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San Demetrio e Rossano unite da San Nilo e dai mosaici

di SAMANTHA TARANTINO

S-Maria-del-PatireLa storia unisce ciò che spesso gli uomini separano. In pochi sanno, probabilmente, che Rossano e San Demetrio Corone, comune della fascia collinare che si affaccia sulla piana di Sibari, sono legati da un doppio nodo.
Quello di un patrimonio artistico e storico ancora tutto da valorizzare. Un’altra fondamentale risorsa per quelle istituzioni locali e per i loro rappresentanti politici che devono capire quanto sia utile ricucire e presentarsi in modo unitario al visitatore.
Un legame tra San Nilo, illustre Santo rossanese, l’Abbazia di San Adriano dell’XI secolo con i suoi mosaici e l’Abbazia di Santa Maria del Patire. Lo sfondo è un’epoca florida e ricca per la Calabria, quei secoli che dal X al XII furono fondamentali per il riconoscimento del culto greco accanto al culto latino ed all’avvicendarsi della dominazione bizantina a quella normanna.
Ed è proprio nel X secolo che San Nilo da Rossano nel suo girovagare nei monti del Mercurion, trovò rifugio in una zona dove sorgeva un oratorio dedicato ai santi martiri Adriano e Natalia. Con una piccola comunità di monaci richiamati dalla fama del Santo rossanese, diede vita ad un cenobio e scriptorium in cui testi sacri e classici latini e greci venivano trascritti da mani abili. Uno stile elegante che rese unici i calligrafi della scuola niliana.
Una grande Abbazia che nei 25 anni in cui il santo bizantino vi restò, aumentò d’importanza. Ma è con i Normanni (XII secolo) che il monastero fu sede di archimandrita e di concessioni di poteri e di autonomie territoriali.
Intorno all’Abbazia nacquero piccole comunità satelliti. Fu la meta prescelta di profughi Albanesi in fuga dai Turchi che arrivarono sulle sponde calabresi così numerosi da costituire una parte fondamentale della popolazione, tanto da ottenere il riconoscimento del primo documento storico per una comunità alloglotta (di lingua diversa). Insomma una sede strategica così come fu Santa Maria del Patire.
A rendere preziose le due strutture antiche sono anche i mosaici che decorano i pavimenti. Un unico programma iconografico e stilistico che lega i mosaici della fine del XI e del XII secolo ad una stessa cultura artistica. Quella che trae ispirazione dal mondo classico, greco e romano e che fa dei motivi geometrici (zig-zag, rombi a cubi prospettici e a maglie esagonali) e quelli figurati con fiere selvagge, i soggetti di pavimenti riconoscibili in tutto il Mediterraneo.
Ecco spiegato il perché all’interno dell’Abbazia del Patire e di S. Adriano si ritrovano tappeti musivi che ad esempio si possono ammirare nelle case antiche romane di Ercolano e Pompei, della Focide (Grecia) e nella splendida Abbazia di Montecassino. Le migliaia di turisti che ogni giorno visitano queste attrattive ignorano che a Sud della Campania, per esempio uno stesso soggetto arricchisce un mosaico e racconta un’epoca diversa ed una realtà diversa. Le mani e le epoche di composizione dei mosaici di S. Adriano furono diverse da quelle del Patire (fine XI secolo S. Adriano, fine XII Patire). La chiesa di San Demetrio Corone servì da spunto. L’esigenza però era la stessa, stupire il fedele e manifestare la potenza del re che finanziarono l’opera. I Normanni, il freddo popolo del Nord, abili strateghi, commissionarono moltissime opere. Un patrimonio con uno schema ed un disegno. Basterebbe seguirlo e sarebbe la bussola per un turismo consapevole e sostenibile.

 

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