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Rossano: migliaia di persone per i Fuochi di san Marco

Fuoco in piazza san Marco (di Giuseppe Panza)

Un fiume umano ha invaso le strade e le “vinedde” del centro storico di Rossano lo scorso martedì sera in occasione della 182^ edizione dei Fuochi di san Marco. Come sta accadendo da un po’ di anni a questa parte, quest’antica tradizione, che affonda le proprie origini fin al 1836, si sta trasformando in un evento identitario e di massa, capace di coinvolgere i rossanesi e non solo. Tantissimi i fuochi sparsi in tutte le vie principali e le viuzze del borgo antico: da piazza SS. Anargiri a piazza Steri, da piazza san Marco al Bancato, dal Ciglio della Torre a Catiniti, dal “Turùn” al Cozzo, e via via per ogni quartiere del vasto centro storico rossanese. Una ricorrenza, quella dei Fuochi di san Marco, che negli ultimi anni, come dicevamo, ha iniziato ad assumere i caratteri della festa vera e propria. Magari perdendo anche un po’ di quel fascino tutto particolare che possiamo ancora trovare nel “ventre” della parte antica del paese. Dove si accende il fuoco, magari allestendo una bella tavolata con pietanze tipiche rossanesi e invitando un po’ di amici, ma dove si è sempre pronti ad offrire “nu sciannichèdd” ai vari passanti.

I FUOCHI DI SAN MARCO: TRADIZIONE ED EVOLUZIONE DI UN’ANTICA RICORRENZA

Fuoco in piazza Steri (di Domenico Esposito)

I Fuochi di san Marco, infatti, si possono vivere in svariati modi. Fino a un ventennio fa funzionava solo così: le famiglie che facevano il fuoco invitavano parenti e amici o si allestiva un tavolinetto davanti la porta di casa con il fuoco accanto. Si mangiava qualcosina, si arrostiva un po’ di carne o un po’ di pesce alla brace, tanti brindisi augurali e di ringraziamento a san Marco e poi si stava davanti ai tocchi consumati a raccontare aneddoti e fare quattro chiacchiere fino a quando la legna non si consumava tutta o quasi. Oggi, invece, almeno nella parte centrale del borgo e nelle piazze principali, le cose sono radicalmente cambiate: sembra quasi la festa di Ferragosto (storicamente la festa delle feste rossanesi) o forse ancora più affollata, dove si allestiscono mini complessi, si fa musica, si canta, si balla, si vendono panini, vino e birra a volontà. Insomma, una festa vera e propria. E’ anche giusto così, per carità. Ma attenzione perché i Fuochi di san Marco si stanno avviando a perdere quell’originalità di un tempo: la gente passava da un fuoco e veniva invitata (accade ancora adesso, intendiamoci) a bere e mangiare qualcosa: del tutto gratuitamente.

Fuoco in un gafio di un quartiere (di Franco Forte)

L’evoluzione dei Fuochi di san Marco ci sta tutta: le foto sui social, i concorsi per quella più bella, i complessi, le casse, la musica a tutto volume, i panini, la birra e il vino a due euro lo “sciannicheddo”. Ma attenti a non esagerare: dobbiamo attrarre persone da fuori Regione, che apprezzino la genuinità di quella che, comunque, è e deve continuare a rimanere una ricorrenza.

* la foto di copertina è di Giuseppe Panza

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