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Rossano: quella brutta abitudine fatta di cattiverie e pugnalate alle spalle

di SERAFINO CARUSO

A volte ti assale un dubbio: sei tu ad essere sbagliato, nel torto, o sono gli altri? Ma possibile, se è vera la seconda ipotesi, che tutti siano sbagliati? Beh, proprio tutti no, ma buona parte si. Sbagliati in che senso, ci si potrebbe domandare, è vero. Chiariamo subito: non vogliamo giudicare nessuno, anche perché non ne abbiamo né titolo né ambizione. La nostra vuole essere solo una constatazione del modello di società che quì a Rossano (ma anche a Corigliano), finora si è costruito. Allora, cerchiamo di rispondere alla domanda che noi stessi ci poniamo per meglio esplicare il concetto d’apertura: in che senso si è sbagliati, si è nel torto, nel marcio? Quando si oltrepassa la misura del socialmente corretto e del buon senso? Beh, difficile dirlo, ma possiamo provarci.

POSSIAMO ANDARE AVANTI ANCORA CON LA CULTURA DEL “SI DICE”?

Stiamo vivendo in pieno l’epoca del tutto e subito, della quantità a discapito della qualità, del sospetto e della cattiveria gratuita. In un periodo storico, inoltre, che, nella fattispecie a noi più vicina, cioé la nuova grande città Corigliano Rossano, tutto questo potrebbe risultare alquanto rischioso anche ai fini della costruzione di una società votata al progresso, allo sviluppo e alla pace sociale. Dovremmo stare qui a pensare a come cooperare, come agire in sinergia, come affrontare le sfide del presente e del futuro in maniera collettiva e non individualistica. Invece ci ritroviamo a vivere nella società della cattiveria, dei dispetti, delle invidie, delle dicerie. Si può, alle soglie del 2019, andare avanti ancora con i “si dice”? Si può dare credito, anche a livello istituzionale, a meri mentecatti e maldicenti che parlano giusto per il gusto di infangare gli altri solo per invidia e per colpa delle proprie incapacità? Purtroppo nella nostra grande città tutto questo accade giornalmente. E a farne le spese sono coloro i quali sono nell’occhio del ciclone perché magari, dopo aver lavorato una vita, hanno fatto investimenti per sé e per la famiglia. “Ma chissà come ha fatto quello lì a fare tutte queste cose… Chissà quale santo in paradiso ha…”: eccoli i sospetti. Che magari restassero tali. No! Si va oltre: si arriva alle lettere anonime, alle confidenze spregiudicate, alle vigliaccate, alle mail cosiddette senza firma. Il tutto per il sadico gusto di vedere “l’altro” in difficoltà. Senza pensare, però, che chi la cattiveria la fa, prima o poi la riceve. Come il conto in pizzeria.

PRIMA DI GUARDARE LA PAGLIUZZA NELL’OCCHIO DELL’ALTRO, SI GUARDI LA TRAVE NEL PROPRIO…

Alcuni, frustrati da una vita personale di scarso valore sociale e umano, non hanno altro da fare che malignare sugli altri e su chi, grazie a sacrifici e onestà, è andato avanti con sacrifici e impegno. Si può, pertanto, vivere costantemente nell’inganno e nella malignità? Evidentemente per qualcuno la risposta è si, purtroppo. Personaggi che la mattina, prima di uscire di casa, essendo ombra della propria ombra, una guardatina allo specchio non riescono proprio a farsela. Senza alcun imbarazzo continuano a sguazzare nella propria cattiveria e nel proprio stile di vita fondato sulla vagabondaggine e sul far nulla. Se, tutti insieme, non riusciamo a fermare questo cancro tutto localizzato principalmente nel nostro territorio, difficilmente riusciremo a costruire una società sana e forte. Quindi, da qui un appello in primis ai cittadini, ma anche al mondo delle associazioni, dell’imprenditoria, del pubblico impiego, delle forze sociali: contribuire a costruire, con la forza del lavoro, dell’operatività, della caparbietà, dell’onestà, della collaborazione e della cooperazione una città unica forte sotto ogni aspetto. Non ultimo, appunto, quello del non criticare sempre tutto e tutti a ogni costo. Portando avanti una lotta concreta contro la maldicenza e l’inganno. Per una società nuova, forte, permeata sulla cultura del bello e della positività.

Continua…

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