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Rossano, un arresto per favoreggiamento della prostituzione

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Il Commissario della Polizia di Rossano, Giuseppe Massaro

Custodia cautelare in carcere nei confronti di un trentaseienne eseguita dagli uomini della Polizia di Stato del Commissariato di Rossano. I reati contestati sono induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione ed estorsione. Gli uomini della Polizia Giudiziaria del Commissariato di Rossano hanno accertato, a seguito della denuncia della vittima, che l’arrestato, mediante raggiri, minacce e percosse, dapprima ha indotto la donna alla prostituzione e successivamente ne ha sfruttato e favorito l’attività di meretricio. In particolare dal 2007 al 2008 la vittima si era ritrovata costretta ed indotta ad esercitare l’attività di meretricio per saldare il debito contratto per il viaggio in Italia; insieme a un altro soggetto rumeno riconducibile ad alcune famiglie di zingari dimoranti in Romania.

ROSSANO, DONNA COSTRETTA A PROSTITUIRSI CON MINACCE E TERRIBILI VIOLENZE FISICHE

Quest’ultimo l’aveva accompagnata in Italia con la falsa promessa di lavorare come parrucchiera. Poi l’aveva ceduta all’odierno indagato, previo pagamento. La donna oltre ad essere controllata sul posto di lavoro era costretta a consegnare allo sfruttatore i relativi proventi giornalieri. Più volte la vittima aveva tentato di interrompere l’attività di meretrice. Ma l’uomo l’aveva costretta, minacciandola e usandole violenze fisiche. Tali violenze si sono concretizzate nel bruciare una busta per far colare la plastica bollente sul ventre della vittima e nel colpirla con calci e pugni. In un’occasione la malcapitata è stata ferita con un coltello. In altre due occasione è stata costretta ad abortire.

L’arrestato inoltre ha costretto la donna a consegnargli delle somma di denaro; dietro la minaccia di fare del male anche alla figlia che per alcuni anni è rimasta in Romania, contro la volontà della madre, presso i familiari dello sfruttatore. Tale minaccia ha impedito alla donna di denunciare cosa stava succedendo. Lo sfruttamento è continuato fino al 2017. La donna è poi riuscita a ricongiungersi con la figlia. E ha trovato il coraggio di allontanarsi dalla casa dello sfruttatore e denunciarlo.

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