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Rossano, Ernesto Rapani: “A casa mia promettere lavoro si chiama voto di scambio”

COMUNICATO STAMPA

ernesto-rapani-2Si perde il pelo ma non il vizio.
Costumi da prima Repubblica, comportamenti corrotti, modus operandi discutibili. Ecco, una parte della politica, purtroppo, non ha mai perso il vizio, avvezza qual è al malcostume, che spesso coincide con la via più semplice.
Sì, perché conquistare consensi non è di certo cosa facile, anzi. Permeare nelle coscienze delle persone offrendo prima quella percezione positiva che poi diviene certezza, non è roba da tutti. Chi fa politica decide di dedicare il proprio tempo al bene comune, non dimenticando mai che la mission è quella di migliorare la vita dei cittadini.
Bene, spesso ce ne si dimentica troppo in fretta. Spesso si individua l’agone politico come valvola di sfogo ad una insoddisfazione lavorativa o, peggio, ad un lavoro che non c’è. Alcuni si avvicinano alla politica, insomma, con la speranza che divenga un lavoro-non lavoro, un guadagno facile facendo public relation, un esempio che disgraziatamente fin troppo spesso la filmografia italiana ci propina.
Siamo figli, in sostanza, del “1992”, della prima Repubblica, ancora oggi. Quell’Italia scandalo che scalava le fasce sociali a colpi di mazzette e con una corruzione incontenibile divenuta regola, prassi.  Un modello di “vita facile” che, in fondo, non abbiamo mai abbandonato. Anche nel nostro piccolo, nelle nostre comunità.
E’ difficile conquistare la fiducia della gente, del popolo, dell’elettorato, soprattutto in una congiuntura  storica non di certo favorevole alla politica. Perché chi ci ha preceduti in questo nostro Bel Paese marcio e affogato nella corruzione – e non lo dico io ma la cronaca giudiziaria italiana – ha lanciato il messaggio errato: “Sono un politico? Ed allora tutto posso, dall’immunità parlamentare, alla bella vita, dal calpestare la dignità di chi mi ha votato, passando per tutte quelle leggi e leggine emanate per salvare la poltrona fino ad arrivare al paradosso dei tre Governi nominati quando, al contrario, sarebbero dovuti essere “figli” delle urne e della volontà popolare”.
Che esempi offriamo, quindi?
Non sono qui per impartire lezioni o piangermi addosso, né per fare facile retorica, né populismo becero di certo, perché chi è cresciuto come me a pane e università prima, pane e lavoro poi, pane e politica nel frattempo, crede fortissimamente in quella “mission”. Il consenso cercato sporcandoci le mani, facendo, prendendoci cura del nostro territorio: e potrei sfidare chiunque a sostenere il contrario.

Ma quanto sta arrivando alle mio orecchie, purtroppo, mi fa pensare che nulla è cambiato e che la politica viene vista come proprio utile. Da più parti mi segnalano, infatti, che per accaparrarsi i voti, i papabili candidati avrebbero iniziato a “promettere” posti di lavoro, anche ai riempilista. Ebbene, invito i malcapitati a diffidare dai millantatori, dai falsi, dai bugiardi a proprio uso e consumo. Che guarda caso sarebbero sempre rampolli di noti esponenti politici.
Se fossero così bravi – mi verrebbe da chiedere – perché questa pseudo progenie della politica, un posto di lavoro non lo hanno offerto finora? Perché chi è vicino a costoro ha dovuto”fare la valigia”? Promesse e solo promesse, o al massimo un cognome nella lista della spesa al supermercato.
Insomma, si nota proprio che è iniziata la campagna elettorale. E nel peggiore dei modi. Perché a casa mia questo modo di fare, promettere peraltro un DIRITTO, si chiama VOTO DI SCAMBIO.

Ernesto Rapani
Dirigente nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale

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