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Rossano, è balletto dei reparti. Al “N. Giannettasio” si punta sull’urgenza

di ROSSELLA MOLINARI

ospedale-rossanoSembra quasi un “balletto dei reparti” quello al quale si assiste ormai da qualche anno tra i due presidi ospedalieri di Rossano e Corigliano. E mentre non manca chi ancora storce il naso, l’intenzione originaria resta sempre quella di razionalizzare le risorse e incrementare l’efficienza delle prestazioni sanitarie. Tenendo conto di una serie di fattori che di politico dovrebbero, e si sottolinea il condizionale, avere ben poco. O meglio, quel tanto che basta a dettare gli indirizzi generali e a vigilare affinché sia realmente garantito e tutelato il diritto alla salute delle popolazioni amministrate. Un concetto, questo, che oggi, a differenza di qualche anno fa, sembra aver iniziato a recepire l’Amministrazione comunale di Rossano. Un po’ meno, oggi, quella di Corigliano in vista di una eventuale e ulteriore rimodulazione delle Unità operative all’interno dei due ospedali. Ospedali che, lo ricordiamo, si sono visti riconoscere lo status di “Spoke”, divenendo un unico presidio ospedaliero in due stabilimenti.
E già all’epoca ebbe inizio il primo trasferimento dei reparti, nell’ottica di concentrare l’area di emergenza al “Nicola Giannettasio” di Rossano e l’area di elezione al “Guido Compagna” di Corigliano. Nella città ausonica venne inoltre ubicato il punto nascite, unico per l’intera Sibaritide nell’area ricadente nel bacino dell’ex Azienda sanitaria n. 3.
Tra polemiche, levate di scudi e qualche protesta, la “prima riforma” venne attuata e lo spoke Corigliano-Rossano diventò realtà. Non sono mancati, e non mancano tuttora, i disagi legati ad ataviche carenze sul piano infrastrutturale, in termini di risorse umane e, ancora di più, sul fronte dei posti letto (assegnati e attivati) che, soprattutto in alcuni periodi di maggiore morbilità, si rivelano insufficienti a soddisfare le esigenze dell’utenza. Resta, inoltre, la problematica relativa alle distanze, enormi in un territorio così vasto quale la Sibaritide e quasi proibitive nei casi di urgenza in cui la tempistica è essenziale per salvare vite umane.
Di vite, purtroppo, in questi anni se ne sono perse tante, troppe. E spesso, vi sono delle inchieste giudiziarie in atto, anche a causa dei tempi di percorrenza necessari a raggiungere l’ospedale Spoke. Da qui la legittima rivendicazione dell’alto Jonio di veder potenziata la rete dell’emergenza-urgenza che, in realtà, avrebbe bisogno di essere potenziata un po’ ovunque. A cominciare dal centro Spoke, dove a causa della carenza di personale medico e paramedico si registrano i maggiori disagi, ai quali se ne aggiungono altri quando, per via dell’assenza di posti letto, molti pazienti sono costretti a “sostare”, a volte anche per giorni, in Pronto soccorso. Con le criticità maggiori durante il fine settimana, considerato che generalmente in quei giorni le dimissioni dei pazienti non vengono effettuate.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Ad oggi, presso il “Nicola Giannettasio” sono attive le Unità operative di Pronto soccorso e Osservazione breve intensiva (Obi, per i casi che non necessitano di ricovero immediato ma di un periodo di osservazione e di approfondimento diagnostico); Rianimazione; Nefrologia e Dialisi; Cardiologia; Utic (Unità terapia intensiva coronarica); Ortopedia e Traumatologia; Medicina e Lungodegenza; Oncologia (con posti letto in day hospital). Vi sono inoltre ulteriori posti letto multidisciplinari di: Chirurgia, Otorino, Ginecologia, Urologia. Tra i servizi erogati: Laboratorio analisi; Radiologia; Anestesia; Oculistica; Centro Emotrasfusionale.

IL PIANO SCURA

Nella riorganizzazione ospedaliera territoriale prevista dal commissario ad acta Massimo Scura, incaricato dal Ministero ed espressione del Governo centrale, per gli ospedali Spoke con due stabilimenti (quindi sia per Corigliano-Rossano, sia per Paola-Cetraro) si va verso l’accorpamento dell’area chirurgica in un solo presidio, anche al fine di recuperare le risorse umane da concentrare in un unico punto.
Sullo Jonio la scelta ricadrebbe sul presidio di Rossano, che garantirebbe una maggiore recettività in termini di posti letto ed è dotato di un Gruppo operatorio con quattro sale. L’area medica verrebbe invece concentrata presso il presidio “Guido Compagna” di Corigliano, dove sarebbero quindi allocati i reparti di: Medicina; Lungodegenza; Cardiologia; Nefrologia; Oncologia; Oculistica; Neurologia. Al “Nicola Giannettasio” l’area chirurgica, con i reparti di: Chirurgia; Ortopedia e Traumatologia; Ostetricia e Ginecologia; Pediatria; Anestesia e Rianimazione; Utic.

LE POLEMICHE

Contrario a quello che definisce un ulteriore “scippo” il sindaco di Corigliano Giuseppe Geraci, che si oppone al trasferimento delle Unità operative di Chirurgia e Ostretricia-Ginecologia dal “Compagna” al “Giannettasio”. Per il primo cittadino si tratterebbe di un atto «immotivato, pretestuoso e, a dir poco, antieconomico. Smontare e rimontare i blocchi operatori – afferma – i macchinari da Corigliano a Rossano comporterebbe l’interruzione dei servizi e delle prestazioni. Non solo. I lavori di adeguamento che dovrebbero interessare il nosocomio accorpante ostruirebbero, ancor più, lo svolgimento regolare delle prestazioni» con l’impiego di «ingenti risorse economiche che, alla luce della palesata realizzazione dell’Ospedale unico, si rivelerebbero inutili e dannose».
Da qui l’invito di Geraci al sindaco di Rossano Giuseppe Antoniotti a «condividere tali forti preoccupazioni, a farle proprie e a collaborare a far sì che la situazione resti immutata». E la risposta del primo cittadino rossanese non si è fatta attendere: «Facendo tesoro degli errori passati e considerato anche che per volontà del Governo Renzi la riorganizzazione sanitaria calabrese dovrebbe avvenire sulla scorta di una logica più tecnica che politica, mi auguro che non si rimescolino le carte per poi alla fine non cambiare nulla. Se è opportuna la necessità di provvedere alla rimodulazione dei Reparti e delle unità operative del Compagna di Corigliano piuttosto che del Giannettasio di Rossano lo si faccia, ma con criterio! Il dilatarsi dei tempi di realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide non può giustificare il perpetrarsi di questa situazione di precarietà… Nella fase di riorganizzazione serve porre come condizione imprescindibile la sicurezza dei cittadini…Si ragioni per criterio e buonsenso, cercando di mettere in secondo piano tutti gli altri interessi che non siano quelli mirati all’esclusiva tutela della salute degli utenti della Sibaritide».

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