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Sandrino Fullone: fusione, quali dimensioni dei governi locali

sandrino fullonedi SANDRINO FULLONE

Il titolo dell’articolo si presta ad innumerevoli riflessione e prospettive tutte in campo, di cui, per ora, non intendo discettare. Mi preme al contrario scrivere sul tema più vicino a noi, ovvero della proposta di fusione dei comuni di Corigliano e Rossano. In proposito ritengo che l’argomento, per la sua complessità, deve necessariamente andare oltre i confini in cui è stato sinora relegato se si vuole “veramente” giovare una carta vincente e sostenibile. La proposta di fusione deve parlare a tutta la realtà istituzionale della Sibaritide e ciò impone la costruzione di relazioni istituzionali con la Regione, le associazioni degli enti locali (ANCI-LEGAUTONOMIE-UPI) e l’Università della Calabria.

La proposta rappresenta una sfida per gli amministratori che governano la Regione, chiamata ad assolvere in materia obblighi non più rinviabili. A loro va posta da parte dei Sindaci una domanda secca: quando il sistema delle autonomie locali della Calabria fuoriesce da una sua perenne adolescenza? Come, oggi, sono ridotti i “governatori locali”? Quale la loro incisività politica nel rappresentare gli interessi dei territori a fronte di una perdita progressiva di competitività dei Comuni? Tuttavia, pur dentro questo contesto, la proposta di fusione ha già di per sé rappresentato un aspetto positivo che è quello di aver posto all’attenzione dei Sindaci che governano i Comuni ricadenti nel vasto sistema territoriale della Sibaritide l’ineludibile tema di un suo sviluppo istituzionale armonico.

FUSIONE PUNTO DI ARRIVO NON DI PARTENZA

Contestualmente sottolineo che l’avvio, ovvero le modalità con cui è stato (ancora nebuloso) posto l’obiettivo politico (perché per ora di questo si discute) della fusione non sono confacenti alla complessità di una operazione che al contrario impone delle precondizioni consapevoli dal punto di vista normativo, sociale ed economico. Per essere ancora più chiaro il “traguardo fusione” è un punto di arrivo e non di partenza, è un processo molto delicato perché impegna due Comunità caratterizzate da un tratto identitario storico che va decodificato in tutte le sue dinamiche. Anche in tal senso il dibattito pubblico sul tema della fusione promosso nel mese di luglio dall’Associazione “Mondiversi”, partecipato ed interessante ha introdotto un elemento di novità su cui occorre ritornare.

Infatti il sindaco di Cassano Gianni Papasso ha dichiarato un’apertura di confronto ed una disponibilità piena ad avviare un tavolo concertativo con i Sindaci di Corigliano e Rossano, libero da ogni atteggiamento pregiudiziale e teso a fare della Sibaritide un laboratorio istituzionale tra i più significativi del Mezzogiorno. Allora ritorna l’antico dilemma: che fare? Può essere recuperata una metodologia di approccio incardinata nel nuovo sistema regionale delle autonomie locali (Città metropolitana – aree vaste – associazionismo) che il Consiglio regionale (insieme alle altre regioni a Status ordinario) dovrà licenziare entro quest’anno?

IN CORSO VERE RIVOLUZIONI DESTINATE A CAMBIARE GLI ASSETTI TERRITORIALI

In Calabria il punto di crisi sta nell’assenza della “politica”; nell’attuale fase storica la politica deve necessariamente riprendersi la sua agibilità per conquistare un ruolo forte di contrattazione istituzionale a partire dal ridisegno della rete di rappresentanza e di “governo” regionale e locale. Le nuove municipalità (Unione dei Comuni e fusione tra Comuni) devono essere il luogo di nuove idee, dell’alleanza tra politica e conoscenza, del confronto di esperienze maturate. Tutti dobbiamo essere consapevoli che sono in corso vere “rivoluzioni” destinate a cambiare anche gli assetti territoriali: ciò avverrà in uno scenario globale in cui il “locale” dovrà trovare un suo spazio vitale (rivoluzione digitale, green economy, cambiamenti energetici, nuovi modelli di welfare, demografia, immigrazione, denatalità, spopolamento delle zone interne).

È in questo contesto che va collocata la “provocazione fusione”, sulla quale occorre insistere (si pensi anche alla proposta di ridurre il numero delle regioni, alle prese di posizioni che in materia sono state assunte dall’ANCI e dalla Corte dei Conti sez. autonomie, dalla legge delega sulla riforma della pubblica amministrazione). Aree metropolitane e città medie rappresentano la sfida dei prossimi anni, così come alcuni fenomeni sociali (evoluzione della popolazione e delle classi demografiche), sui quali la ricerca si è soffermata, ci dicono che la debolezza del sistema socio-economico, in parte, è costituita dalla numerosità dei Comuni la cui taglia demografica ridotta non consente lo sfruttamento di economie di scala e di scopo nella produzione di servizi alla popolazione.

ITER NON PUO’ ESSERE IMPROVVISATO

È un obbligo e non una opzione per le classi dirigenti di questa regione (a tutti i livelli) confrontarsi con le nuove sfide che attraversano il governo regionale e locale. È sul percorso intrapreso che occorre ritornare a discutere, a partire dalla iniziativa per la fusione da parte dei Consigli Comunali che deve avvenire rispettando un iter che non può essere improvvisato. Inoltre il procedimento istituzionale di nuovi comuni mediante fusione va regolato con legge regionale che dovrà fissare in primo luogo alcuni presupposti per l’avvio dell’iter (legge 56/2014, comma 144 – articoli 117 e 133 della Costituzione).

Gli stessi progetti di fusione devono essere accompagnati da alcune fondamentali indicazioni. Un iter che si dovrà concludere con una legge-provvedimento (di competenza del Consiglio regionale) che non indicherà norme generali ed astratte bensì specifiche, avente l’obiettivo di regolare la nascita del nuovo comune nato dalla fusione, sapendo che una tappa obbligata del cammino verso la fusione è costituita dalla consultazione delle popolazioni interessate attraverso un referendum consultivo.

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