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Rossano: “Precario a spasso e senza un futuro”

Rossano Scalo

Rossano Scalo

ROSSANO – “Io, precario a spasso e senza un futuro”.
Potrebbe sembrare il titolo di un film di Virzì ma non lo è affatto.
E’ il dramma vero di tante persone che in questi giorni stanno affrontando a viso aperto il loro futuro: da ex Lavoratore socialmente utile impegnato nelle scuole per il servizio di pulizia ad ex Lsu a spasso.
Da marzo molti rimarranno senza lavoro perché le gare indette dalla Consip, con offerte sempre più al ribasso, hanno costretto ad una forte riduzione del personale.
Solo nella provincia di Cosenza sono circa 600 – 1300 in tutta la regione – nelle stesse condizioni.
Nella scorsa settimana hanno protestato davanti alla Prefettura urlando il loro dolore per dover tornare a casa ed annunciare alla propria famiglia di aver perso il lavoro. A Rossano, Corigliano ed in tutto l’arco jonico non sono pochi quelli che con quei soldi sostenevano una famiglia.
“Per colpa dello Stato – dice amareggiato un 37enne – che piuttosto di tutelarci, di garantire il lavoro, taglia fondi e ci butta in mezzo ad una strada. Ho due figlie, una di 3 anni e l’altra di 8 mesi. A mia moglie, che fa la casalinga, cosa dovrò andare a raccontargli? Da marzo rimarrò senza stipendio perché la lettera di licenziamento l’ho già ricevuta”.
Il dramma sembra scolpito nel volto di tanti.
Quasi tutti non più giovanissimi, quindi con la possibilità di trovare un altro impiego che si affievolisce sempre di più.
Qualcuno passeggia davanti alla sua scuola, scrutando ogni angolo, dopo aver finito il turno, consapevole che presto, quelle “quattro mura” non rappresenteranno più un posto di lavoro.
Quel dramma vissuto dagli uomini che “tengono famiglia” è uguale, ovviamente, a quello delle donne. Laconica la signora Maria: “Vivo da sola, ho una figlia sposata che abita a Bergamo ma non posso chiederle aiuto. Come camperò adesso? Vado a mangiare a casa del sindaco?”
Un po’ tutti, intanto, si augurano che intervenga la Regione per sanare la vertenza. Magari con la mediazione del prefetto.
“E’ l’unica speranza”, commenta un sindacalista.
l. l.

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