per Cosenza tra ambulanze ed auto di servizio per l’espletamento di attività amministrativa. Fiumi di denaro che superano ampiamente i costi relativi alle indennità spettanti all’allora direttore generale (Ex Asl). Insomma, anche la scelta di sopprimere l’ex azienda sanitaria si è rivelata un flop. A tutto questo vi è da aggiungere che il pubblico continua a perdere terreno a beneficio del privato. Che al contrario è riuscito a fornire risposte di qualità e, soprattutto, immediate. Non a caso molta utenza ha abbandonato il pubblico per rivolgersi a strutture private. Ma tutto questo sembra non interessare né alla politica né al sindacato né a parte del personale sanitario accomodante e silente.

L’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA CONTINUA A PERDERE FONDI

Oggi, come è purtroppo noto, la sanità si nutre di contabilità: non è vista come un diritto del cittadino, come un servizio che lo Stato deve erogare, ma come un’azienda che guarda solo ed esclusivamente ai numeri. La Calabria è in perdita, il bilancio regionale è assorbito per il 70/80% dalla voce sanità. Tra gli elementi che concorrono allo sfascio: l’emigrazione verso altre realtà extraregionali e, sul versante degli esami diagnostici, la tendenza del cittadino a lasciare il pubblico (a causa delle lunghe code d’attesa) a favore del privato. Fondi che l’amministrazione  pubblica continua a perdere, incurante dei rimedi.

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: soppressioni e demansionamenti. Se si continua di questo passo è a rischio anche il personale sanitario su cui la politica interverrà o mediante provvedimenti di mobilità, o prepensionamenti o trasferimenti.

C’è bisogno di uno scatto di orgoglio rivoluzionario

La sanità pubblica, almeno nella Sibaritide, ha bisogno di una forte rivoluzione e in tempi brevi. Il fermento deve partire tuttavia dalla base, dai cittadini, altrimenti tutto si ferma. Noi tutti dobbiamo smetterla di indignarci sono quando siamo coinvolti direttamente in un episodio di malasanità, è necessario al contrario adoperarsi preventivamente nell’interesse delle comunità. Nei mesi scorsi vi è stata una manifestazione di protesta a Rossano: c’era il sindacato, una parte della politica, qualche movimento, ma mancava la gente. Eppure non era un giorno lavorativo.

Cessiamo con la cultura del piangersi addosso e con l’eccesso di delega alla politica. La sanità pubblica è al collasso: divisioni ospedaliere ridotte a lumicino, prestazioni di scarsa qualità, pronto soccorso nella paralisi. E, l’aspetto non meno importante, è che la sanità pubblica risulta persino più onerosa economicamente rispetto a quanto offre il privato (es.esami diagnostici).

La conferenza dei sindaci presieduta dal futuro sindaco della città unica

Il progetto di fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano può rappresentare un momento di speranza anche in questa direzione. Nel 1994 la Regione Calabria istituì due aziende ospedaliere a Catanzaro (“Pugleise –Ciaccio” e “Mater Domini”), una ciascuna a Cosenza e Reggio Calabria. Oggi la nuova città Corigliano-Rossano, dopo gli scippi subiti, può e deve chiedere il riconoscimento dell’istituto di azienda ospedaliera, anche in chiave di nuovo ospedale ( semmai si farà). Si rende indispensabile, in quest’ottica, una spinta propulsiva di carattere straordinario. Il problema è che anche la conferenza dei sindaci (poteri di indirizzo e di controllo) ha cessato ogni suo ruolo, né i sindaci s’indignano a fronte di cotanta noncuranza.

Eppure svolge funzioni incisive: definisce, nell’ambito della programmazione regionale, le linee di indirizzo per l’impostazione programmatica dell’attività delle aziende sanitarie; esamina il bilancio pluriennale di previsione ed il bilancio di esercizio e rimette alla Giunta regionale le relative osservazioni; verifica l’andamento generale dell’attività e contribuisce alla definizione dei piani programmatici trasmettendo le proprie valutazioni e proposte al direttore generale ed alla Giunta regionale; definisce i criteri e le modalità per l’affidamento alle aziende dei servizi sociali. Con l’istituzione della nuova città di Corigliano-Rossano la presidenza della conferenza dei sindaci sarà presieduta dal futuro sindaco della città unica, in quanto centro demograficamente più popoloso. Chissà, magari tale organismo tornerà ad acquisire il prestigio di un tempo…

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