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Rossano: giustizia, precari costretti al Nord a 350 euro mensili

di MATTEO LAURIA

precari-giustiziaIn precedenti edizioni ci siamo soffermati sugli effetti che sta determinando la chiusura prima e l’accorpamento poi dell’ex tribunale di Rossano. Abbiamo parlato di indotto colpito, di commercianti sull’orlo del fallimento, dello sperpero di denaro pubblico tra realizzazioni di opere (parcheggi a Rossano o ripristino del vecchio tribunale a Castrovillari) viaggi da e per il Pollino, fitti, costi di notifiche, toghe che lasciano la professione per altre attività, la perdita e il declassamento di uffici e servizi (Inps, Agenzia delle entrate, rami di forze dell’ordine, etc). L’elenco è lungo e sconfina in quei tanti posti di lavoro persi grazie agli effetti della riforma della geografia giudiziaria. Al Sud, che di occupazione ha bisogno, cosa fa lo Stato? Sottrae attività impiegatizia. Circa 27 unità lavorative perse in un territorio che non offre alternative. Ancora più grave poi si rivela il comportamento del ministero nei confronti dei precari di giustizia,  i quali sono stati impiegati nell’ufficio di procura e nel tribunale con contratti a termine. Costoro, dopo la soppressione dell’ex palazzo di giustizia sono stati trasferiti a Crotone.
Costretti quindi a viaggiare, spese a loro carico, per una retribuzione di cui diremo da qui a poco.  Il contratto è stato rinnovato con scadenza al 30 novembre del 2016. Ma su di loro pende una mazzata che è tutto dire rispetto ai metodi adottati da uno Stato incosciente, incurante degli effetti che produce sui propri cittadini. Molti dei precari di giustizia a decorrere da gennaio prossimo sono stati spalmati nelle seguenti sedi in tutto il territorio nazionale: Gorizia, Bolzano, Torino, Bari, Taranto, Pavia. Tutto questo a 350euro per 40 ore mensili. E in molti accettano perché sperano in un concorso e poi nell’assunzione ministeriale.  Ora viene da chiedersi: come si può vivere in qualsivoglia posto, soprattutto al Nord, con 350 euro mensili? Cosa si cela dietro determinati atteggiamenti se non  l’implicita vergognosa intenzione di disfarsi di cittadini, prevalentemente sposati con figli, attraverso l’adozione di metodi davvero subdoli? Chi difende questa gente? Altro che Stato di diritto. Viene da chiedersi, talvolta, che ruolo svolgano gli apparati dello Stato, non solo il potere legislativo, ma anche quello giudiziario. In questa terra sono costantemente violati i  principi Costituzionali: diritto a lavoro, alla salute, alla mobilità, alla giustizia, all’istruzione, etc…etc.  A cosa serve una Corte Costituzionale, composta da eminenti figure di prestigio e del sapere, se consente e avalla atteggiamenti che violano ogni principio della Carta cui si fondano norme e  leggi?

Il dramma, oltre alle singole famiglie colpite, riguarda l’intero territorio. L’emigrazione aumenta, si va via anche quando non si hanno  certezze altrove. Tutto questo mentre qui la classe dirigente si rispecchia in se stessa. E’ come se non si avesse contezza di ciò che sta accadendo. All’anagrafe di molti comuni della Sibaritide poco risulta poiché in molti non effettuano il trasferimento di residenza mentre sindaci e amministratori rimangono convinti dei dati forniti dall’Istat o da altre fonti di provenienza burocratica. Ma la realtà dice tutt’altra cosa, ossia, che l’intero comprensorio è sottoposto a un pericoloso processo di desertificazione. E’ da queste consapevolezze che una politica responsabile dovrebbe partire, non certo da  una affannosa e a tratti volgare competizione in vista delle elezioni del 2016. Prevale l’IO, ragioni di gestione di un potere, e poco importa se la gente va via. L’indignazione cresce anche per queste ragioni. E l’astensionismo non è solo un dato di protesta, ma anche legato alla forte migrazione.

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