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Rossano, il calcio che non c’è più

di SERAFINO CARUSO

rossanese-calcioLa notizia è questa: la Rossanese Calcio, dopo svariati anni di partecipazione ai vari campionati dilettantistici calabresi e nazionali, per la prima volta non si è iscritta a nessun campionato.
Una triste realtà. Per tutti. Tifosi e non. Il calcio, da queste parti, ha sempre accompagnato le domeniche pomeriggio di migliaia di tifosi. In oltre un secolo di storia calcistica, Rossano non ha mai conosciuto un momento così tetro e buio. Le responsabilità?
Ci vorrebbe un altro volume come la “Cronistoria” dei compianti Pier Emilio Acri ed Antonio Scorza per raccontarne. Ma ci arriveremo. Intanto il dato di fatto è questo: la Rossanese non disputerà nessun campionato. Dopo anni di tristi campionati e retrocessioni, dopo scellerate gestioni societarie, il risultato non poteva non essere questo. Non ci potevamo illudere. Nella vita tutto torna.
Gli sbagli, prima o poi, si pagano. Rossano, con il calcio ad undici, ha toccato il fondo, crediamo, un po’ in tutti i settori. Un depauperamento esponenziale mai avuto nella millenaria storia cittadina. Ospedale depotenziato; stazioni ferroviarie chiuse e treni a lunga percorrenza cancellati; tribunale chiuso.
Adesso anche la Rossanese. Che segue una scia politica avviata. Eppure, pensate, nella scorsa stagione, in cui la prima squadra ha partecipato al campionato di Promozione, la squadra juniores (i giovani) ha vinto il campionato regionale di categoria, arrivando ad un passo dalle fasi nazionali. Un patrimonio di gran bei talenti, che adesso hanno preso strade diverse. Non si poteva costruire una squadra su un blocco di giovani? Magari puntellata con tre o quattro esperti? I problemi e le scelte societarie non possiamo conoscerli fino in fondo. Ma è chiara una cosa: a Rossano manca chi voglia investire denaro e tempo nel calcio ad undici.
Dopo le brillanti esperienze di fine anni ’70, fine anni ’80 ed inizio anni ’90 (con società che vedevano la partecipazione di buona parte dell’imprenditoria locale), la Rossano calcistica ha conosciuto molte amarezze e poche gioie.  Soddisfazioni arrivate grazie ad una classe imprenditoriale lungimirante che, oltre ad investire nel calcio, ha reso servizi ed opere anche alla città.
La parentesi felice di Carmelo Fedele, con il passaggio dall’Eccellenza alla Serie D a cavallo degli anni duemila. Quella altrettanto felice di Alfonso Guerriero, portando una squadra dalla Promozione alla D, sfiorando la C2 con mister Costantino. Poi di nuovo la discesa. Sprofondando dalla D alla Prima categoria. Un livello bassissimo per una piazza molto rispettata ed ambita come Rossano. Il problema è sempre stato quello degli investimenti.
Eppure il calcio a Rossano ha sempre rivestito un ruolo centrale. Dal vecchio e glorioso “Maria De Rosis” con le epiche sfide con Praia e Silana, allo “Stefano Rizzo”, inaugurato nel 1992. Migliaia di persone allo stadio negli incontri di cartello. Una tifoseria eccezionale. Un settore giovanile sempre ai vertici dilettantistici. Ecco che il calcio, a Rossano, ha sempre rivestito un ruolo sociale. Aggregante.

La partita la domenica, gli allenamenti seguiti da decine di persone, gli impegni delle giovanili. Tutto perso. Tutto travolto da uno tsunami sia di crisi economica, ma soprattutto di crisi morale. Il punto toccato è quello più basso in assoluto. La mancata iscrizione. Ma tutto può essere ripreso, magari con maggiore slancio. Ma due sono le condizioni essenziali, fondamentali affinché si possa ripartire con il piede giusto: serietà della futura eventuale dirigenza e settore giovanile con una struttura dedicata.
Non ci sono altre strade. La serietà è elemento imprescindibile. Per troppi anni nel calcio rossanese sono transitati con poca credibilità. Ecco perché molti imprenditori non si sono più avvicinati. Il puntare su un settore giovanile costruito con tutti i criteri porrebbe le basi per un progetto duraturo e di valorizzazione delle risorse locali.
Puntando anche ad una vera e propria cittadella per il settore cittadino. Un vivaio vero e proprio. Rossano non ha bisogno di menti eccelse che arrivino chissà da dove. Basta solo volontà, ma anche una solida base economica per ripartire. Purché lo si faccia con passione, oculatezza gestionale ed amore verso la propria città.

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5 commenti

  1. Francesco Manfredi

    Non abbiamo praticamente piu’ nulla e qualcuno pensa al calcio… L’ unica cosa che non e’ mai interessata ai rossanesi, il calcio!
    E pensare che a Rossano vi erano i naviganti e gli spensierati…

  2. Romeo Tripodoro

    Bisogna ringraziare il commissario della rossanese!per questo!!!!

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