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Rossano, il Commissario Lombardo riceve via vai sospetto

di MATTEO LAURIA

lombardo-geraciDalla sede comunale un “via vai” sospetto.
Il commissario prefettizio Aldo Lombardo, così come aveva preannunziato, ha avviato una campagna di consultazioni ricevendo varie delegazioni del territorio. Tra queste: sindaci, organizzazioni partitiche e movimenti, singoli cittadini. Ognuno dice la sua.
Il commissario è uno che sa ascoltare, ma sa fare anche “filtro”. È uno che, in breve tempo, è riuscito a farsi un’ampia idea della realtà rossanese, interessi inclusi. Ha un quadro ben preciso circa il da farsi.
Di certo, non si lascerà ingannare da chi, dalla città, ha solo attinto e mai dato.
Rossano, forse più di altri centri, è una città complessa, articolata, per molti aspetti eccessivamente litigiosa.
Dove gli equilibri si modificano e cambiano in un batter d’occhio. E dove gli “interessi” sono come le nuvole: seguono la direzione del vento.
Per il momento, prevale la prudenza, nessuna forzatura.
Si è in una fase di monitoraggio e di ricognizione. Ma si è a buon punto.
Tra le visite istituzionali, oltre a quelle preannunziate con il commissario ad acta alla sanità Massimo Scura e con il numero uno regionale della protezione civile Carlo Tansi, spicca quella con il sindaco di Corigliano Giuseppe Geraci. Tra i due, vi è stato un incontro cordiale, franco, sereno, dove si è argomentato sulle questioni del dissesto idrogeologico, della fusione, di giustizia.
Accade spesso tuttavia di discutere di questioni su cui si è già deciso. Come nel caso della fusione dei due comuni di Corigliano e di Rossano verso la quale Geraci, sin dall’inizio, si è proclamato favorevole ma, ad oggi, il percorso è ancora interrotto proprio nel suo regno.
È stata infatti convocata la conferenza dei capigruppo al fine di portare la pratica in consiglio comunale, ma in molti sono pronti a giurare che l’atto d’impulso non passerà. E se questo dovesse accadere, oltre alla conferma di un eventuale mancato potere contrattuale dello stesso Geraci nei rapporti con la sua coalizione, si consumerebbe un abuso di potere istituzionale di una gravità inaudita.
Sì, perché l’assise civica sottrarrebbe il diritto/dovere al cittadino/elettore di potersi esprimere sul tema.
A Rossano, intanto, si pensa alle amministrative. Lo si fa in maniera disordinata a tal punto da determinare disorientamento. Ampi settori della società civile strizzano l’occhio alla ipotetica candidatura del giudice Sergio Caliò, la cui figura è perorata da strati della politica locale. E non solo.
Dalla Capitale, infatti, si rilevano posizioni in alcune aree di approvazione.
Gli ostacoli invece si rinvengono nelle segreterie dei partiti e hanno origine da chi ha velleità analoghe.
La solita lotta intestina per un posto al sole.
Gli effetti: strategie inutili e perdita di tempo. In questa fase, chi si pone di traverso le sta provando tutte.
Tra le eccezioni prevalenti, si osserva: «Non è un politico». Verrebbe da dire: «E meno male!». Tra battute e provocazioni, oggi più che mai è importante individuare soggetti autorevoli, competenti, preparati e capaci di relazionarsi nei tavoli che contano.
I sindaci e amministratori del passato, salvo rare eccezioni, non hanno dimostrato ciò. Incapaci finanche di giungere a gesti estremi come nel caso di azionare un blocco delle attività nel caso della chiusura del tribunale di Rossano. Bocciati quindi sia sul fronte della diplomazia, sia su quello vertenziale.

Sicuramente la candidatura di Caliò non sarebbe la soluzione di tutti i mali, probabilmente ci saranno soggetti eguali o superiori, ma che almeno si aprisse un dibattito, evitando di mettere in campo azioni oscurantiste, di cui lo stesso Caliò è a conoscenza.
Il tempo passa e le elezioni si avvicinano.
Chi ha da proporre forze alternative lo faccia, ma dia fiato alle trombe. Gli elettori, nello sconforto generale, vogliono sentire programmi e progetti.
E soprattutto hanno bisogno di una iniezione di fiducia.  

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