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Rossano, l’omelia della Festa dell’Achiropita

ACHIROPITA-S.ANGELO-310815 (11)Sono tanti i sentimenti che accompagnano questa celebrazione ad un anno di distanza dai tremendi momenti vissuti per l’alluvione, che stravolse i nostri spazi abitativi ma soprattutto i cuori.

Un brutto incubo, nell’arco di pochi istanti tutto cambiò e la vita di molti, provata duramente, fu messa in pericolo e prostrata dalla distruzione che l’acqua aveva portato con sé.

Oggi siamo qui per render omaggio a Colei che, mediatrice di grazia, ha saputo preservare questo lembo di terra amata da conseguenze luttuose

Nella coltre di tenebre e disperazione vissuta, Lei ha fatto rifulgere la luce della speranza attestando, ancora una volta, la forza salvifica della sua intercessione di Madre.
Sì, lo crediamo dal profondo del cuore: Maria, l’Achiropita, ci ha preservato da conseguenze disastrose, ci ha donato forza e tenacia per rialzarci e continuare a sperare.

In quei giorni convulsi abbiamo ritrovato valori belli e luminosi per la vita di una comunità ecclesiale e civica come la nostra: solidarietà, accoglienza, prossimità, condivisione, donazione di sé.
Senza alcuna fatica i cuori si sono resi disponibili e l’esistenza di ciascuno ha incontrato quella dell’altro.

Oggi come ieri, è questa la luce che dobbiamo trattenere e coltivare per continuare a camminare con determinata convinzione insieme a Cristo.

Ritenerci fortunati o protetti da Maria non deve mettere a riposo la nostra responsabilità a costruire percorsi di rinascita, radicati nella giustizia, nella legalità, nella ricerca di quel bene comune, che esige rinunce da parte di ciascuno, per sposare ciò che più serve e accomuna la vita di tutti.

Venendo alla Parola proclamata in questa liturgia, siamo invitati, oggi come ieri, ad ascoltare il grido di Maria a Cana, sussurrato al cuore di Gesù: “Non hanno più vino”.
Il vino segno messianico della gioia credente sta per terminare sulla tavola e con esso la festa. Dal cuore di Maria sgorga con chiarezza il grido di denuncia.

Esso non traduce il semplice e accorto gesto di una madre premurosa, ma lo sguardo profetico di una Donna ripiena di Dio che guarda oltre e avverte la fine della festa, il termine di un mondo privo di speranza, la conclusione repentina di una convivialità capace di offrire gioia e bellezza alla vita.

“Non hanno più vino” è un invito pressante alla nostra esistenza, spesso addormentata – direbbe il Papa – “sul divano” della superficialità e del qualunquismo, perché si desti, si metta in cammino, si adoperi nel rendere la vita spazio significativo in cui tessere la trama di una comunità cristiana dal volto bello e accogliente.

Miei cari, fratelli e sorelle, il dono ricevuto non può marcire nell’indifferenza dei giorni, ma si deve trasformare in appello di responsabilità; la grazia ricevuta muti in linfa nuova per aderire con fiducia a quanto Maria stessa ci indica: “fate quello che Egli vi dirà”

E Gesù non perde tempo:
“Riempite d’acqua le giare” afferma, indicando le sei giare di pietra che erano là per la purificazione dei Giudei.

È interessante notare come il Signore operi nella nostra vita a partire da ciò che c’è già.
Le giare servite per detergere, purificare, non solo esteriormente ma anche interiormente i Giudei, divengono il luogo dove il miracolo dell’amore si viene a rendere presente.
L’acqua, realtà fragile, povera e significante la nostra umanità si trasforma in vino, trova la sua identità perduta e ravviva il convivio.

Il “vino nuovo” è frutto di un percorso di riconciliazione, di trasformazione, di trasfigurazione che attraversando la miseria della persona la rende capace di sperimentare una nuova vita, un nuovo modo di essere. Ad operare il miracolo è l’amore di Dio, la forza della sua parola che è parola di vita eterna, parola capace di ribaltare l’esistenza.

Anche la prima lettura ci sollecita ad avere il coraggio di un’altra donna, la regina Ester. Lei è prefigurazione della mediazione salvifica di grazia operata da Maria.
Ester si pone con forza dinanzi al potere che vuole schiacciare il suo popolo e la sua vita. Con un amore grande e sincero, per il suo Dio e per i suoi, affronta l’imperatore e denuncia l’ingiustizia perpetrata a danno del popolo d’Israele deportato a Babilonia.

Nelle sue parole e nei suoi gesti rifulge la forza e l’audacia dell’amore che sconfigge la morte, il male.

Ecco miei cari cosa ci chiede oggi la Parola ascoltata: il semplice coraggio di lasciarci plasmare dall’amore di Dio, capace di annientare quelle forze di morte che spesso abitano il nostro vivere, e dare senso, gioia, speranza alla vita dell’umanità.
Essere riflesso del volto d’amore di Dio è l’impegno che ci viene chiesto ogni volta che sperimentiamo la Sua grazia per noi.

Con il battesimo siamo stati redenti e invitati al grande banchetto nuziale di Dio con l’umanità, ma in questo banchetto il vino può terminare. Guerre, violenza, sopraffazione, ingiustizie, brutalità varie, sembrano dettare l’agenda del mondo e ci dicono che il vino della gioia rischia di finire.

Ai piedi della Vergine Santa, imploriamo grazia e misericordia. Riconciliamoci e viviamo la misericordia di Dio che Lei implora per noi. Con Maria mettiamoci in cammino sulle strade della vita e senza paura affrontiamo le difficoltà e le sfide che ci vengono poste; per abbracciare chi è nel bisogno, accarezzando e consolando le ferite di chi è sfiduciato.

Come figli di questa Chiesa benedetta dall’intercessione della Vergine Achiropita lasciamoci inondare dalla misericordia di Dio, unica alluvione salvifica per i nostri giorni.

“Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto”;
perché si conosca sulla terra la sua via,
fra tutte le genti la sua salvezza.

Coraggio figli e fratelli, in alto i nostri cuori e le mani e i piedi protesi verso il mondo.

Buona festa dell’Achiropita a tutti.

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