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Salvini parla alla pancia di Corigliano-Rossano: venti minuti di passione e populismo

 

Venti minuti con un tono sempre acceso. Mai noioso. Solo un paio di pause per ricordare ai contestatori “comunisti” che per loro la pacchia è finita (anche a Corigliano-Rossano). Una serie di questioni: dalla pesca alla giustizia, dai temi dell’accoglienza alla tutela del made in Italy; passando per un “saluto milanista” a Ringhio Gattuso,  per chiudere così sul valore della famiglia, tradizionale e basata su un fondamento imprescindibile: l’uomo e la donna. È Matteo Salvini. Il solito mattatore di piazza, che anche stasera ha tenuto caldissimo il popolo di Corigliano-Rossano che si è riversato, per ascoltarlo, nel centralissimo salotto coriglianese dedicato a Giovanni Paolo II.

Nella terza città della Calabria, Matteo Salvini è arrivato sempre con il Rosario in mano ma non lo ha sventolato, come invece aveva fatto poco prima a Spezzano Sila. E difatti, cambiano gli interlocutori, cambiano i temi e cambia anche il modo di parlare e di approcciarsi al popolo. Con lui, anzi dietro di lui, onnipresente “la Bestia” la grande macchina della comunicazione che ha reso grande Salvini. Un incalzare costante di argomenti, dicevamo, il leader della Lega è partito a parlare dei problemi della pesca e delle stringenti norme UE: «Non mi sembra giusto – ha detto – che oggi è più semplice spacciare la droga in strada che non pescare un tonno perché le leggi europee pongono veti e divieti ovunque».

Poi un passaggio, a “silenziare” i contestatori: «In tanti, nell’accusarmi di razzismo, mi dicono che anche noi italiani, che anche i Calabresi, sono stati un popolo di emigrati. Ebbene sì, ma noi quando andavamo in America e in Germania portavamo lavoro, nessuno ci regalava scarpe, telefonini, sigarette e ci pagava per stare lì in villeggiatura». Un crescendo continuo e, poi, il colpo di fioretto politico a voler cercare (trovandolo) il sostegno della piazza: «Lunedì il parlamento italiano si riunirà per decidere se mandarmi sotto processo o no. Non ho timore. Ma vi pare, però, che un parlamento debba perdere tempo per soddisfare il proprio odio politico verso di me quando milioni di italiani hanno difficoltà ad andare avanti?». E ha aggiunto: «Stiamo girando palmo per palmo la Calabria e l’Emilia Romagna e siamo sicuri di vincere. Perché il 27 mattina porterò personalmente l’avviso di sfratto a Di Maio, Conte e Zingaretti e ci rivedremo in piazza. Perché noi non stiamo in piazza solo in campagna elettorale e poi fuggiamo, noi siamo sempre tra gente e ci mettiamo sempre la faccia».

È lo stile Salvini, quello di parlare alla pancia delle persone e dire loro quello che vogliono sentirsi dire, parlando di cose semplici e nella massima semplicità. E anche a Corigliano-Rossano ha colto nel segno. Figurarsi che la chiusura del comizio, il leader di quello che ad oggi è il partito più votato in Italia l’ha dedicata ad un film che uscirà domani nelle sale “Me contro te”. E lo fa con uno scopo: vestirsi da essere umano per lanciare uno dei messaggi valoriali più forti della Lega, del sovranismo italiano e della destra conservatrice. «Io da padre so che domani è un giorno importante perché mia figlia non vede l’ora di poter vedere questo film. Quanti padri e quante madri ci sono in piazza?» La risposta è uno stuolo infinito di braccia tese. «Bravi! – tuona dal palco di piazza Solotto Matteo Salvini – perché noi siamo per la famiglia tradizionale, quella composta da mamma e papà e ci batteremo sempre perché non ci sia alcun compromesso in tal senso».

Venti minuti, solo venti minuti per riaccendere animi ed entusiasmi in una piazza in cui appena 5 anni fa un comizio della Lega avrebbe richiamato, sì e no, l’attenzione di due passanti ed un gatto. Sono cambiati i tempi e anche i modi della politica, dato che – nello stesso tempo in cui vi stiamo scrivendo –  Matteo Salvini è ancora in piazza a “regalare” selfie, sorrisi e pacche sulle spalle a grandi e piccini.

Il fronte della protesta

Contestazione doveva essere e contestazione è stata. Il nucleo anti Salvini si è ritrovato, oggi 17 gennaio, in Piazza Valdastri, di fronte la stazione ferroviaria di Corigliano. Non sono mancati i video in cui, nel passato, gli esponenti del carroccio avevano denigrato ed apostrofato il meridione. Tanti i manifesti, tanti i colori e un buon numero di persone di ogni età che hanno, civilmente, contestato il leader leghista che poco dopo avrebbe riempito piazza Salotto. Corigliano Rossano non dimentica questo è stato il motto della serata, tra un bella ciao e un comizio accorato. Anche durante l’adunata del numero uno della Lega non hanno fatto mancare il loro colore e il loro dissenso.


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