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Rossano: Fuochi di San Marco tra tradizione e nuove prospettive

di SERAFINO CARUSO

Il fuoco di San Marco a piazza Steri

Il processo di fusione tra le città di Corigliano e Rossano si è da poco avviato e si iniziano a intravedere i primi frutti del lavoro costitutivo svolto dalla triade commissariale Bagnato-Greco-Giordano. Il cammino è ancora lungo, ma siamo sulla buona strada. Intanto vi sono degli eventi da pianificare, come l’estate congiunta, ed eventi ormai prossimi, come i Fuochi di San Marco di Rossano, da pensare con con sguardo rivolto al turismo di massa, ma anche di qualità. Una festa popolare dalle radici molto antiche, risalenti al 1836, quando la sera del 24 aprile in Calabria si verificò un forte terremoto e le persone uscirono fuori di casa rimanendovi per tutta la notte. Faceva freddo e la gente, tra vicoli e viuzze, accese tanti fuochi davanti alle porte per scaldarsi e mangiare qualcosa. Da allora i rossanesi rendono grazie a San Marco (che si festeggia il giorno dopo, il 25 aprile) per aver risparmiato, insieme alla SS. Achiropìta, Rossano dalla potenza devastatrice del sisma.

TRADIZIONE ANTICA CHE HA ASSUNTO UNA DIMENSIONE PIU’ COMMERCIALE

un classico fuoco di San Marco

La tradizione si tramanda da allora, ogni anno, per mantenere vivo il ricordo di quei momenti. Nel tempo, però, l’appuntamento ha assunto i toni della festa vera e propria. Se fino a venti anni fa circa a malapena saliva qualcuno dallo Scalo perché “invitato” a un fuoco con tavolata rionale, da qualche anno i Fuochi di San Marco hanno assunto un ruolo più “commerciale”. Il Comune ha iniziato a patrocinare l’evento ed organizzare piccoli concerti per le strade principali; le attività commerciali, anche dello Scalo e del circondario, allestiscono vari stand tra piazza Steri, san Marco e SS. Anàrgiri. Migliaia di persone si riversano nel centro storico di Rossano: arrivano anche dai paesini vicini. Il borgo antico sembra rivivere i fasti di un tempo, quando i rossanesi abitavano tutti nella parte antica della città e lo Scalo non esisteva neppure.

FUOCHI DI SAN MARCO: SERVE PROMOZIONE, NEL RISPETTO DELLA TRADIZIONE ANTICA

Una tavolata tradizionale con il fuoco sullo sfondo

Non tutti, però, sono d’accordo sulla dimensione più commerciale assunta dai Fuochi di San Marco, in quanto in molti sono più attaccati alla tradizione antica e più genuina del fuocherello nella “vinedda” (la classica viuzza del vicinato). Ognuno, fino a qualche anno fa, nel vicinato preparava qualcosa e si organizzava una tavolata fra due o più famiglie. Poi il sopravvento della festa e, quindi, anche il “fuggi-fuggi”: ovvero, in molti hanno iniziato a preferire la festa e il giro dei vari fuochi allestiti per tutto il centro storico (una cinquantina di fuochi in tutto), quindi chi restava a preparare il tutto? I fuochi più belli sono quelli che si trovano nelle viuzze dei quartieri, con le famiglie. Passi da lì e ti viene offerto il bicchiere di vino con le pietanze tipiche del rossanese: alici scattiate, olive arriganate, trippa e patate, pasta e fave, pasta aglio, olio e peperoncino, melanzane ripiene e a polpette, pasta “chjina” e tanto, tanto altro ancora, oltre a del buon vino casereccio… Quindi, il dilemma è: manteniamo la tradizione intima o vogliamo pubblicizzare ancora di più i Fuochi di San Marco per farla diventare un’attrazione per gente anche di altre province ed altre regioni? Si potrebbe fare una cosa: pianificare una bella promozione a livello interregionale e, perché no, anche internazionale, ma nel rispetto della vecchia tradizione. Aumenterebbe, ne siamo convinti, la richiesta di posti letto per soggiorni prolungati (c’è vicino anche il 1° maggio). Una volta arrivati quì, i turisti inizierebbero a conoscere bellezze, sapori, arte e genuinità di Rossano. Si potrebbe, quindi, innescare un processo di sviluppo turistico dalle proporzioni inimmaginabili. La città unica deve puntare anche su questi aspetti. E’ per questo che bisogna partire da una parola d’ordine: pianificazione.

  • la foto di copertina è di Giuseppe Panza; quella di piazza Steri di Luigi Graziano; la seconda di Jonio Cosentino; la terza tratta da google

 

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